I talent della mostruosità

Chi mi conosce sa quanto io detesti i talent show. Sono tutto ciò che chi ha studiato arte, e magari lo ha fatto a lungo, non vorrebbe mai vedere né vivere. Competizione ed esibizionismo allo stato puro, gare che non prevedono tempi di riflessione, maturazione e azione.
I talent show sono un modo sbagliatissimo per trovare opportunità che si rivelano comunque fuochi di paglia, scritture che durano sei mesi e basta. Giudici di gara che meriterebbero di tornare a studiare anziché puntare il dito su qualcuno, che dovrebbero quantomeno giudicare chi è nel proprio ambito, o altrimenti fare qualche anno di Conservatorio.

Ma se dico così, l’italiano medio, ma anche il giovane professionista, mi aggredisce, inveisce, si offende.
Urla: è l’unica opportunità che abbiamo…
Rispondo:ma tu che cosa ne sai…
Format tutti uguali di mistery box e confessionali dove ognuno parla male dell’altro. Nessuna sorpresa, tutto perfettamente messo in scaletta, come se il bello dello dello spettacolo non fosse proprio nella sua spontaneità, nell’improvvisazione.
Invece, come burattini parlano leggendo cartelli che vengono messi davanti ai loro occhi e l’italiano applaude. S’illude di avere davanti la verità come il concorrente s’illude di trovare visibilità.
L’esempio lampante di quanto questa robaccia non funzioni è stato Nikola Savic.
Chi è?
Ecco.
Appunto.

L’arte non va praticata per arrivare alla notorietà. Per quello basta salire nudi sul Colosseo. Basta farsi l’amante i politica, basta arrivare in tivù.
Chi frequenta l’arte cerca la perfezione. Aggiunge tasselli. Migliora sintassi. Cresce.
Il mito della gioventù a favore dell’esperienza porterà a un impoverimento esponenziale.
Scompariranno gli artisti del circo. I vecchi “gigioni”. La tradizione. Il buon Maestro.

Per cui, se COME MOLTI DI VOI AFFERMANO: soltanto un genitore può capire l’amore per un figlio, allora lasciatemi dire che soltanto un artista può capire il valore dell’arte.
Torniamo a scuola, prima di andare ad esibirci.
Studiamo, prima di decidere chi mettere su un podio.
La tradizione va preservata e la televisione usata. Non guardata.

Agenti letterari

Ora vi racconto un fatto carino, una storiella degna dei giorni nostri, dei tempi in cui ogni italiano pensa di avere una storia degna di essere raccontata e letta e ogni addetto ai lavori un modo per far leva sull’ingenuità altrui.
Lo sappiamo tutti che gli editori non rischiano più, lo sa anche mia nipote di cinque anni, e se non rischiano gli editori che pubblicano ormai soltanto personaggi televisivi e giornalisti, figurarsi gli agenti letterari. L’ultima che si sono inventati per prendere per il culo gli esordienti è ben studiata e potrebbe essere riassunta così: caro imbecille sei così bravo che, se ti scelgo per l’editing, devi anche baciare la terra dove cammino.
Parlo di agenti grossi non di pesciolini.
Insomma funziona così, dopo che hai letto con senso di deferenza le loro invettive sui pessimi scrittori, dopo che quindi ti hanno trattato come una merda senza nemmeno conoscerti, invii la tua bozza -con senso di terrore – che se a loro dovesse piacere udite udite… POTREBBE essere ammessa all’editing -attentissimo per carità- e a cifre esorbitanti (fatto sicuramente dall’assistente dell’assistente, dell’assistente del capo Editor) MA… badate bene MA… l’editing che pagherai non ti garantirà nessun tipo di rappresentanza da parte dell’agenzia. E’ semplicemente un “niente male ora te lo aggiusto io così magari trovi fortuna altrove”.
Mi domando che senso abbia. Quello di scovare talenti o di intascare quattrini?