immortalità

si sa che è questo ciò che spinge tutti a scrivere, la fottuta paura di morire. ed è la stessa cosa che ci spinge a fare figli. calcolando che io figli non ne ho mi resta tanto tempo per scrivere, lo faccio come se non ci fosse un domani, per puro divertimento e piacere.
mi dicono: ah, ma devi assolutamente pubblicare.
infatti pubblico. a novembre ho ben due uscite.

ma il mio metodo è diverso. tanti scrivono e poi si fermano cercando un editore. io scrivo e basta. nel frattempo, una volta al mese -di più mi deprime- faccio la ricerca di case editrici e contatto quelle con un catalogo che potrebbe, almeno a prima vista, ospitare il mio titolo. quelle che hanno ancora qualcosa di umano. insomma. Come l’editore Fernandel, che però come tutti gli altri non risponde, forse perché anche lui può fare a meno della civiltà.

è una ricerca che deprime. lo scontro con la disumanità di chi pensa di avere qualcosa di così importante da offrire da poter sputare in testa a tutti mi disgusta.
faccio lo slalom tra le solite casa editrici e raramente trovo qualcuno onesto, e invio, un editore che non mi chieda di comprare un loro libro prima d’inviare il mio manoscritto, un “do ut des” un po’ ridicolo e tanto da pezzenti.

comunque non aspetto.
come con i maschi non sto lì a sperare nella loro attenzione: se mi vogliono mi prendono, altrimenti preferisco masturbarmi. è più comodo e più appagante.
sperimento di continuo senza aspettarmi niente. forse mi evolvo. perché è scrivendo che s’impara a scrivere. è sempre mostrandosi disinteressate che si conquista l’imbecille di turno.

è la buona cultura che fa giudizio

lo sapete che questo è il mio chiodo fisso, che son disoccupata e di questo mi occupo, che leggo da quando avevo quattro anni e che in assenza di libri ho i miei segni premonitori da cui tirar fuori un buon sottotesto.
comunque ieri sera riflettevo sul fatto che le case editrici si sgraverebbero di un peso enorme, facendo un servizio all’umanità intera, se decidessero per un anno, un solo anno badate bene, di assumere EDITOR esperti che leggano tutti i manoscritti arrivati e compilino schede di valutazione esemplari.

dare un giudizio alle migliaia di pseudo scrittori, tra i quali potrei esserci anch’io è sottinteso, significherebbe togliere di mezzo dubbi, dire in faccia ciò che si pensa vuol dire spazzare via illusioni, demolire aspettative, evitare perdite di tempo, significa ridare idraulici all’acqua, elettricisti alle prese elettriche, manovali alle imprese edili.

Se gli Agenti letterari fossero in grado di fare il proprio mestiere, lo insegnano loro stessi durante gli inutili corsi di Editoria che “basta leggere le prime due pagine, le due pagine in mezzo e le ultime”, potrebbero aiutare tutto il settore.
Così gli Editor, sempre più giovani e inesperti, potrebbero entrare in contatto con la delicatissima realtà della letteratura, che non è fatta soltanto di ciò che piace al pubblico, ma anche di ciò che è innovativo, basti pensare a Gadda che, fosse per i moderni metri di valutazione, sarebbe stato cestinato per direttissima.

dare giudizi significa essere competenti e responsabili.
ma temo che la nostra editoria ne sia leggermente sprovvista.

se parlo di sesso è meglio

anche se, pure in quest’ambito, bisogna ormai mettersi in fila, sgomitare tra veri e presunti e sperare che l’editore non ti chieda di fargli esempi pratici.
poi mi dicono che se scrivo erotico mi etichettano!!! certo, lo so, è ovvio, ma a parte che mi hanno già etichettata, perché devono etichettà tutto, ma poi lo vedi che appena parlo di fica partono like, commenti e applausi?
se scrivo di mio padre, no.
se scrivo di fede nemmeno.

ma anche in quest’ambito è difficile muoversi.
chiedono poco, si accontentano di una storiella rosa con qualche effetto speciale. roba per casalinghe e impiegati in cerca di frasi da 140 caratteri da postare su twitter.
per il BDSM i nostri Editori si accontentano di tacchi e corpetti, niente psicanalisi per carità. lo spanking è il massimo che certi pubblicatori di libri possano concepire.
pertanto stai serena, mamma.
i miei racconti sul “pissing”, saranno al sicuro ancora per un po’. troppo sconci per Editori normali, poco rosa per quelli di letteratura erotica.

una cosa però l’ho capita. e basta dare un’occhiata alle novità editoriali: niente sesso nero ma soltanto amore (siamo cattolici), lieto fine (siamo ottimisti), un pochino di storia contemporanea (siamo colti), e che sia abbordabile dai giovanissimi editor appena usciti dal liceo: sessantotto, seconda guerra mondiale, nonni partigiani e compagna bella, ma una punta proprio senza entrare troppo nel dettaglio altrimenti rischi di risultare anche saccente.
e basta.
la saga familiare?, dipende.
bisogna vedere se durante l’anno ne sono uscite più di trenta.
malattie genetiche o cancro?, con parsimonia. dipende dal numero di decessi.
insomma, fin qui mi hanno detto tante cazzate, a parte le amicizie tutto dipende dalla trama, mai dal cuore che ci metti.

fai un salto fanne un altro… fai la riverenza.

Avete presente gli Editori? Sì, gli Editori… quelli che affermano di andare in cerca di talenti e invece i talenti se li fanno passare dagli Agenti letterari che vogliono 180 euro per prendere in mano la tua bozza e, tenendola a distanza come un calzino sporco, valutarla… (senza prometterti nulla però, cazzo).
…Ecco, direi che certi Editori non andrebbero più contattati né, soprattutto, COMPRATI. Tanto siamo noi “pseudo” scrittori che leggiamo…

Punirei severamente anche gli Editori che non danno indicazioni su “COME INVIARCI UN MANOSCRITTO”.
Poi, e se potessi farlo vestita di latex godrei come una giumenta, farei del male cosmico a chi ci prende per il culo scrivendo che il piano editoriale è fissato fino al 2058. Compagni del cazzo dall’aria frikkettona e che di “compagno” hanno soltanto il vecchio vizio di far lavorare gli amici loro senza mai ammetterlo. (Chissà di chi parlo chissà…).

Non è una questione personale.
La mia scrittura non è abbastanza sciatta da piacere agli editori pop -che di pop non hanno certo gli utili-, né alla Editor che va alla SPA e cerca verità nella lettura: non riesco a concepire una storia senza intreccio né una storia ruffiana che abbia l’infarinatura da romanzo storico ma che poi infili falsi storici e infine le note dell’editor a giustificarli.
Non pubblicherò mai con una casa editrice importante. Scrivo troppe parolacce, mi piace la sodomia e di quello parlo assieme alla psicanalisi che però non va più di moda.
Non è una questione personale.
Siamo nella giungla.
Siamo dei coglioni che provano ad avere successo in un mercato che ha soltanto il 5% di possibili lettori.

Ma comunque non si fa così. Più che scoraggiare gli emergenti si divertono.

Lo Step numero uno dell’EDITORE DI MERDA è di farti sentire un presuntuoso con la paginetta preliminare all’invio del manoscritto nella quale ti da del coglione come tutti gli altri, e impartisce ordini.

Lo Step numero due è quello di differenziarsi dagli altri. Ogni Editore una cosa diversa dall’altro
Chi non vuole la sinossi, chi la vuole romanzata, chi non vuole la biografia, chi la vuole completa, chi ti domanda 30 cartelle del romanzo, chi ne vuole 10 ma devi prima rispondere esattamente alle loro domande, chi addirittura accetta manoscritti dal giorno tale a quell’altro non prima delle 23:00 e non dopo le 24:00. Chi vuole il riassunto di tutti i romanzi che hanno in catalogo… qualcuno ci domanderà di scrivere il prossimo romanzo con la penna infilata immaginate dove…

E tutti zitti.
Tanto la letteratura non ha futuro se non quello di compiacere il pubblico.
Domandatevi, invece, perché non vendete più libri.

Poi, indossate la tutina da padre eterno e venite a giudicare noi.

L’editoria dei poveri

Alberto Castelvecchi mi diceva sempre che un bravo editore è come un parafulmine, un tramite tra autore e pubblico. Un medium. E’ colui che intuisce la domanda e anticipa l’offerta. E’ una persona che prima di tutto ha rispetto per l’autore, comunque scriva e chiunque sia. Che ha naso e sensibilità.
Beh, credo che Alberto parlasse del passato remoto.
Anzi, forse dei primi del secolo scorso.
Perché non è più così.
Ci sono mega gruppi editoriali difficilissimi da raggiungere, oppure minuscoli editori per l’80% con grossi problemi di cassa e di Ego. E’ un mercato ormai selvaggio frequentato per lo più da chi è stato estromesso dal “commercio ufficiale” e cerca di ricavarsi un posto, di grattare fette di pubblico e piccoli consensi. Un mercato condotto da chi ha masticato fiele. Che è arrivato a pubblicare bene ma mai abbastanza e che non vedeva l’ora di ottenere il piccolo potere da esercitare magari durante la festicciola tra trentenni universitari, allungando la mano sulla scrittrice in erba.

Questa è l’editoria di oggi, quella dei grandi padri della letteratura ma soprattutto di chi ha provato a sfondare ovunque, in radio, in cinema in tivù e non ci è riuscito. Da chi vuol fare pagare agli altri i rifiuti che ha ricevuto.
Che è troppo giovane per tirare i remi in barca e decidere di farla finita e troppo vecchio per cercare di essere felice.
Che fa l’editore pubblicando OVVIAMENTE “testi non facilmente inquadrabili nei rigidi settore dell’editoria ufficiale, quella che si trova all’ingresso delle grandi librerie”.

Insomma, questo mi risponde dopo 2 ore e trenta dall’invio del manoscritto.
Ma non lo fa per generosità, non lo fa per gentilezza.
Lo fa per livore, perché come una cretina ho iniziato la mia letterina di presentanzione scrivendogli di aver conosciuto la sua casa editrice grazie al post di un amico.
Lo fa con cattiveria, perché le note di copertina del mio primo romanzo sono state scritte da due Scrittori che stanno sugli scaffali delle grandi librerie.
Lo fa perché gli ho scritto che nonostante il mio fallimento imprenditoriale mi sento una vincitrice.
Lo fa perché, evidentemente, non ha proprio un cazzo da fare.

Ed è esattamente ciò che gli ho risposto.