è il tempo giusto

è il tempo per me di fare silenzio e ascoltarlo, stare da sola, centellinare le parole, sentire l’inutilità della mia esistenza, il peso della mia vacuità, l’insensatezza del mio amore.
per riempire mi devo svuotare, per ottenete forza devo convivere con la sua mancanza.
e poi non potrei sopportare una settimana #social di inutile chiacchiericcio post elezioni comunali.
pur così esile faccio spazio, insomma, mi tolgo di mezzo.

già mi manca la cronaca quotidiana della mia amichetta Sara che su Twitter mostra all’umanità indifferente le sue cosce tornite, e scrive del suo nuovo amore di cui a nessuno importa.
avrò nostalgia anche di S., ragazzo padre trentenne che riempie i pixel di preghiere e moniti, la cui fatica intenerisce e fa sanguinare il cuore.

siamo tutti l’amore inutile di qualcun altro.
abbiamo tutti diritto al nostro amore cocciuto da ricondurre alla ragione.
perché chi l’ha detto che al cuore non si comanda?

tornerò tra pochi giorni benché preferirei montare sulla mia macchina del tempo e sparire per sempre.
casomai cascasse la terra avvisatemi via e mail.

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che cosa è stato di #twitter?

dopo anni dalla mia #deriva http://www.bibolotty.blogspot.it/2012/08/la-deriva-di-twitter.html, qui non è cambiato niente, con l’aggravante che i VIP sono sempre meno reperibili, e le twitstar non più giornalisti e attori e scrittori ma poco originali impiegati della P.A.
sul social dall’uccellino azzurro ho accumulato comunque pochi follower rispetto ai veterani che passano le proprie giornate a digitare, e che allevano assieme all’account principale almeno una dozzina di alias cazzuti pronti a difenderli e pubblicizzarli in giro.

i miei follower, l’80%, sono emeriti sconosciuti, persone che di me non sanno nulla, gente che la curiosità forse non l’ha mai posseduta, rituittatori compulsivi di banalità accessibili.
ora che la massa ha il totale possesso del mezzo, ora che tra gattini e pranzi orrendi su tovaglia quadrettata non è nemmeno più possibile trovare frasi salaci e non copiate, non so quanto convenga perderci tempo.
talvolta riesco a scrivere robetta adatta.
ma giuro, non è facile surclassare la massa.

ricordo un tempo di twitter durante il quale giravano soltanto notizie che nemmeno l’ANSA, e battute originali.
twitter faceva veramente notizia, oggi tutt’al più fa opinione, ed elegge la Leosini a reginetta della TV.
e i nuovi koan che leggo ogni giorno? tentativi mal riusciti di ermetismo,
frasi incomprensibili che rituittate da ragazze discinte con boccuccia (che magari si chiamano Cesare e hanno “il muscolo”) vanno manco fossero Montale.
e le slave?, sempre in prima linea, che non passano mai di moda e ci propinano foto in bianco e nero con la solita donna cagna e sotto l’orrenda poesiola?

e poi ci sono i gruppetti che hanno rovinato tutto, i clan del malaffare di casalinghe disperate che RT soltanto i propri amici.
e poi ci sono gli amici. che prima di comprare il tuo libro vogliono sapere cosa ne pensi delle loro performance erotiche.

il gioco del misero ha vinto.
e noi proviamo a capire se valga la pena restare.

tossici

stamattina leggo: Posso dirvi la mia età, il mio peso e quanti soldi non ho in banca ma non chiedetemi quanto tempo passo qui che mi vergogno.

lei è un’amica, anche intelligente, e per “qui” intende Twitter. e se non c’è il “qui” c’è il “di là” di Feisbuc, o di Istagram, o di WordPress che è ormai a tutti gli effetti un social. l’unico “nonluogo” che non è mai diventato social, pianeta disabitato dell’universo digitale che conta molti account ma non una buona interfaccia utente, è GOOGLE PLUS, per il resto passiamo le nostre ore preziose nell’attesa della gratificazione altrui da almeno tre diversi canali. in questi giorni poi, abbiamo una tale ansia partecipativa, che pare che chiudendo per qualche ora gli account, Hollande possa inviare droni senza la nostra autorizzazione.

non è passato neppure un mese dacché sono tornata e già sono più aggressiva. l’ansia da prestazione è aumentata, l’invidia per i successi altrui (meritati o meno poco importa) mi sta di nuovo rodendo, la brama di raggiungere risultati importanti m’impedisce di trovare un buon finale per il mio ultimo romanzo. ed è così che il risultato mancato diventa frustrazione. e i 300 “like” di quell’imbecille che nell’esistenza analogica sarebbe passato inosservato,  un pungolo fastidioso, la spina di riccio sotto il piede: è colpa della società, della mancanza di meritocrazia, della stupidità delle persone, della banalità e dell’ignoranza che abita questi luoghi.

al contrario che per gli oppiacei, ci diciamo, auto convincendoci, che i social network servono per il lavoro. e se non servono per il lavoro sono importanti perché fanno compagnia. e se non fanno compagnia danno informazioni. e se non danno informazioni mi danno notizie dei miei  cari lontani. c’è chi sostiene di stare sui social per fare studi sociologici.

non ci interessa l’opinione altrui. non a Tizio, che sta per autopubblicare e improvvisamente ti ricontatta, o all’altro che mette like a manetta perché sta per farsi la pagina FAN, o a “X”che tu non lo sapevi ma sta per fare una mostra su Istagram, perché è lì che lui fa il fotografo.

io vado a correre. ogni tanto ricordiamoci di vivere, e che della nostra opinione, il mondo, se ne frega.

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si apprezzano altrui sconfitte

accanto all’enfasi dell’imbecille, lo stato d’animo di chi spera nel domani senza mai sentirsi preso per il culo dall’oggi, metterei anche “la felicità del detrattore”. il brivido incontrollabile, che può trasformarsi in puro piacere, alla notizia della sconfitta di un personaggio che non amiamo, di un “amico” che in fondo ci è sempre stato sul cazzo per quella immeritata collezione di successi. perché l’altrui successo è sempre immeritato. ma in certi casi non tutti i mali vengono per nuocere, o, come predicava il Buddha, non credendo mai sarebbe stato frainteso: il veleno può trasformarsi in medicina, e la recensione negativa su Amazon, essere per noi motivo di felicità pura.

l’invidia è il motore del mondo, non è l’amore a muovere il sole e l’altre stelle. perché come scrive a proposito dei primati lo zoologo Desmond Morris, e delle informazioni che più amano passarsi durante le loro toilette nella giungla, ciò che rimane in mente sono gli aspetti negativi del nostro prossimo, le sue mancanze, le figure di merda di cui sono costellate le esistenze di tutti, i refusi, il pantalone bianco dell’amica bona sporco di mestruo, il famoso unico gol preso dal buon portiere, la serata andata a buca del nostro amico veramente figo. perché di una moglie perfetta in servizio da 20 anni resta in mente quell’unica volta in cui è stata con un altro.

così continuiamo a cercare l’apprezzamento altrui tra persone che come noi stanno a galla nel tentativo di strappare un pezzetto anche minuscolo d’immortalità dall’ampia veste della dea bendata. sui social ci fermiamo, ammirati solo per istante, a leggere i post altrui cercando spunti e idee. alcuni si lanciano in parafrasi fantasiose che non violino il copyright (ammesso sappiano di cosa si tratta), altri invidiano di nascosto, ignorano, altri ancora bannano per risparmiarsi la vista di certe vittorie.

credo sia giusto gioire sempre per il bene dell’altro, ma che sia anche profondamente ingiusto che “l’altro” ottenga sempre un numero sconsiderato di consensi per ogni insulsa puttanata che scrive, e senza aver trovato le parole più giuste per farlo.

vorrei visitare la torre di Jung e magari dormirci

volare in deltaplano, fare il giro del mondo in 80 giorni, sconfiggere la fame nel mondo, non conformarmi mai, mandare in galera i disonesti, dormire in un cottage vicino alle cascate del Niagara come Marilyn nel film; vorrei immergermi per qualche ora nel mio passato e non cambiarne niente. saper sciare come James Bond. poter incontrare mio padre a abbracciarlo ancora. vorrei baciare Gary Cooper, fare da assistente alla regia ad Alfred Hitchcock e ballare con Fred Astaire. vorrei essere un gatto per quarantotto ore sui tetti di Parigi in primavera; un mandorlo fiorito in Giappone. vorrei stare qualche secondo tra le stelle senza pensare all’infinito, vorrei essere il tramonto frettoloso dell’autunno, una foglia che cade, un uccello tra i rami. vorrei incontrare De Sade ed essere contemporaneamente l’amante di Valmont. per una volta soltanto vorrei che mi ascoltaste: io morirò e l’Europa sarà ancora un tentativo fallito. qui, tutto è una presa per il culo.