storie di burini e amore

non so che cosa spinga un essere umano pacifico ad acquistare una moto che fa tanto insensato rumore. perché il rumore è perfino accettabile se serve a scavare strade, a costruire palazzi e ponti. ma per il mio vicino, evidentemente no, e la sua marmitta di merda è il prezzo da pagare per questa estate già inclemente. qualcuno deve averlo convinto fosse il top, lui che martella a tutte le ore come fosse l’unico abitante del paese, il loro cane che abbaia anche ai piccioni, e la moglie che, anziché farlo smettere, abbaia più sguaiatamente del cane.

ma non so di preciso che cosa spinga un cinquantenne anguillarino a montare sulla sua moto, infilarsi il casco, allacciarselo, uscire dal proprio garage e dal cancello a motore spento, tirare su la lampo del chiodo in ecopelle, chiudere il cancello, estrarre lo SmartPhone ultranuovo dalla tasca, chiamare non si sa chi, accendere il marmittone di merda e restare come un coglione davanti al suo cancello, a cinquanta centimetri dal mio curatissimo giardino e dalle gatte, con motore acceso e cellulare all’orecchio.

ieri sera ho urlato. oggi ho sfidato ogni pericolo e sono uscita in pigiama, (un cotone lilla dignitoso), mostrandomi dietro il cannucciato con tazza di caffè in mano e faccia allibita. ma l’idiota non capirà che c’è gente che magari torna dal lavoro alle quattro del mattino. l’idiota vede da sé alla propria marmitta di merda, il resto gravita attorno al proprio rumore, e pensa che alle 08.30 del mattino lui abbia tutto il diritto fare come gli pare, anche far scorreggiare la sua cosmica marmitta mentre la madre gli detta la lista della spesa.

se scrivesse un romanzo (e forse lo ha già in stampa), il nostro burino scriverebbe che l’amore è la cosa più bella che c’è, ed è l’unica che conta, ed è sacrificio. della moglie però, e mio.

umane fregature

per me vale sempre che “ognun dal proprio cuor l’altrui misura”.

quindi, a ogni mia pubblicazione, manco poi uscissi per Mondadori e fossi promessa allo Strega, iniziano a gravitare attorno al mio metro e cinquantotto, e al mio profilo FB, uomini e donne “fregatura”. si avvicinano con like insistenti, manco portassi verità assolute; discutono in mia difesa, se capita; s’introducono tra i messaggi di posta, affermando che la mia prosa val più di quella di milioni di “altri autori osannati dalla critica”; infine, carpiscono la mia attenzione con l’esca più prelibata per una senza santi in paradiso: la conoscenza del famoso Editore e del famosissimo Agente. ma non un’amicizia superficiale, no, la mia fregatura e il personaggio famoso sono sempre amici per la pelle.

l’uomo fregatura mi toccò l’anno scorso. uno che sembrava un assassino seriale e millantò relazioni intime con gente come Franchini e Santachiara. prima mi soffocò di elogi, poi finse di seguirmi nella stesura di un romanzo, proprio Conversazioni sentimentali in metropolitana (in uscita per Castelvecchi), ma sul quale, a parte pochi consigli di cui feci tesoro, non ha mai suggerito correzioni. dopo aver avuto il saldo per il suo “editing”, sparì così com’era arrivato, con tanto di falsi contatti per le agenzie letterarie.

dopo una fregatura, di norma, faccio più controlli. invece quest’anno si è palesata sotto forma di femmina. mi disse di avere più amici nella critica letteraria che capelli in testa. le inviai una copia di Pioggia Dorata, a lei e al critico amico suo, che non scrisse nulla per “motivi di salute”. grazie a lei ho scritto anche un bel racconto che però non ha vinto un cazzo, né lei, nonostante le lunghe email di apprezzamento su Pioggia Dorata, ha mai scritto due merdosissime righe su Amazon, o ANobii, non dico per Satisfaction. infine,  la mia fregatura ha iniziato a palesarsi scrivendo commenti astiosi sotto ogni mio post, manco avesse capito soltanto ieri la mia posizione nei riguardi delle donne.

lo stile di una scrittrice finora sensibile e originale, cade sulla testa degli imbecilli che credono nelle favole. questo, il mio epitaffio.

esercizi di stupro

il Reverendo un giorno mi raccontò di sua figlia, che non trovava marito perché non sapeva cucinare, e che lì da loro puoi divorziare senza pagare uno yen di alimenti se la tua signora è sovrappeso o non corrisponde ai canoni di bellezza stabiliti.

sempre in Giappone, noto paese di tradizione maschilista e patria del sesso estremo, le donne che fanno carriera sono chiamate “mogli diavole” appellativo che ne induce tante, pena la ghettizzazione sociale e familiare, a rinunciare alla scalata manageriale per restare a casa con i figli.

e se in Italia c’è un basso tasso di nascite, la vendita di pannoloni per anziani in Giappone è maggiore di quella per neonati. il 70% dei celibi e delle nubili, dai 18 ai 35 anni, non ha rapporti sessuali neppure occasionali. le coppie sposate si concedono raramente al sesso, ma meno di una volta la settimana. il paese de L’Impero dei sensi e Tokyo decadence, preferisce lasciarsi irretire dalla bambole, adolescenti stile Manga sempre disponibili e acquistabili presso anonimi distributori automatici nel quartiere di Akihabara. donne surrogato che offrono dedizione, discrezione, e una gamma straordinaria di espressioni.

e mentre i giapponesi si esercitano sulle bambole, la True Companion crea le sex robot frigide, come la mora Wild Wendydal carattere riservato e timido, che si nega così bene da indurre l’uomo a stuprarla. e sebbene qualcuno abbia sollevato il dubbio che la bambola possa istigare alla violenza di genere, la produzione, vista probabilmente la grande richiesta, non si ferma. perché è importante che dica “no”, che resista, perché la voglia torni.

sexyrobot

qui in Italia, invece, come sempre ci si porta avanti da soli, e i maschi nostrani, tra un selfie e l’altro e unappuntamento dall’estetista per l’epilazione completa, si esercitano allo stupro di gruppo  su ragazze vere e non consenzienti.

cara Durex

la pubblicità, apparsa su Cosmopolitan, dice questo: “Provalo! Mentre gli fai un blow job, applica alcune gocce di questo lubrificante sul clitoride e masturbati. Vedrai ragazza, vedrai!“.

cara Durex, iniziamo dalle basi.

capisco che “pompino” possa avere un impatto più forte sul papà che entra in stanza e trova tale rivista della figliola sulla scrivania, tra il Rocci e lo Zingarelli, o che faccia più tendenza sulla signora che la sfoglia in treno leccandosi i polpastrelli, ma non è che con blow job facciamo la figura delle collegiali, quindi, bando alle ipocrisie e fai applicare i tuoi pubblicitari nella ricerca di figure retoriche più efficaci. infine sono stufa di tutti questi anglicismi.

per anni ho scritto anch’io “clitoride” al maschile. e anche i vocabolari danno le due versioni come corrette, (perché così è), nonché le migliaia di articoli che si trovano oggi in rete e spiegano minuziosamente alle ragazze come procurarsi piacere da sole, da Donna Moderna al Corriere con il video in 3d. ma ci sono diverse ragioni ideologiche per le quali clitoride andrebbe al femminile. la prima, come mi suggerì anche la scrittrice Sandra Petrignani,  è che l’organo erettile in questione appartiene alla donna, e secondo le ultime ricerche sarebbe anche l’unico responsabile del nostro piacere, poi perché “infibulazione”, l’orrenda mutilazione di cui è oggetto da secoli la clitoride, è femminile e deriva da “fibula”, ossia “spilla”, infine perché Clitus era sì il nome di diversi Re macedoni, ma anche della donna di Poseidone, la dea Clito, peraltro madre di dieci figli tra i quali Atlante.

e infine basta con questa storia del fare tutto da sole. secondo te, caro pubblicitario, mentre gli facciamo un buon lavoro di bocca, che già costa fatica e impegno, dovremmo anche pensare al nostro godimento: e certo, servizio completo come da secoli. ma a parte che noi ragazze certi giochetti li impariamo tra amiche, se tanto mi dà tanto a questo punto potremmo utilizzare il flacone tutto da sole, vista la forma dell’erogatore di lubrificante non vedo perché impiegare un maschio per il nostro piacere, e dover anche discutere, prima ovviamente, su quale film andare a vedere o su dove mangiare la pizza.lubrificante

cara Durex, perché se il lubrificante è maschio l’azienda è femmina, come direbbe il buon Amleto a Ofelia in opera porno: dio ci ha dato la saliva e noi dovremmo usare il lubrificante?

ah, dimenticavo: il preservativo, però, usiamolo sempre.