anche io

un mese fa, ero in metropolitana, a un certo punto si aprono le porte per far salire e scendere i viaggiatori, poi si richiudono ma il treno non si muove e sento del trambusto. si apre un varco e le vedo, proprio tre, come le sorelle del terribile rogo di Centocelle, l’hashtag ancora in classifica twitter. sedute sui sedili, non un viaggiatore accanto a loro, anzi, le tengono in ostaggio perché non si muovano fino all’arrivo di tre militari così giovani e belli che potrebbero essere i loro fidanzati.

non le possiamo toccare, dicono, dobbiamo farle scendere dal convoglio ma senza toccarle. e la gente parlotta: dai, è assurdo, queste non dovrebbero circolare sui mezzi pubblici e le forze dell’ordine dovrebbero poterle mandare via. i viaggiatori controllano nei propri zaini e nelle borse che non manchi nulla, lo faccio anch’io. intanto le tre ragazze aspettano pazientemente, una si toglie dalle unghie ciò che rimane dello smalto, le altre due si dicono qualcosa all’orecchio e ridono.

ma che hanno fatto?, domando. niente, mi dice una donna. ma potrebbero. ah, ecco perché i militari non devono toccarle, perché non hanno fatto niente, perché questa è un’azione preventiva, un processo alle intenzioni, perché qualcuno ha avuto un sospetto. e le hanno fatte scendere dal treno, così che tutti viaggiassimo tranquilli, anche quelli che in questi giorni hanno digitato frasi antirazziste su twitter.

anche io, che non viaggio mai di notte da sola sul treno regionale.

 

 

 

cronaca nera

a casa mia la cronaca nera era tabù. perciò mia nonna, quella in tailleur Chanel profumata Dior ed educata in Collegio svizzero, andava spesso dal parrucchiere. mio padre una volta fece una scenata di quelle domenicali, piene di pathos per il folto pubblico di parenti in sala, per averle trovato un numero di “Cronaca Vera” nella capace borsa Vuitton. in realtà, nonna comprava abitualmente quelle riviste, talvolta pregava me di arrivare fino alla fine dell’isolato, da Gino il giornalaio, raddoppiando, per il mio silenzio, la mia paghetta settimanale. Ti fa male!, mamma!, le diceva papà esasperato. Che poi pensi soltanto a quello!, e la notte non dormi per la paura che l’uomo ragno si cali dal tetto. Dammi retta, mamma, leggiti un bel romanzo.

e qualche giorno fa, seguendo le abbondanti tracce del pettegolezzo, mi sono imbattuta in un video della ragazza di Messina, in un suo momento drammatico e privatissimo rubato da un TG. mi sono domandata se il giornalista avesse fatto bene a renderci testimoni di un fatto così intimo, e mi sono risposta che poiché le regole del buon gusto non reggono davanti al dovere di cronaca, non rimane che affidarsi alla scelta personale, perché si può scegliere di non ascoltare fino in fondo la tragedia in atto e mettere in stop il video (che ovviamente non linkerò qui); fin troppo agghiaccianti le urla della vittima in stress post traumatico, e al centro dell’attenzione mediatica, per aggiungerci la mano inizialmente malferma dell’operatore TV sul corridoio dell’ospedale, che già di suo, giacché non siamo in Svezia, fa un certo orrore, e i silenzi carichi di enfasi, i borbottii scomposti nella stanza della ragazza, l’astio.

Bravo Fiorello. basta con questo gossip tragico per casalinghe e disoccupati. basta con la televisione, con i programmi trash sulla chirurgia estetica, sulle malattie imbarazzanti, sugli angeli della morte. perché ci fa male. e se non si può proibire al Grande Fratello di ottemperare al proprio mandato, mi armo io di responsabilità e cambio canale, e metto in stop il video e Ylenia, sua madre e Barbara d’Urso, che credo di non aver mai visto se non su Blob,  o sul settimanale di gossip dal parrucchiere, una delle rare volte che non avevo con me un libro. se la curiosità è la nostra unica salvezza, il desiderio di innalzarci rovistando nella miseria altrui è perversione.

revenge porn

questo maledetto 2.0 permette che tale @Lords**** possa chiamare me, una sconosciuta, “cretinetta”, soltanto perché ho rituittato il suo giudizio moralista sulla ragazza : “condividi con 5 tipi cose intime e poi è colpa dei commenti del tutto leciti, chi è causa del su mal pianga se stesso” .  il web era utile quando era frequentato da una elite, quando forniva notizie affidabili prima dell’ANSA. perché è cool se appartiene a pochi, anche la letteratura, alla fine, e pazienza per i guadagni.

si chiama revenge porn, invece, la pratica degli omminicchi di mettere on line video intimi delle ex a mo’ di scherno e di vendetta (http://napoli.fanpage.it/la-storia-di-tiziana-cantone-e-di-stai-facendo-un-video-bravo/. negli anni ’80  non era diverso, bastava si facesse sesso con uno del gruppo che tutti pretendevano lo stesso, e guai a negarlo, pena essere chiamata puttana a vita, cosa che per altro facevano comunque, bastava fossi carina o disinibita e finivi nei giri di stupro collettivo. e in provincia è un attimo. sempre a Bari, molti anni fa, alcune mie amiche furono riprese mentre facevano sesso e poi costrette a prostituirsi dagli stessi coetanei, ragazze di ottima famiglia, come recitavano i giornali allora, e oggi a proposito di Tiziana.

l’effetto Streisand, invece, è il polverone creato dall’avvocato della ragazza quando ha ottenuto la rimozione dei video dal web in un momento in cui erano richiestissimi (perché ai gretti piace guardare dal buco della serratura), creando così una sorta di moltiplicazione involontaria del materiale. e se l’avvocato ha fatto comunque il possibile per aiutarla, i giudici in rete si moltiplicano anche oggi di ora in ora, come le pagine FB di condanna e scherno della ragazza ormai suicida. sparare sulla crocerossa. accanirsi sulla vittima ormai a terra.

filmini ne girano a milioni. ho un amico che filma ogni flirt a insaputa del flirt, e potrebbe un giorno impazzire e decidere di metterli in rete, o di ricattarle. ogni imbecille con un dispositivo i mano può in definitiva rovinarci la vita. ma ciò che mi risulta sempre meno comprensibile, è questo popolo del web scanzonato solo di facciata, che dice di leggere de Sade ma non sa neppure chi fosse, e solo perché fa figo, che posta di continuo tette e culi, propri o altrui millantando un’apparente libertà di costumi che nasconde una grettezza e un moralismo che puzzano di sagrestia di un paese dell’Aspromonte negli anni cinquanta. e poi la condanna verso la vittima. come se certa gentaglia riuscisse a innalzarsi non grazie alla propria forza, ma alla sconfitta degli altri.

Tiziana ha provato  a protestare, altre si sono suicidate prima, dopo essersi difese non soltanto dalla violenza fisica, ma anche dalla potente arma del ricatto e dell’umiliazione che, ora come allora, sembra colpire soltanto noi donne.

la bambina di Melito non merita sdegno?

tra i suoi stupratori c’è il figlio di un esponente di spicco della locale ‘ndragheta, poi c’è il figlio di un maresciallo dell’esercito, il terzo è fratello di un poliziotto, il quale, intercettato, gli avrebbe pure suggerito di starsene zitto. i particolari agghiaccianti sono tutti qui, per chi ancora non fosse al corrente dell’orribile vicenda http://www.lastampa.it/2016/09/11/italia/cronache/se-l-andata-a-cercare-il-paese-volta-le-spalle-alla-ragazzina-violentata-zzOxJ18IlHQP1vHsG4HDOO/pagina.html .

rettifica: gli stupratori sarebbero nove, qui http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/12/melito-di-porto-salvo-ragazzina-di-13-anni-violentata-dal-branco-la-madre-sapeva-tutto-ma-ha-taciuto/3028375/un articolo de Il Fatto con le ultime notizie sul branco. lascio il mio pezzo invariato.

gli stupratori quindi l’hanno prelevata da scuola per tre ani di seguito per condurla in un paio di luoghi in campagna, dove, a turno, se la facevano. vi turba, vero? no, dico il termine “farsela”, vi turba?, perché ho la sensazione che così parlassero, i tre, quando Davide, quello che piccola pensava ingenuamente fosse il suo fidanzato, forse per dargli un po’ di umanità e non morire di vergogna, la costringeva in terra sulla copertina rosa  e l’aiutava ad abbassarsi i pantaloni, di nuovo, perché l’amico suo potesse fare lo stesso su di lei, la stessa cosa che avevano appena fatto gli altri due. tredici anni e tre anni di violenze continuate. ci pensate? o eravate troppo impegnati a guardare la domenica calcistica, a perseguitare la Raggi e a scrivere frasi ficcanti per la commemorazione dell’11 settembre?

a me turba che nel 2016 in Italia ci si ribelli a comando, quando si rischia un retweet per una frase giusta sull’hashtag #noviolenzasulledonne, o per sciovinismo, per una vignetta che un giornale satirico ormai in decadenza ha pubblicato per far parlare di sé; ci si sdegna per il #burchini che fa tanto gente che ragiona, ma non per una ragazzina VIVA E VEGETA ormai segnata a vita dalla disumanità, e inoltre accusata dalla gente, e dal prete, e dalla maggioranza delle donne di Melito di essere una ragazza “movimentata” e di essersela cercata. a me disturba che si sia insinuato fosse una che si divertiva a pagamento, e che della manifestazione in sua difesa ci fossero solo 400 persone su 14.000 residenti.

e mi disturba che la bambina di Melito, un metro e cinquanta per quaranta chili, trattenuta per i polsi e penetrata per tre anni da tre adulti, e schiaffeggiata e picchiata e soffocata, non stata difesa dal democratico popolo del web, al quale io, che siedo da anni dalla parte sbagliata perché Brecht  un po’ l’ho letto, non ho mai creduto. bravi, ma oggi, quando twitterete #primogiornodiscuola ricordatevi che, per alcune di noi, che hanno aguzzini ad aspettarle e non genitori, la scuola può essere un incubo.

#PantyChallenge

se in Italia blasonati critici storcono il naso al pensiero di recensire racconti sulla dilagante moda del pissing, parlo ovviamente del mio innocentissimo #PioggiaDorata (http://www.anobii.com/books/Pioggia_dorata/9788890973161/01feae04956cff7a2d), e se in Giappone si pagano dai 1.000 ai 3.000 yen per un paio di slip macchiati di umori adolescenti, acquistabili da attempati impiegati in cerca di ghiottonerie fetish in appositi negozi e distributori automatici al centro delle grandi città, in U.S.A. gli Stati Uniti per la diffusione di tutte le minchiate, compresa la bomba H, le gomme da masticare e i derivati tossici, è esplosa la moda di fotografarsi gli slip mentre si è in bagno a fare la pipì, e dimostrare ai propri follower la propria salute , ossia di non essere affetti da candidosi né altre malattie trasmissibili sessualmente.

e così dalla faccenda traggo alcuni spunti. intanto che l’uso del preservativo è sicuramente sempre meno diffuso, poi che la moda riguarda soltanto le fanciulle, come camminare su tacco 12 e avere l’inguine perfettamente depilato anche d’inverno. Anche perché, a prescindere dal fatto che già sappiamo quante disgustose sorprese si possano trovare su un paio di slip di maschio adolescente, è sempre e soltanto la donna che deve mostrarsi in vetrina, lei che deve farsi scegliere dal manipolo di follower dotati di ormoni maschili e che tra un po’ dovrà anche pagarli, i maschi, in numero sempre minore, sempre più impauriti e fragili. e soprattutto, da questa ridicola (volgare) moda statunitense, intuisco che ai moderni portatori di pisello, al contrario di certi feticisti DOC dagli occhi a mandorla, non piace l’afrore della femmina, quello sessuale, insomma, quello che la buonanima del Marchese cercava tra i pizzi a riprova del proprio indiscutibile fascino di seduttore. che i giovani cercano il sesso pulito, privo di peli e odori, direi sterile.

la moda del #PantyChallenge non è ancora esplosa a eurolandia, dove al primo posto spiccano ancora insulti tra donne, culi, tette, e selfie con boccuccia, ma non so perché sento che le nostre twitstar machiste saranno presto fiere di mostrare la pulizia del proprio slip al pubblico italiano in cerca di minchionerie di cui chiacchierare.