anche io

un mese fa, ero in metropolitana, a un certo punto si aprono le porte per far salire e scendere i viaggiatori, poi si richiudono ma il treno non si muove e sento del trambusto. si apre un varco e le vedo, proprio tre, come le sorelle del terribile rogo di Centocelle, l’hashtag ancora in classifica twitter. sedute sui sedili, non un viaggiatore accanto a loro, anzi, le tengono in ostaggio perché non si muovano fino all’arrivo di tre militari così giovani e belli che potrebbero essere i loro fidanzati.

non le possiamo toccare, dicono, dobbiamo farle scendere dal convoglio ma senza toccarle. e la gente parlotta: dai, è assurdo, queste non dovrebbero circolare sui mezzi pubblici e le forze dell’ordine dovrebbero poterle mandare via. i viaggiatori controllano nei propri zaini e nelle borse che non manchi nulla, lo faccio anch’io. intanto le tre ragazze aspettano pazientemente, una si toglie dalle unghie ciò che rimane dello smalto, le altre due si dicono qualcosa all’orecchio e ridono.

ma che hanno fatto?, domando. niente, mi dice una donna. ma potrebbero. ah, ecco perché i militari non devono toccarle, perché non hanno fatto niente, perché questa è un’azione preventiva, un processo alle intenzioni, perché qualcuno ha avuto un sospetto. e le hanno fatte scendere dal treno, così che tutti viaggiassimo tranquilli, anche quelli che in questi giorni hanno digitato frasi antirazziste su twitter.

anche io, che non viaggio mai di notte da sola sul treno regionale.

 

 

 

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asfissia intellettuale

non posso giustificare che nel 2017 ci sia ancora chi pensi all’hashish come a una sostanza che dà dipendenza. perfino il commissario Schiavone si fa le canne.

la mancanza di cultura, oggi, che sia scientifica o letteraria, è una questione di comodo: fai prima a domandare a me cosa vuol dire “ossimoro” piuttosto che cercarlo da solo, perché è più importante guadagnare follower su twitter facendo battute idiote scopiazzate in giro, piuttosto che essere portatore sano di buona sintassi. è più facile impedire il cammino di una legge ferma da anni come quella sulla Liberalizzazione della CANNABIS, contestata e discussa, cancellata e riscritta, facendo dichiarazioni mendaci in TV, piuttosto che informarti. 

l’ignoranza, l’incompetenza, non è dovuta oggi alla mancanza di mezzi, ma a uno strano e insopportabile orgoglio populista; tu sei giustificato a non sapere ed io devo anche stare zitto e leggere le cazzate che scrivi. io direi invece che se non sai, eviti di parlare e basta, e magari ascolti. ci sono vecchi che non sono saggi, neonati che non sono belli e pareri che non sono richiesti. se sei ignorante oggi hai gli strumenti per sapere, se continui a non farlo è perché sei pigro, quindi stupido. il mio dovere, pertanto, è comunque quello di avvertirti, non posso lasciarti libero di spandere imbecillità in giro.

i romanzi?, quelli fuori copyright li scarichi gratis si Internet, gli altri li trovi ai mercatini a un euro; due settimane fa ho comprato dieci BUR tascabili con copertina in pelle rossa a 1 euro; l’opera omnia di Gary, invece, l’ho comprata a rate in libreria, perché 14,00 euro al mese, giacché li spendi per parrucchiere, estetista, cinema, cellulare, birre e intimissimi, li puoi anche tirare fuori per un cazzo di libro. ed esistono anche luoghi chiamati BIBLIOTECHE.

 

 

morire per pochi grammi di fumo

I tossici sono sempre un po’ filosofi. I tossici rimangono per sempre tossici, soprattutto quando passano la vita a non ricaderci” (Il Pusher, Porn to be alive. 80144 Edizioni)

perdonatemi se inizio con una autocitazione, ma se non ve foste accorti questo è il mio diario, per questo sono n’anticchia auto referenziale; non scrivo per il Fatto Quotidiano né ho l’onore di essere una blogger dell’Huffington, e questo blog s’intitola in modo inequivocabile, quindi, viva dio, scrivo ciò che mi pare.

erano gli anni ’80. a Bari ci si faceva di brutto, per lo più eroina. roba come anfetamine e Roipnol erano nelle tasche di tutti, anche nelle mie che avevo 14 anni. i miei erano genitori democratici, preferivano indicarmi la strada e farmi sentire in colpa se sbagliavo, ma non mi proibivano nulla. a parte, forse, che mi chiudessi in cameretta con un ragazzo.
io ero un ordigno inesploso, seducevo qualunque uomo avessi a tiro, fosse pure l’orrido prof di matematica con i denti gialli e la cravatta marrone. rubavo, scappavo di casa per settimane, prendevo dieci in italiano e zero in matematica, come Romain Gary, il mio scrittore preferito. ero una da collegio, o da sculacciate, ma mio padre preferiva educarmi a forza di ragione che con il nervo di bue, purtroppo per la mia indole masochista.

così, un giorno chiamò me e mia sorella in serra. vivevamo in campagna, mio padre aveva un grande vivaio e il pollice verde.
«Ecco che cosa vi ho regalato quest’anno», ci disse mostrandoci con fierezza una gigantesca pianta di cannabis, profumata, piena d’inflorescenze benefiche, così rigogliosa da restare a bocca aperta.
«Sarà vostra se accetterete un accordo», conciliante, con la sua “r” francese dolcissima, prendendomi con due dita per la nuca, pronto a stringere mortalmente casomai avessi protestato.
«Io ve la razionerò, voi non andrete mai più a comprarne dagli spacciatori, io la distruggerò casomai ne rubaste anche solo un grammo o ne parlerete in giro».

non siamo mai passate alle coca o all’eroina. mia sorella non fuma quella roba da almeno 30 anni, io sono orgogliosa di farmene qualcuna la sera, per scrivere o fare l’amore. i miei ex di allora: magistrati, medici, psicanalisti, musicisti, fumano tutti ancora oggi sebbene padri e mariti; sì, la sera, anziché alcolici si fanno un paio di canne.

Indegno di un paese civile costringere una signora a cercare roba illegale in zone oscure, piuttosto che concederle di acquistarla in modo regolare. Pagando anche l’IVA“. Indegno che un Paese civile induca un ragazzo di sedici anni al suicidio per pochi grammi. ci vuole una legge, e subito.

Qui, Pioggia Dorata 

reprimenda del venerdì

quindi, se a quest’ora sei qui a leggermi non sei ancora al primo sorso, quello serio, intendo, che dà inizio alla baldoria. ma se è vero che si rimane alcolisti per sempre, è anche vero che ogni giorno è quello buono per smettere, e anche quello dopo, e che fallire una volta non significa che un giorno non ce la faremo a rimanere sobri e felici.

la difficoltà di smettere sta nel fatto che se ti fai una birra doppio malto in un bar non è come se ti rollassi una canna, sebbene l’effetto sia all’incirca lo stesso, soprattutto se sei abituato a bere a stomaco vuoto. la difficoltà è che come già scritto qui  bere è abitudine comune, e rifiutare un bicchiere equivale a essere strani, un po’ fuori fase, a dichiarare la propria debolezza, l’incapacità a essere equilibrati e godersi quel po’ di vino che non è poi deleterio. è vero, e milioni di volte provo sconforto a non poter unire al cibo il vino giusto. ma è così: basta un sorso per riprendere, e bisogna che amici e parenti se ne facciano una ragione, sempre se siamo decisi a interrompere il circolo vizioso.

ma facciamone pure una questione politica. che ne dite del fatto che ci hanno costretto per anni a fumare, attivamente e passivamente (i monopoli, il marketing, l’industria), per poi metterci sui pacchetti le immagini di un polmone dilaniato dal cancro ma lasciare spazi e concessioni all’alcol e al gioco?
se un bicchiere al giorno fa bene, la sbronza settimanale no. belle pupe che ballano discinte e “l’attesa che è il piacere stesso”, sono soltanto esche polpose per la nostra infelicità, non soluzioni. non siamo in un telefilm americano, non siamo noi il protagonista figo che torna a casa e va dritto al frigo per spararsi la prima lattina e mettersi davanti alla TV. una volta finita la lattina non avremo che da aprirne un’altra e un’altra ancora fino a notte fonda, e non cambierà nulla, il nostro “status” non migliorerà, anzi, le soluzioni che la mente ubriaca ha partorito, il giorno dopo le avremo dimenticate, e non avremo fatto alcun passo avanti, solo, avremo meno soldi nel portafogli, meno autostima, alito cattivo, e un gran mal di testa.

se stasera vuoi smettere, chiama gli amici e dì loro che hai da fare, procurati una bella cassa d’acqua e un paio di bei film e resta a casa.

accarezzatrici

un amico di GL, Giustizia e Libertà, gruppo extraparlamentare, mi scrive stanotte ponendomi un quesito su disabilità e sesso. adoro questa promozione da scrittrice erotica a sessuologa, anche il ruolo di esperta, pur prendendo ancora sòle colossali in ambito editoriale, mi piace assai, ma credo che qui in Italia siamo ancora indietro sulla comprensione della disabilità, e se facciamo tanto per non ferire nessuno dal punto di vista formale, facciamo pochissimo per renderlo felice dal punto di vista sostanziale.

i quesiti che l’amico mi pone sono diversi e interessanti. il primo riguarda la masturbazione. e se questa, nel caso in cui un individuo abbia la possibilità di praticare l’autoerotismo da solo, possa bastare sia all’uomo che alla donna.
a naso direi proprio di sì.  a parte che ci hanno svelato da poco che il punto “G” è una bufala, ci sono donne sposate che fanno tranquillamente a meno del marito e dell’amante per soddisfare il proprio desiderio, e che anzi aspettano con ansia che l’uomo esca di casa per fare da sé.
ma viviamo in un Paese ancora oppresso dal senso di colpa papale, diversamente, i sex toy si venderebbero anche dal cinese sotto casa, e non penseremmo a masturbazione e autoerotismo come un ripiego un po’ triste, o la seconda scelta al sesso di coppia, ma come fonte principale e gioiosa della nostra soddisfazione sessuale.
quindi direi che sarebbe efficace una guida. qualcuno che insegni al disabile come recuperare la propria sexability.

nei Paesi civili, (pur così poco compassionevoli e fraterni verso i migranti, è bene ricordarlo sempre), ci sono esperte ed esperti di settore. in Olanda, Svizzera, Germania e Inghilterra i numeri di telefono delle strutture di questo tipo sono alla portata di chiunque e hanno convenzioni sanitarie. ci sono “accarezzatrici”, “maestri del piacere”, “assistenti sessuali”, fisiatri e sessuologi a disposizione di famiglie e disabili per assisterli e guidarli al piacere attraverso pratiche alternative.
perché tutti abbiamo desideri e nessuno va penalizzato.
in Italia c’è un disegno di legge a firma PD (qualcosa di buono ogni tanto si fa), ma è ancora disegno e quindi non so che futuro avranno da questo delicato punto di vista i 2,6 milioni di disabili (dati La repubblica).

esistono in Italia preziose iniziative pubbliche, a Imola (la segnalazione arriva da un mio lettore) c’è un grande centro per le lesioni spinali, il Montecatone Rehabilitation dove specialisti seguono le persone con gravi traumi spinali guidandoli anche verso il recupero della sessualità (quella che possono, a seconda del livello di lesione ovviamente). esistono delle Onlus private ma convenzionate come Luce sul Mare e iniziative interessanti come Lover Giver, ma da qui a far sì che la figura dell’Assistete sessuale, che non è un sex worker, sia accettata in un contesto così fortemente moralista e falsamente “inclusivo” mi pare una utopia.

grazie quindi all’amico di Giustizia e Libertà per aver sollevato il problema,  e… diamoci una mano.