che cosa è cambiato

  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • che non perdo tempo a rispondere a degli imbecilli che mai leggeranno un mio racconto, ma che pretendono di avere con me conversazioni private
  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • se li definisci libri erotici è perché non li hai mai letti
  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • che non devo convincere il lettore che non sono libri erotici, ma storie con del sesso attorno
  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • che non devo più giustificare la mia antipatia per Anais Nin
  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • che non devo dimostrare di non essere una scrittrice di genere
  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • ma io non ho smesso di scrivere libri erotici. la mia è tattica.

 

Qui il mio sito web

Tra pochi giorni in libreria il mio quarto romanzo Io e il Minotauro 

menopausa

conosco cinquantenni che dopo la menopausa vivono storie d’amore e sesso che mai prima; che facendo sport e mangiando sano non ingrassano ma anzi e che se anche ingrassano stanno benissimo così, anche perché il magro rinsecchisce; donne che sono ciò che vanno predicando e quindi: non guardano con invidia le ventenni ma semmai con tenerezza e un po’ di compassione vista la strada che devono ancora fare; non prendono in considerazione i cinquantenni che vorrebbero farsi le ventenni, né in ventenni che vorrebbero farsi loro, fatali Milf, Cougar assatanate; trovano confortante l’idea che non camperanno più di trent’anni (bene che vada) perché già oggi trovano insopportabili certe novità e mode e modi; ringraziano ogni giorno di essere in vita e sane e con qualche ruga in più, un po’ di sottomento e tanto tanto da dire.

parlo di me? ma che siete matti? io non dichiaro mai la mia età.

tra pochi giorni in libreria Io e il Minotauro, il mio quarto romanzo

qui il mio sito con foto, interviste e recensioni

senza mani e con le bolle

i libri che leggo sono campi di battaglia. ora, con le prime edizioni cui mi sto interessando faccio più attenzione, uso post it colorati anziché ripiegare gli angoli e scrivere appunti a penna, come viceversa feci a 13 anni con Gombrowicz, così da sapere anche di quale argomento mi sia entusiasmata tanto, quale passo mi abbia mandata in estasi nel cuore della notte.

quindi sono 2 anni che cerco un interessantissimo passo sulla tecnica del pompino. ora non ricordo se di questi fondamentali abbia scritto Philip Roth nel Teatro di Sabbath, se non erro durante la narrazione della coppia di amici e il carteggio (scritto con diversa font) tra il protagonista e la sua studentessa, oppure Houellebecq nelle Particelle elementari.

il passo è interessante perché critica aspramente la tecnica di aspirazione e risucchio che molte vantano sui social, una modalità di approccio delle giovani d’oggi allo strumento (o mezzo) fin troppo aggressiva; iperattive, esperte come attrici porno – ripete lo scrittore – sono poco inclini alla pausa, al riposo, a quello che in musica è il silenzio, elemento  fondamentale per rendere il godimento più intenso. farlo senza mani e producendo bolle, infilaselo fin dentro senza mai una pausa è roba buona per il circo.

vantarsene, invece, è roba da casalinghe disperate.

qui Pioggia Dorata

qui l’ultima uscita per Castelvecchi. a gennaio un nuovo romanzo.

sovrastrutture nonnesche

avrò avuto dodici anni. ero a  Matera con amici e parenti per un debutto teatrale. Paolo (pace all’anima sua), armatore quarantenne e amico un po’ amante di una mia zia, non faceva che tenermi sulle ginocchia e spupazzarmi. mentre il sole si esibiva sui Sassi in un tramonto da lacrime, Paolo mi disse che avrei potuto interpretare la vergine Cécile di de Laclos tanto ero bella. io non sapevo chi fosse de Laclos ma arrossii comunque: ricorda che il  fascino è un dono, è un’arma mille volte più potente della bellezza, usalo con parsimonia, nascondilo agli invidiosi, negalo agli egoisti, regalalo a chi lo può apprezzare, vendilo a chi lo può pagare. così ho sempre fatto, e a parte la parentesi di un matrimonio di convenienza, da parte sua, la ricca ero io, ho avuto soltanto esperienza positive, amanti degni di questo nome.

quindi vi domando: perché crearvi giustificazioni? e per giustificazioni intendo le didascalie nelle quali chiedete venia per aver azzardato tanto. ora, vi selfate mezze nude e vi esponete al giudizio di milioni di sconosciuti perché vi piacete e volete piacere. non dovete giustificarvi. mostrarsi è un atto di generosità. se leggeste ogni tanto qualche biografia di seduttrici, imparereste che non c’è nulla di più ridicolo di chi si toglie gli abiti giustificandosi. un po’ come chi scrive storie erotiche e si trova in imbarazzo a usare i termini propri dell’eros. ce la potete fare. nel frattempo, se volete fare le disinibite, toglietevi di dosso le sovrastrutture cattoliche e nonnesche e siate coerenti. oppure non fotografatevi senza veli.

qui Pioggia Dorata

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

 

la filosofia della tetta

mi commuove fino alle lacrime la solidarietà femminile. l’antropologia ne fa una questione di seme, di preservazione della specie. la scienza, viceversa, non ha ancora fornito risposte esaustive alla crudeltà che anima  alcune, spingendole  a digitare affermazioni  tipo questa: Per quanto amore possiate provare per qualcuno, nella vita, se non avete figli non saprete mai cos’è l’amore. Non offendetevi è la natura. 

sorvolando sull’inciso evitabile immaginavo fossimo distanti dai tempi di Rachele e Lia, al sicuro da queste idiozie da santa inquisizione: senso di colpa, indice puntato, compassione. che tutte le mamme siano felici è messo in serio dubbio dalla cronaca purtroppo nerissima: alcune assumono antidepressivi perché hanno rinunciato alla carriera e il marito le tradisce dacché loro si trascurano; molte, purtroppo, si suicidano; altre infilano i bebè in lavatrice, li tolgono di mezzo a colpi di ferro da stiro, li colpiscono a sangue freddo, altre ancora li abbandonano in auto con 40° all’ombra.

insomma, mi piacerebbe dire alla signora, poetessa del volgo, che esistono donne che non hanno potuto avere figli, e che saranno colpite a morte dalle sue esternazioni idiote, ma ce n’è anche, viva Iddio, che non ne hanno voluti, e che sono felici.

questo genere di differenziazione ha più a che fare col razzismo che con la stupidità.

per quanto passa sembrare strano, non avere figli può anche essere una salvezza.

qui Pioggia Dorata (all’interno un racconto su una manager felice di non essere madre)

qui, Conversazioni Sentimentali in Metropolitana