come le serve

non che essere serva sia negativo, anzi, per chi ha lavorato in teatro per anni, recitare Genet è un traguardo, e a parte le battute, per una che come me ha frequentato gli ambienti fumosi del sadomaso, la condizione di serva credo sia l’unica che consenta di diventare padrona. ma “serva” è notoriamente quella che fa chiacchiericcio sui potenti e le loro abitudini, che ruba in dispensa e rivende farina per poche monete, che non sa leggere, che crede nel diavolo e nell’acqua santa.

e FB è un ottimo strumento per le serve. è utile a leggere cosa gli altri dicono e fa da casa di risonanza all’animo servile del Pincopallo in ascesa, al suo “gne gne gne” quotidiano nei confronti di un mondo brutto e cattivo, di una realtà fatta di gentaglia che non li capisce. ma mi domando che necessità abbiate di palesarvi quotidianamente, facendoci l’elenco di nemici e detrattori, se non per avvertirci che almeno qualcuno di voi si è accorto, o perché dobbiate sentirvi coinvolti in ogni discussione su letteratura ed editoria, come se tutto l’universo mondo fosse concentrato su di voi e la vostra ultima uscita.

che poi si fa veramente presto a dire “mondo” di una nicchia di persone che si parla addosso, che accorre a fiere semivuote e presentazioni noiose “soltanto per farsi vedere”. perché non so se lo avete notato, e in caso ve lo dico io, a parte un mucchio di frustrati che segretamente vi vorrebbero tutti morti, non c’è nessun altro a seguirvi, a cercarvi per selfie, a mettere like per inumidire le vostre zone erogene di “famosi”.

non bastassero le liti delle serve in TV, ci mancavate voi, novelli Rousseau, ad allontanare i lettori e a riferirci il lerciume di cui è fatto il mondo editoriale. e quindi fate bene a ricordarci con i vostri status quanto siete famosi. anche perché senza non ce ne accorgeremmo.

gollismi e scrittori perduti.

stanotte mi ripassavo tra le mani l’ultimo volume letto dello scrittore ebreo russo  (e poeta) Romain Gary, ultimo in assoluto finché Neri Pozza non tradurrà qualcosa di nuovo. “Delle donne, degli ebrei e di me stesso” è una raccolta di interviste (troppo breve) che parla di femminismo, argomento caro a Gary, di questione ebraica e guarda caso anche di gollismo, e di come per esempio tanti confondano patriottismo con nazionalismo, quest’ultimo sentimento tipico dei regimi totalitari e populisti, o che, pensando al Generale, lo si accosti con convinzione alla destra razzista, dimenticando che invece ha liberato l’Algeria dal giogo francese.

comunque sia, tutto ciò che di sensato si scrive è ormai inutile, l’80% delle persone “social e non” apre raramente un libro, parla per sentito dire, digita per affermare senza sapere, e combatte per farsi bannare, restando così delle proprie idee messe assieme guardando un po’ di TV.

Gary politicamente assomiglia a mio padre, un uomo sensato, insomma. afferma ad esempio che il suo essere di sinistra e antirazzista, perché l’autore di “Cane bianco” e “Le radici del cielo” non può essere definito altrimenti, non ha mai superato l’orrore della fede comunista, ossia del tesseramento senza possibilità di replica. Gary vota il programma e non l’ideologia,  il contrario di quanto avviene oggi nell’homus digitalis, che  va per slogan e nemmeno conosce i punti principali del partito cui aderisce, e che promuove in rete instancabilmente quasi fosse una questione di onore personale.

da questa esperienza letteraria durata più di un anno, ho guadagnato un amico per la vita, (fossi ancora giovanissima anche un amante, ma Gary le voleva ragazze), un gran carico di informazioni e un racconto su di lui che proporrò inutilmente a un Concorso, ma senza rancore, perché soprattutto, l’uomo dagli occhi “trasparenti come zaffiri” mi ha insegnato che la critica letteraria era inutile e poco obiettiva anche 50 anni fa, e che sono sempre i meno meritevoli a salire sul carro dei vincitori, checché ne dicano certi addetti ai lavori.

qui il mio ultimo libro.

quello che una Signora Non (l’intellettuale)

Piccolo Galateo per Cougar.

Politically scorrect

  • Non dichiarare che il denaro per te è ininfluente, soprattutto se i tuoi tre ex mariti hanno tutti un reddito superiore ai trecentomila euro l’anno.
  • Se sei famosa, potente, antipatica e nemmeno una gran figa, non pretendere di essere anche amata, dimostrando così di essere stupida.
  • Se luogo comune dice che dietro un grande uomo c’è una grande donna , dice anche che dietro una donna famosa c’è un politico sotto ricatto.
  • La donna che cerca di soffocare la natura machista dell’uomo attraverso la violenza non è diversa dal maschio, è soltanto più giustificabile.
  • Non star lì a parlare di iniziative femministe, se gli unici romanzi letti sono trilogie erotiche.
  • Non dare del sessista a ogni uomo che fa battute idiote, se non erro, l’ultima volta che ti ho vista eri in ginocchio che leccavi le scarpe al tuo uomo.
  • Se fai ironia sulla lunghezza del pene del maschio, non frignare se lui la fa sulla robustezza del tuo culo. La lotta è anche coerenza.

 

qui il mio ultimo romanzo.

qui la pagina FB.

essere in due

La coppia è una nozione essenziale, fondamentale, primordiale, che non può certo essere divisa in parti “d’indipendenza”. La vera coppia costituisce un’unità in sé che non è costituita da un solo uomo e una sola donna, ma che è la coppia in sé. Per questo, torno a ripeterlo, la coppia è un uomo che vive una donna; una donna che vive un uomo. La coppia va “al di là di ogni appartenenza di genere”, oltre ogni concezione “separatista”, è un’altra dimensione, un altro sesso, un’altra specie. Nella coppia non è più possibile sapere chi dei due ruoti intorno a chi: ognuno è serra, ognuno è sole“.
Essere in due per me è l’unica unità concepibile.

Romain Gary
Vita e morte di Emile Ajar, Neri Pozza