che cosa è cambiato

  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • che non perdo tempo a rispondere a degli imbecilli che mai leggeranno un mio racconto, ma che pretendono di avere con me conversazioni private
  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • se li definisci libri erotici è perché non li hai mai letti
  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • che non devo convincere il lettore che non sono libri erotici, ma storie con del sesso attorno
  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • che non devo più giustificare la mia antipatia per Anais Nin
  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • che non devo dimostrare di non essere una scrittrice di genere
  • che cosa è cambiato da quando non scrivi più libri erotici?
  • ma io non ho smesso di scrivere libri erotici. la mia è tattica.

 

Qui il mio sito web

Tra pochi giorni in libreria il mio quarto romanzo Io e il Minotauro 

la benedizione dell’eros

– comunque l’eros è una benedizione
– non per me, giacché ti ho già scritto che non lo leggo e non lo scrivo.
perché sesso non è necessariamente quello che ci impongono, non è un gioco divertente, non sempre. può essere anche solo disperazione, o fobia, accanimento, tic nervoso, un modo come un altro per affermare se stessi, per trovare lavoro e apprezzamento. è moneta di scambio lo sappiamo tutti. prova di coraggio e di forza. gioco tra carnefice e vittima.
Simenon doveva fare sesso almeno due volte al giorno, lo racconta chiaramente nelle sue Memorie intime. non poteva farne a meno. e che cos’era, eros o nevrosi? una mia amica viaggia per tutta Italia per la sua scopata settimanale con sconosciuto. poi torna a casa dai bambini e dal marito e cucina torte torte giganti. più sono umilianti gli incontri fuori casa più lei cucina e prende chili. che cos’è questo? calze a rete e seduzione rosa o qualcosa che si può scrivere senza essere etichettati?
forse no.
non io: sono una donna.

 

mio nonno era fascista

alcuni fecero a tempo a nascondere il fez e la camicia nera, molti altri invece no. tantissimi non erano lassù in montagna (oh Bella ciao), ma sotto il balcone, in Piazza, ad applaudire il Duce pieni d’entusiasmo. alcuni abbandonarono prima, è vero, ma molti di più, invece, furono delatori e collaborazionisti fino alla fine, felici di fare quattrini con la borsa nera, con la compravendita di appartamenti abbandonati dalle famiglie in fuga, di occupare i posti liberi lasciati dagli ebrei deportati: primari d’ospedale, professori universitari, scrittori, intellettuali. tanti lo piansero. e lo piangono ancora.

mio nonno era fascista, e probabilmente anche il tuo.

mio nonno era fascista, e oggi io scendo in Piazza anche per lui.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici

Lupus in vita

ieri Matteo, mio lettore fedelissimo anche in libreria, ha fatto le pulci a questo mio post sulle favole senza lupi, sostenendo che, forse, con l’orrenda cartolina e la frase in questione, la povera Sabrina intendesse pubblicizzare altro genere di amore, quello estremo di cui ci hanno ampiamente annoiato le migliaia di romanzetti sul genere con fortunate e belle protagoniste il cui Master non è soltanto capace, ma anche fichissimo e miliardario.

ecco, caro Matteo, intanto chi fa sul serio quella roba lì non ha bisogno di pubblicizzarsi, e sicuramente non sarà su FB o Twitter che Sabrina troverà il suo Master ideale: i pochi esperti sono così ricercati che devono piuttosto mimetizzarsi ai plotoni di signorine in cerca di sculacciate. e poi, caro amico,  il sadomaso non è manipolazione relazionale, non è quindi violenza psicologica, perché bisogna essere in 2 e ben lucidi per fare certe cose pericolose; sesso estremo non è maschio alpha violento e minchione, magari pure alcolista (il maschio alpha non è mai violento proprio perché maschio) con frustrazione congenita che picchia la femmina sottomessa con problema edipico alla ricerca del papà autoritario. anzi. la relazione estrema è estrema soltanto entro certi confini, quelli decisi di comune accordo, per il resto si naviga in acque di totale parità. si chiama sesso estremo consensuale, non si chiama ragazza in cerca di tavola da stiro e di marito che se la scopa a sangue.

il S/M non è dolore inflitto per il piacere di uno soltanto, ossia di chi infligge la pena, non è punizione sessista, non è UOMO SOPRA E DONNA SOTTO perché spessissimo sono le donne a stare sopra gli uomini, è semplicemente, e non saprei come altro spiegarlo: dolore che è piacere. non ci sono Lupi, ci sono soltanto Maestri che intendono insegnare a recalcitranti o obbedienti personcine curiose, la via del piacere più sottile e duraturo.

qui Conversazioni Sentimentali in metropolitana (Castelvecchi 2017)

qui lo scandaloso Pioggia Dorata (GiaZira 2015, cui domandare anche Justine 2.0, INK Edizioni)

il 2 novembre, invece, potrete leggermi in anteprima su questa nuova PAUROSISSIMA Antologia.

metodo Montessori

nel mio lavoro di approfondimento storico per  Proibito ’50, antologia di 9 racconti sulle parafilie nel dopoguerra (in uscita non so ancora per chi e se o quando), mi sono imbattuta nella Professoressa in medicina e pedagogia Maria Montessori e nei suoi rapporti con  il fascismo.

inizialmente, Maria Montessori e Mussolini andarono perfettamente d’accordo. il Metodo era particolarmente apprezzato all’estero, e si sa quanto “testina secca” fosse in definitiva un provinciale con la genialità del grande comunicatore, ecco perché lo sviluppo dell’Opera Montessori ebbe una forte spinta. viceversa, la maggior parte delle biografie ci raccontano di una fuga di Maria all’estero, a causa dei rapporti tesi con il regime, e di un suo ritorno dopo la Liberazione. ma la storia, i diversi documenti ora resi consultabili da chiunque anche presso l’archivio dell’Istituto Luce, ci mostra altro, ossia un Mussolini particolarmente affascinato da quel Metodo che consentiva ai bambini di 3 anni di imparare a leggere, una crescita auspicata per i giovani Balilla dell’Italia analfabeta, e di un partito tutto a favore della nuova scuola, grazie anche alle intercessioni del figlio legittimo di Maria e sebbene il Metodo avesse come fulcro pedagogico la libera scelta del bambino.

la loro cooperazione portò alla trasformazione dell’Opera Montessori in Istituto morale, e fu uno dei primi regali che il Duce fece alla pedagoga ormai famosa in tutta Europa, contemporaneamente, furono fondate scuole di formazione al metodo per i docenti e diverse Case per bambini, come sul Lungotevere di Testaccio e in via dei Marsi a San Lorenzo. i problemi iniziarono nel ’35, quando la politica di Benito si fece colonialista, quando la “possibilità di scelta” di un bambino non era più presa in considerazione e la propaganda politica era tutta volta all’esaltazione dell’italiano ariano eroe di guerra. Fu, infatti, Giuliana Segre, una delle assistenti della Montessori a dare il primo colpo di grazia a un sodalizio difficile ormai di portare avanti.

qui Conversazioni Sentimentali in metropolitana (Castelvecchi 2017)

qui lo scandaloso Pioggia Dorata (GiaZira 2015, cui domandare anche Justine 2.0, INK Edizioni)

il 2 novembre, invece, potrete leggermi in anteprima su questa nuova PAUROSISSIMA Antologia.