di femministe intolleranti è pieno il latte

un anno fa, una scrittoressa pugliese con bandiera di femminista sulla fronte, mi aggredì per la storia del “bourquini“. pur in disaccordo con l’usanza, sostenevo che ogni credo andasse rispettato, anche da noi in Europa. le mostrai la Carta dei Diritti dell’uomo, lei m’insultò con ferocia indescrivibile. la Corte dei Diritti, dopo nemmeno un giorno, mi diede ragione.

ieri questa sentenza del Tribunale, che non è legge ma fa giurisprudenza, e dio non voglia che, a colei che per costrizione, tradizione, o perché non ha trovato un impiego, (questione non da poco), capiti una giudice che abbia un compagno che mantiene la ex moglie o una nazifemminista come quella che, ieri, ha scambiato un bellissimo brano di Romain Gary sull’amore di coppia, che avevo postato come segno di pace alle agitate interlocutrici di FB, per la pubblicità di un romanzo rosa.

le parole messe a postilla dell’articolo erano chiare, lungi da me, che scrivo di autonomia da anni, fare la paladina del popolo delle gatte morte di cui il mondo è pieno, e che  vanno a caccia di mariti con i quali “sistemarsi” e da “spennare” poi. (che odiosi termini mi tocca digitare nel 2017, ma sono quelli che ho imparato ieri da voi); avevo parlato di “fragilità” comprovata del coniuge; avevo fatto il mio esempio, di donna che non soltanto ha sempre lavorato (ho iniziato a versare contributi ENPALS a 15 anni), ma ha anche mantenuto il primo coniuge, e adesso, dopo un fallimento imprenditoriale che avrebbe fatto sbroccare chiunque, pur lavorando da 10 anni come correttrice di bozze, non sarei in condizioni di mantenermi, in caso venisse applicata questa sentenza. per non parlare delle royalty dei mie romanzi, da far tremare i polsi.

ma niente. aggredita da diverse parti e da donne, causa cecità della femmina con ciclo mestruale che difende il territorio e non è in grado di leggere nemmeno lo risposte che davo, menzionando pure. perché la nazifemminista scambia la difesa delle ragioni dell’interlocutore per un tentativo di persuasione occulta, perché la nazifemminista non è lucida, ricorda la propria nonna che sfregava il bucato sulla tavola di legno e prova odio per lei e tutte quelle come lei, perché poi la nazifemminista conclude che “odia i rapporti etero”.

e allora dillo che dall’alto del tuo pulpito giudichi sciocca qualunque ragazza si realizzi nel disporre fiori in un vaso, e che l’intolleranza è il tuo unico credo. se tu sei femminista, io no.

questo il mio ultimo libro da ora anche in ebook

se ti conosco ti vedo

per amore della musica ho perso un attico in via Leonina di 120 mq con terrazza, a Roma, nei pressi del Colosseo. chi mi conosce lo sa. che in prime nozze mi sia unita a un megalomane che ha reso vano ogni mio tentativo di nobilitare, nel mio piccolo, la musica jazz in Italia, è un problema secondario. che non mi abbia mai letta in tanti anni ed io possa scrivere di lui ciò che voglio, è per me un risarcimento.

ma parliamo di musica e della responsabilità che un po’ è anche vostra, perché non ci sono soltanto i figli di Maria de Filippi a fare musica di merda per voi. perché mentre gli artistoidi senza voce né talento o capacità di lettura a prima vista, ma soltanto visibilità, salivano in ciabatte sul prestigioso palco del 1° maggio per fare le prove del concerto che vi avrebbe ammorbato la giornata, (leggo critiche asperrime a tal proposito), alla fine di via del Corso, esattamente in via dei Greci, presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, quindici trombonisti al di sotto dei 25 anni, (il trombone, vi raccomando, non è il basso tuba, fate sempre lo stesso errore), salivano sul palco dell’Auditorium per accompagnare Marcello Rosa. quest’ultimo, per dire come è bizzarro il mondo, trombonista ormai ottantenne di fama tra gli extracolti, ma completamente ignorato in gioventù dalla televisione che invece sceglieva Arbore, chiamato dagli addetti ai lavori il maestro dello zum pà pà ed eletto comunque Presidente onorario della Casa del Jazz, un paio di anni fa, per motivi a mio avviso assai oscuri.

il problema non sono soltanto i figli di Maria, ma voi ascoltatori incolti, che non andate a sentire chi non conoscete, così come leggete soltanto libri in classifica. muovete il culo ogni tanto e leggete i programmi del teatro Garbatella, per esempio, da pochi anni realtà della capitale straordinariamente fuori dagli schemi, o dell’Auditorium, o dei centri sociali tanto contrastati dalla politica capitolina. perché oltre i figli di Maria che vivono poco come le falene, ci sono bambini che a cinque anni ascoltano Ellington e decidono di prendere lezioni di trombone jazz.

qui la pagina della New Talent Jazz Orchestra orchestra giovanile di grande raffinatezza

qui il mio ultimo romanzo

non ve la prendete

ogni anno leggo donne inviperite (spiace dirlo) e uomini peggio; e ci si deve mettere lì con la pazienza di una buona madre a spiegare che una donna semplicemente non può essere libera in un Paese che dopo i trent’anni non ti assume neppure come magazziniera in Amazon. oggi, non avere lavoro significa essere legate a una catena.

riformisti, digitatori di banalità, paladine del cazzo, cercate di andare oltre il vostro ombelico tatuato. è dal 2012 che non trovo impiego neppure come cassiera al Carrefour. correggo bozze di nascosto a un prezzo da schiava. e ho diretto due aziende, tengo bene una prima nota, sarei anche ben qualificata ma ho più di 30 anni, o forse non sono più disposta a farmi toccare il culo, come a intrattenermi con i lettori che, come mi è successo ieri, con la scusa di farmi domande sui miei romanzi, mi violentano domandandomi cose che a uno scrittore di gialli non domanderebbero mai.
eh ma tu scrivi certe robe!
eh, ma io vorrei essere libera di farlo né più né meno che un uomo. come indossare la minigonna senza che una bestia infoiata si senta in diritto di violentarmi.

e se il Man non fosse l’uomo splendido che ho sposato, se fosse un ubriacone violento io dove potrei andare se i centri antiviolenza chiudono? perché ci date addosso?, perché dite la colpa è nostra se ci sono uomini stronzi? gli uomini non diventano stronzi, lo sono in potenza, non ci sono filtri magici o ipnosi per cui si mettono a menare le mani, e se lo diventano non è a causa della donna che hanno sposato, ma per quella che li ha educati male.

la mancanza di autonomia è un fatto gravissimo in una società civile. ogni donna dovrebbe avere la possibilità di esercitare i propri diritti già riconosciuti, come praticare un aborto, assumere la pillola del giorno dopo, denunciare il proprio aguzzino e sentirsi al sicuro. e se indossiamo il Bourqua non è compito vostro mettere il naso nelle nostre vite e dirci che dobbiamo toglierlo, esiste una Carta dei Diritti universali dell’uomo a sancire certe questioni, e forse, se prima di digitare idiozie ci deste uno sguardo, evitereste a tutti una gran fatica.

qui il mio ultimo libro

essere come sei

rituitta frasi banali su semplicità e pienezza della vita, sul volere  e potere di cui, da quando ci sono i reality show, ha fatto una bandiera; manda avanti cuore e pancia ma non fa mai la carità, caccia a male parole il venditore di rose e insulta chiunque non parli la propria lingua; si dice generoso e quando può occupa il parcheggio al disabile; sostiene che il bello non debba essere mai artefatto, che “sticazzi il piuttosto che con valore disgiuntivo sei una supponente di merda se mi correggi“, ma poi umilia nei commenti la donna over ’50 con degli inutili “guarda che collo di merda”; vive nel mondo fatato di photoshop ma sta per sposare la sua vecchia fidanzata fuori taglia perché incinta.

il suo modello, quello su cui di tanto in tanto (quando non sta sui social o non è fatto di Ceres) si masturba,  è depilata fin nelle orecchie e tutta ossa, a parte le tette finte, strafiga, telegenica, che si tratti di una pornostar o di una giornalista non fa differenza: “lasciamole parlare che tanto a tutte piace il soffocotto“.
ma se l’hashtag chiama, Donna è anche #AnnaMagnani e le sue rughe (magari soltanto per un par d’ore), e i suoi film che “sticazzi se non ho visto fa lo stesso”, poi si torna a insultare, tutti fuorché sua madre. e prepariamoci all’8 marzo e al “perché lo sciopero”. 

 

qui Pioggia Dorata, trasgressivo, ironico, senza filtri.

marketing

l’altro giorno in TV ho visto l’intervista a una scrittrice erotica, che parlava e si muoveva da scrittrice erotica e vestiva da scrittrice erotica. certo che starei bene abbigliata da fighetta, e ho anche dei capi interessanti nell’armadio, talvolta mi metto anch’io in tiro anche perché ho il fisico del ruolo. perché io non lo faccio?, perché non sono una scrittrice erotica.

la scrittura di genere rispetta strutture e stilemi. io, no: egli mi mostrò il suo volto rorido di sudore, era bellissimo e furente, aveva la fronte aggrottata, gli occhi azzurri mi raccontavano tutta la passione che fin lì aveva taciuto, il mio tremore impediva il mio passo. Infine mi trasse a sé con forza, io mi abbandonai sul suo petto: amami, sussurrai. i romanzi di questo genere hanno una protagonista fichissima che si presenta quasi subito in reggicalze, che ama un uomo splendido (con tutti gli attributi a posto), che però non può riamarla a causa di un antagonista: un altro uomo, il lavoro, una moglie, una malattia. le pagine, generalmente tante, si susseguono tra descrizioni pedisseque di splendidi appartamenti, sospiri e reggicalze, culotte e baci appassionati, teste che si abbassano tra le lenzuola e parole sublimi. io sono diretta, cruda, urticante. i miei eroi sono impotenti, egocentrici, impauriti, stronzi.

Pioggia Dorata (sei storie amare), Giazira Scritture, vuol dimostrare quanto una pratica esecrabile come il pissing sia in uso tra tanti impeccabili signori/e, e sia di gran lunga meno lurida della menzogna perpetrata all’interno di un matrimonio almeno in apparenza stabile; che la rimozione del suicidio di una madre ci ferisca così profondamente da diventare dominazione a ogni costo e infelicità; che perdere una sorella a causa dei festeggiamenti per la decima ristampa dell’amico romanziere dei genitori, può condurre Lea a non voler più leggere che il volantino della palestra di fitness; che un padre violento ci condurrà inevitabilmente alla coazione a ripetere, alla ricerca di uomini come lui che ne giustifichino la malvagità.

io scrivo per cercare complici.