buoni voi

vi vedo, ligi e rispettosi, mentre prendete accordi con la badante cui darete una miseria sottobanco perché si spippi i vostri genitori per tutto il mese di agosto, durante il quale avete preso in affitto una villa al mare con tanto di sguattera pagata in nero, e giardiniere. siete ammirevoli quando sfruttate i vostri sottoposti o proponete loro contratti capestro, che tanto accettano perché son coglioni e vogliono lavorare a per forza; o incauti creativi; o entusiasti scrittori.

siete ammirevoli quando parcheggiate in seconda fila, e smadonnate pure se qualcuno deve uscire ed è lì che sta attaccato al clacson da un’ora: e che cazzo e che modi!, siete onesti, quando timbrate il cartellino e invece andate a fare la spesa, in piscina o a fare compere, e minacciate pure il collega che vuole denunciarvi; quando correte a prendere l’unico posto libero alla presentazione del libro dello scrittore famoso lasciando indietro l’anziana con bastone: e che cazzo c’ero prima io.

qualcuno la getterà pure la spazzatura per le strade, o forse è lei che si anima e scende in strada con le proprie zampe. qualcuno non le pagherà le tasse intestando prime case ai figlioli. qualcuno suggerà impropriamente denari allo Stato fingendosi cieco, invalido al 90%. qualcuno sarà pure responsabile di aver pagato in cambio di un lavoro per il figliolo, per questo sfacelo culturale, per la mancanza di meritocrazia, per l’ascesa di Berlusconi. qualcuno andrà pure a teatro ad applaudire Scanzi anziché Pirandello.

non credo proprio siate tutti onesti quaggiù all’inferno.

ingrugniti dall’odio

non capisco perché farvi un karma di merda, se Riina sta comunque per morire. cos’è’, siete cattolici razionali che non credono nell’inferno ma soltanto nell’umana compassione?, meglio ancora quindi. e se non credete in dio?, crederete almeno nella legge, nella Carta Costituzionale, in quella dei Diritti dell’uomo. o no?

per giorni il popolo del web ha lanciato anatemi contro ignoti per il casino successo in Piazza San Carlo, a Torino, dovuto piuttosto alla smania di protagonismo, la stessa che spinge ogni italiano abitante a Londra a rassicurarci via FB sulla propria incolumità dopo ogni attentato. ho letto dichiarazioni raggelanti dalle vostre pagine, indicazioni per le pene più dolorose da dare al pazzo che aveva lanciato il petardo, torture, ergastoli. già aveva pronto l’identikit, il popolo del web e dei blog: giovane dissennato e privo di valori in cerca di visibilità. ecco, anche Kees Popinga, noto personaggio di Simenon, cercava popolarità, e sapeste che senso di vuoto nonostante tutto.

ma forse  innalzarsi sopra le colpe degli altri serve a sentirsi al sicuro dalle proprie mancanze, probabilmente la morte altrui allungherà l’esistenza propria, altrimenti non si capisce tanto accanimento, o come si possa dissipare tanta energia discutendo su FB con persone che almeno io non vorrei nemmeno sul portone di casa, litigare a morte con vecchi amici per questioni sulle quali non siamo stati neppure interpellati, il cui esito non dipende certo dalla nostra opinione, come per i vaccini o l’omeopatia.

e se sono neo mamme, o studenti o mafiosi, il tono è lo stesso. per tutti loro, il popolo del web invoca la pena di morte, la legge del taglione.

però vi do una brutta notizia, ossia che è diritto inalienabile dell’uomo (inalienabile: che non può essere soppresso, abolito, né sottratto) avere una morte dignitosa, che si tratti di DJ Fabo o di Totò Riina. è scritto sulla stessa Costituzione che pochi mesi fa abbiamo difeso.

o forse non l’avete letta?

eh ma lo faccio anch’io

ci riflettevo stanotte, svegliandomi da un sogno pieno di gatti, nel quale, un poliziotto che somigliava a Bardem mi perquisiva in cerca di fumo.
insomma, il fatto che portiate sempre voi stessi a esempio, per giustificare o condannare le altrui azioni, m’inorridisce. che vi eleggiate a pietra di paragone mi fa veramente tanta paura.
quindi, se vi scaccolate in auto pensate sia giusto lo facciano tutti?, o vi disgusta un po’ vedere il tizio al semaforo che fa pulizia nelle narici scavando con insistenza?
allora piantatela di dire: eh, ma anch’io lo faccio. chi minchia sei tu? pensi di essere così straordinario da potere esser un buon esempio?, mai sentito parlare di etica?, quella roba che dovrebbe regolare il vivere nella società, i rapporti tra cittadini e cittadini e tra cittadini e Stato?, che segna il confine tra “bene” e “male” come concetti assoluti cui tutti dovremmo guardare, per misurare i nostri gesti e le nostre parole? cos’è questo delirio di onnipotenza?, o si tratta del terzo punto che descrive l’analfabeta funzionale?
che lo faccia anche tu, di bestemmiare, trattare male il prossimo in un momento d’ira, tirare il piatto addosso a tua moglie perché sei frustrato, non me ne frega niente, non ti conosco e non so nemmeno se mangi con la bocca aperta o navighi su FB mentre sei nel buio di una sala cinematografica.
se tutti scrivono cagate, ecco che vi adattate alle cagate, soprattutto se hanno successo.
io penso invece che se anche non troviamo buoni esempi in questo presente pietoso, dobbiamo cercarli nel passato, e iniziare a fare per primi quello che vorremmo facessero tutti. 
qui il mio ultimo libro.

#Insinna

che “Striscia” sia una roba orribile si sa, che non si arriva in TV volando in groppa agli angeli, anche, che i reality siano una bufala, e decine di ragazzi con ottima tecnica musicale e sensibilità sono scartati ai talent perché non telegenici, perché non “giusti” e di carattere, non è una leggenda metropolitana.

dunque da giorni firme eccellenti si danno da fare a difendere Flavio Insinna, accusato di aver tolto la maschera di mansuetudine (e che forse gli è propria, certo, quando è in sé), a causa di un fuori onda inviato a Striscia la notizia da un collega livoroso. giornalisti garantisti si danno da fare a difenderlo dando la colpa al pubblico che lo mette alla gogna, perché siamo noi i colpevoli, gente comune e comunemente invidiosa, non la mancanza di cultura che ci porta a non ragionare con la nostra testa, e quindi la TV stessa, quella di Insinna, che ci ha resi del tutto sforniti di capacità di giudizio e propensi a illuderci che esista la fortuna e non l’inciucio.

il gotha della carta stampata indicherebbe quindi come vero e unico mandante il “popolo”, che, come rilevato giustamente qualche giorno fa Curzio Maltese, è ormai capro espiatorio preferito di politici e giornalisti, il solo ad andarci di mezzo in questo abituale scarica barile: colpevole di non pagare le tasse, di non trovare lavoro, di credere alla fake news, di scandalizzarsi perché il volto mansueto mostra acrimonia e spregio per una “nana di merda” che non sa fare TV.

al di là delle sentite scuse di #Insinna, fatte ancora una volta al pubblico ma non alla concorrente presente alla sfuriata, io ho pensato a un proverbio giapponese che dice: quando sei a casa da solo, comportati come se avessi ospiti, quando hai ospiti, comportati come se stessi da solo. siamo una società che basa tutto sull’apparire, non ci si salta alla gola non perché non siamo bestie, ma per restare fedeli al personaggio. mi domando cosa succederebbe se Michela Murgia desse della troia a una collega.

cazzarola, cerchiamo di “essere” almeno un po’ prima di apparire.

qui il mio ultimo romanzo

di femministe intolleranti è pieno il latte

un anno fa, una scrittoressa pugliese con bandiera di femminista sulla fronte, mi aggredì per la storia del “bourquini“. pur in disaccordo con l’usanza, sostenevo che ogni credo andasse rispettato, anche da noi in Europa. le mostrai la Carta dei Diritti dell’uomo, lei m’insultò con ferocia indescrivibile. la Corte dei Diritti, dopo nemmeno un giorno, mi diede ragione.

ieri questa sentenza del Tribunale, che non è legge ma fa giurisprudenza, e dio non voglia che, a colei che per costrizione, tradizione, o perché non ha trovato un impiego, (questione non da poco), capiti una giudice che abbia un compagno che mantiene la ex moglie o una nazifemminista come quella che, ieri, ha scambiato un bellissimo brano di Romain Gary sull’amore di coppia, che avevo postato come segno di pace alle agitate interlocutrici di FB, per la pubblicità di un romanzo rosa.

le parole messe a postilla dell’articolo erano chiare, lungi da me, che scrivo di autonomia da anni, fare la paladina del popolo delle gatte morte di cui il mondo è pieno, e che  vanno a caccia di mariti con i quali “sistemarsi” e da “spennare” poi. (che odiosi termini mi tocca digitare nel 2017, ma sono quelli che ho imparato ieri da voi); avevo parlato di “fragilità” comprovata del coniuge; avevo fatto il mio esempio, di donna che non soltanto ha sempre lavorato (ho iniziato a versare contributi ENPALS a 15 anni), ma ha anche mantenuto il primo coniuge, e adesso, dopo un fallimento imprenditoriale che avrebbe fatto sbroccare chiunque, pur lavorando da 10 anni come correttrice di bozze, non sarei in condizioni di mantenermi, in caso venisse applicata questa sentenza. per non parlare delle royalty dei mie romanzi, da far tremare i polsi.

ma niente. aggredita da diverse parti e da donne, causa cecità della femmina con ciclo mestruale che difende il territorio e non è in grado di leggere nemmeno lo risposte che davo, menzionando pure. perché la nazifemminista scambia la difesa delle ragioni dell’interlocutore per un tentativo di persuasione occulta, perché la nazifemminista non è lucida, ricorda la propria nonna che sfregava il bucato sulla tavola di legno e prova odio per lei e tutte quelle come lei, perché poi la nazifemminista conclude che “odia i rapporti etero”.

e allora dillo che dall’alto del tuo pulpito giudichi sciocca qualunque ragazza si realizzi nel disporre fiori in un vaso, e che l’intolleranza è il tuo unico credo. se tu sei femminista, io no.

questo il mio ultimo libro da ora anche in ebook