la mia domenica su KulturJam

Elena Bibolotti: Frida Kahlo

Per mia madre sì che Camilla era una a posto. Da prendere d’esempio. Mia madre me la fece conoscere che avevo undici anni e avevo tutta l’aria di una ragazza vissuta. L’anno dopo avrei cominciato a fumare. Giocavo con le bambole, ma allo stesso tempo mi mettevo nelle mutande gli assorbenti di mia sorella nella speranza che mi venissero le mestruazioni, così da farmi sverginare.about:blank

Complessivamente ero di pessimo umore. Avevo le tette che stavano per esplodere sul petto e un sentore di pelo pubico che mi faceva orrore.

Camilla studiava dalle suore. Non che questo fosse un marchio di limpidezza morale, per carità. Anzi avevo saputo di alcune ragazze coinvolte in un giro di filmini porno e tratta delle bianche. Allora andava così. Non c’era il web.

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tutti Lillie P. Bliss

quando suggeriscono all’amico/a di fare una mostra, un albo, un libro delle sue foto pazzesche, mi piacerebbe tanto chiedere quante mostre di fotografia hanno visitato in vita loro, presso quale università di Belle Arti si sono laureati. non basta più dire: che bella foto!, no, tutti Lillie P. Bliss, tutti critici ed esperti, collezionisti, Talent scout infallibili, nonostante ignorino praticamente tutto della fotografia.

la stessa enfasi da talent scout gli prende con la letteratura. è sufficiente loro leggere su FB una metafora banale, un pensiero appena più profondo dell’amico Lello, per sentirsi in obbligo di suggerirgli la stesura del romanzo del secolo, la guida imprescindibile che ci trarrà fuori dalla crisi ambientale e morale e politica. salvo poi leggerlo, mi pare ovvio, nel caso in cui l’amico Lello approdi con fatica a una pubblicazione a pagamento.

straordinari giudici di commissione dei melismi terra terra di talenti televisivi, si mettono al servizio della sperimentazione artistica del nuovo millennio con certe polemiche da far inorridire Massimo Mila. non conoscono la differenza tra maggiore e minore, eppure pretendono di fare la differenza. non sono mai stati a un concerto live e parlano di acustica e di audio. da leggere, a questo proposito, il libro autobiografico di un pilastro del Jazz nostrano, Marcello Rosa, che racconta le espressioni ridicole dei sedicenti esperti di Jazz dopo aver ascoltato un assolo.

poi mi capita di vedere Specchio Segreto, la Candid Camera di Nanni Loy del ’64. e mi domando come, da certi padri e nonni sobri, consapevoli, umili, siano potuti nascere tanti arroganti. 

qui il mio ultimo romanzo

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in amor vincono tutti

siamo così belligeranti che ci armiamo anche in amore. ieri cercavo qualche banalità astrologica da far dire a un personaggio: come ama l’uomo del Leone. Achille, l’ex camerata di Proibito ’50, raccolta di racconti sulle parafilie nel dopoguerra, lui, forse, è più segno d’acqua che di fuoco, ma va bene lo stesso; posso anche non definire troppo certi aspetti che servono soltanto a me, che il lettore ignorerà.

insomma, la prima astrologa sosteneva che il maschio in questione abbia grossi problemi a fare il primo passo perché orgoglioso assai, la seconda, specializzata in consigli da Donna Clara, scriveva che il Leone se vuole prende, e che se non prende allora non vuole e quindi bisogna ingolosirlo. da lì la lunga menata del “in amor vince chi fugge”, che il maschio vuole la preda e che la femmina deve farsi gazzella: non rispondere, assentarsi, mostrarsi disinteressata, insomma, fingere.

intendiamoci, adoro fare la parte della femmina al 99% come direbbero alcune su twitter, mi piace stare sotto e farmi chiamare troia (lo so che son cose che si fanno e non si dicono, ma voi mi amate proprio perché le dico), sebbene non disdegni di essere amazzone mi piace sentire la forza “maschia”, mi piace il gioco di ruolo (purché non preveda il travestimento che è roba da impiegati del catasto e mi fa ridere); faccio sesso con passione, non amo i lunghi preliminari, semmai si gioca dopo, voglio arrivare in fretta al dunque; è sempre l’attrezzo a intrigarmi: la mia indole di Slave mi obbliga a godere del piacere dell’altro, anzi il mio godimento è soltanto lì.

ma fuori dal letto (o dal cesso, o dal sottoscala, o dal vicolo) non amo le tattiche, perché credo che in amore si vinca tutti. perché anche a scegliere l’uomo sbagliato ci vuole talento, e anche a ostinarsi nel volere uno che palesemente non ci vuole, forse, c’è del piacere. 

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qui il mio quarto romanzo Io e il Minotauro

 

l’autonomia del culo

questa sì che è una donna di successo: moderna e vincente, un tempo  twitstar fu  citata su un articolo di Repubblica che oggi, a anni di distanza, tiene custodito nel portagioie.

soggiorna su twitter dal 2010 (circa) e oggi vanta dai ventimila ai trentamila follower. che poi, certo, arriva la Ferragni di turno e la spettina con un rutto, ma lei si sente fica lo stesso e lo dichiara a gran voce.

bella senza ostentazione (dice lei): trucco leggero, casual, pochi e miratissimi exploit di sensualità che lasciano tutti a bocca aperta (dice lei). semplicità e spontaneità sono la sua cifra (dice lei) ma nulla è lasciato al caso, neppure la bocca rifatta. tutto è studiato nei particolari per lo shooting del giorno: selfie in ascensore, selfie in auto, selfie con bimba, selfie dal parrucchiere, selfie in palestra, selfie con l’amica, selfie col gatto e poi si ricomincia.  ha sempre qualcosa di eccezionale per la narrazione quotidiana da propinare ai suoi fan. poi, la vai a incontrare, e scopri che vivacchia con la mamma anziana, nella provincia sperduta del Salento (Molise, Abruzzo fate voi), nel paesello dove c’è solo bar e piazza.

è misogina, ma si finge femminista perché va di moda. ama prendersi gioco di tutte, però urla al femminicidio come fosse solidale. le donne “rosicano sempre”, gli uomini MAI, scrive.

mamma, orgogliosa di esserlo tanto da insultare qualunque donna non abbia figli, raccoglie cuori propinando la propria divertentissima Odissea quotidiana da Peppa Pig . è probabile che tra l’accompagno scuola e a danza dei marmocchi vada in giro a far pompini, come testimoniano certi tweet digitati a metà pomeriggio, il che andrebbe benissimo, non ci tenesse a farci sapere di essere la migliore anche in quello.

probabile guidi un Suv per quanto è aggressiva, caratteristica di cui chissà perché si vanta: acida, sociopatica, maniaca, misantropa, stronza.  le offese personali sono il suo forte, ma si finge caritatevole per ottenere RT sui migranti.

il suo umore social è sempre ironico: perché guai a trattar seriamente i nostri problemi. tra stronze ci vuole una battuta acida al mattino.  è sboccata e volgare; scrive banalità senza pari.

spera di trovarsi presto al centro di una ShitStorming così da lanciare il suo romanzo.

fatti, nomi, somiglianze, sono puramente casuali.

qui Pioggia Dorata

qui l’ultimo uscito per Castelvecchi editore.