poi, però #noalfemminicidio

che nessuna se la prenda eh, però mi fate specie voi signore del #metoo e sono indecisa se infilarvi nella schiera delle vigliacche o in quella delle bugiarde. stavolta la saggia voce che instancabilmente mi ripete: Elena, ti prego, fatti i cazzi tuoi, non riesce a persuadermi a stare zitta.  perché finirà che avrò soltanto lettori, recensioni scritte soltanto da uomini: sono forse più coraggiosi? o voi signore preferite veramente storie di violenza nelle quali le botte non facciano rumore, non lascino lividi.

Io e il Minotauro è la mia storia ma anche quella di tante tra noi, di tutte quelle donne che commiserate dalla comodità delle vostre case, postando numeri verdi antiviolenza e hashtag lacrimevoli. ma è anche di più. Io e il Minotauro è proprio la storia che non volete sentire, quella di zie, amiche, sorelle che non avete saputo (potuto, osato) aiutare, o che avete giudicato severamente, abbandonandole al loro destino di succubi. perché è complicato ammettere che la violenza di genere si consumi  anche nell’attico di via Dandolo, tra quelle come voi, laureate, autonome, con una bella testa. è poco credibile pensare che il carnefice possa comprare il silenzio della vittima con un bel diamante. inammissibile pensare che sebbene si possa fuggire, non si riesca. ma questo romanzo fa proprio questo, cerca di mostrare la compassione della vittima nei confronti del carnefice. inutile che scuotiate la testa, c’è una forma d’amore che va oltre le categorie di bene e male, che non fa parte del comprensibile eppure esiste.

con l’invito a farvi coraggio vi chiedo, da donna a donne, di aiutarmi a spingere Io e il Minotauro su Amazon, su blog e tra amici. mettete stelline, commentate, insomma fidatevi del vostro coraggio e del vostro gusto di lettrici, non soltanto dei libri consigliati di Radio3. come sapete io non sono allineata.

in questo momento ci sono donne chiuse nelle loro case assieme al loro Minotauro, e non credo bastino i vostri compassionevoli hashtag, ma forse una comprensione più profonda del loro stato. per provocazione, da donna a donne, posto il commento di un lettore arrivato qualche giorno fa. 

“cara Elena, il romanzo mette subito in uno stato d’ansia come da inseguimento. Mi sono sentito braccato accanto ad Adele come in certi incubi ricorrenti in cui mi sveglio col batticuore. Si entra subito e non si esce più. E sembra non possa esistere al mondo altra forma d’amore e viene da piangere per questo. Poi c’è un’altra cosa: a volte, quando ho affrontato con amiche “de sinistra”, temi su personaggi maschili repressivi come il marito di Adele, loro si ponevano sempre nella posizione del “Noi siamo tutti dalla parte giusta”, io invece cercavo sempre di trovare quanto di Gimmi c’è in me. Spaventato cercavo nelle pieghe del mio desiderio, nelle mie paure e rabbie una parte del Minotauro. E qui tu riesci ad accompagnarmi in questo cammino pauroso. Nell’avanzare della lettura ero un po’ dispiaciuto perché il lettore Kindle mi comunicava che ero all’88%, quindi stavamo per lasciarci. Non parlo del sarcasmo e del linguaggio perché ciò che regge tutta la macchina. Insomma, Elena bella, mi è piaciuto tanto”.

qui Io e il Minotauro(acquistabile anche in ebook, on e off line presso le librerie che fanno consegne a domicilio)

qui il mio sito (foto, interviste e recensioni)

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