io e Ella

c’era la lira. ero appena tornata da due settimane di vacanza sul Monte Bianco. la portò nella casa di via Leonina una delle scopate del mio primo marito, Valentina. avevo Nerina che ci aveva seguiti dalla campagna, mi bastava. ma adesso l’imbecille voleva un’altra gatta. non sapevo ancora che quando gli uomini parlano sempre della nuova stagista, e l’assecondano in tutto, è perché se la trombano, o vogliono farlo. quindi dovetti prendere la piccola.

aveva polmonite e rinite. era stata malmenata, le avevano tagliato i baffi e l’avevano stuprata con degli oggetti. una cosa terrificante. e lì per lì che pisciasse ovunque mi parve anche tollerabile e normale. in tre giorni, piccola com’era, veramente minuscola, distrusse la stanza degli ospiti. gettammo materasso e divano.

presto si rivelò impossibile da gestire. a nulla servirono insegnamenti dati con affetto, consulenti psicologici, controlli e cure. le passò la polmonite. la rinite no. il veterinario disse che non sarebbe vissuta a lungo, massimo 3 o 4 anni. le davo vitamine, Fiori di Bach e rimedi omeopatici. la tenevo sempre addosso nonostante io sia anaffettiva e proprio perciò amante dei gatti. si può dire sia stata attaccata a me come un arto. sollevò il pavimento di legno. i divani erano coperti da incerate che puntualmente distruggeva. usai repellenti, qualsiasi cosa. tutti (anche le amanti del mio ex) mi dicevano: ma basta, portala in campagna, liberatene, come fai a vivere con una gatta che ti fa la pipì sui piedi in piena notte, ti sta distruggendo casa.

ma non se ne parlava. sono nata con una tara, sento parlare anche gli oggetti, tutto si appella al mio buon cuore, tutto si riempie di umanità e di buddhista compassione quando le cose e gli animali hanno a che fare con me. è perciò che ho amato tanti uomini sbagliati, manipolatori e megalomani: perché mi facevano pena, perché sapevo che nessuna li avrebbe amati come me. e forse guariti. ogni ospite entrasse in casa vedeva Ella e se ne innamorava. è una gattina di taglia minuta dal musetto schiacciato, grigia con tre zampette bianche, come avesse dimenticato un guantino per la fretta di raggiungermi.

mi ha salvato la vita una volta. avevo un blocco digestivo e le labbra viola. non avevo la forza di reagire. lei si mise sul mio stomaco e iniziò a fare la pasta fino a sbloccare la digestione.

mi ha seguita in via Merulana,  dove abitai da sola dopo il divorzio e scrissi Justine 2.0, romanzo nel quale lei era la piccola Yin. poi venne a Marina di San Nicola, al mare, ora qui sul lago. nulla è cambiato in 22 anni. sono ovviamente affetta da coccigite a forza di tenerla sulla sedia da lavoro dove lei vuole stare. lavo per terra ogni giorno e perciò mi è venuta l’artite della casalinga: per fortuna è abitudinaria e la fa sempre negli stessi posti. ho rinunciato a molti viaggi per lei. per fortuna il mio splendido marito ha la mia stessa malattia del cuore e non ci ha messe alla porta, anzi, ha curato Ella meglio di come l’avrei fatto io. e gliene sono grata. è stata bene fino a tre giorni fa, nonostante il recente ictus dal quale si è ripresa rapidamente. adesso è fuori in giardino che beve acqua dal papiro e cerca il sole. è affetta da demenza senile, mi pare ovvio, perciò urla. non è distesa in una cuccia di dolore.

domani tutto finirà. e mi perdonino gli amanti dei gatti se per problemi logistici e affettivi veramente complicati non l’ho ancora portata ad attraversare il ponte che la condurrà nel paradiso dei gatti, nonostante tutto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...