senza mani e con le bolle

i libri che leggo sono campi di battaglia. ora, con le prime edizioni cui mi sto interessando faccio più attenzione, uso post it colorati anziché ripiegare gli angoli e scrivere appunti a penna, come viceversa feci a 13 anni con Gombrowicz, così da sapere anche di quale argomento mi sia entusiasmata tanto, quale passo mi abbia mandata in estasi nel cuore della notte.

quindi sono 2 anni che cerco un interessantissimo passo sulla tecnica del pompino. ora non ricordo se di questi fondamentali abbia scritto Philip Roth nel Teatro di Sabbath, se non erro durante la narrazione della coppia di amici e il carteggio (scritto con diversa font) tra il protagonista e la sua studentessa, oppure Houellebecq nelle Particelle elementari.

il passo è interessante perché critica aspramente la tecnica di aspirazione e risucchio che molte vantano sui social, una modalità di approccio delle giovani d’oggi allo strumento (o mezzo) fin troppo aggressiva; iperattive, esperte come attrici porno – ripete lo scrittore – sono poco inclini alla pausa, al riposo, a quello che in musica è il silenzio, elemento  fondamentale per rendere il godimento più intenso. farlo senza mani e producendo bolle, infilaselo fin dentro senza mai una pausa è roba buona per il circo.

vantarsene, invece, è roba da casalinghe disperate.

qui Pioggia Dorata

qui l’ultima uscita per Castelvecchi. a gennaio un nuovo romanzo.

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