perfetto composto

quindi dovrò leggere queste 300 pagine accompagnata dagli ausiliari essere e avere. quando lessi il primo romanzo scritto col presente composto, o passato prossimo,  a firma di una cara amica che comunque oggi non scrive più, m’infastidii enormemente. è scritto su tutte le grammatiche: è un tempo verbale discorsivo, raramente usato in letteratura. già, letteratura. così glielo domandai: ma scusa, Paola, perché ‘sto tempo verbale vigliacco? eh, lo hanno deciso gli editor.

il passato prossimo come deriva della lingua italiana, della parola scritta che ha già annunciato la scomparsa del futuro e del condizionale. un piede nel passato ma psicologicamente presente, un’azione indefinita che porta ancora conseguenze, soprattutto una certezza per i campioni under 40 dello storytelling.

ecco, dopo le 140 pagine di Guido Morselli che ancora mi risuonano dentro, essenziali, non verbose, spogliate di immagini retoriche e metafore,  è pericoloso leggere un contemporaneo che dopo 3 pagine di descrizione fanno venire l’orchite per quanto insincere, ricercate.

ancora più pericoloso è farne il nome, del giovane promettente contemporaneo. se maschio, soprattutto, potrebbe aspettarmi al varco in redazione o in agenzia. tu, imbecille, con il tuo meridionale passato remoto o il cronachistico presente: ansioso, clautrofobico, che cazzo vuoi pubblicare?

qui Pioggia Dorata

qui l’ultimo mio romanzo Castelvecchi

4 pensieri su “perfetto composto

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