la smania

senza entusiasmo né voglia eccomi alla vigilia della quarta pubblicazione.

voglio bene al mio editore, lui si fa in 4 e fa le cose per bene, spende per editing e carta, copertine originali e comunicazione, ed è soltanto perciò che ho deciso di firmare, nonostante la brutta parentesi appena trascorsa, che almeno mi è servita a insegnarmi a rifiutare contratti: finita la smania.

la scrittura come massima realizzazione è sintomo di malattia dell’ego, di deformazione del sé. io ho cominciato 10 anni fa, quando, alla ricerca di un lavoro qualsiasi in casa editrice come segretaria o donna delle pulizie, mi sentii dire da Alberto Castelvecchi: hai una personalità immensa e tante vite alle spalle, sai scrivere e sei pure bona. tu devi scrivere un romanzo. anzi, ti regalo il tuo primo titolo: Justine 2.0.

senza fatica trovai il primo editore. ebbi il favore della critica. viceversa non mi sarei mai infilata in questo troiaio di divette e manager, di agenti e sarti. e sì, perché il taglio e il cucito sono tra le specialità dei gruppi dirigenti dell’intellighenzia italica in posa per i giornali o per le TV. perché come scriveva Calvino, i letterati sono brutte persone, invidiose e scaltre.

qui Pioggia Dorata, da leggere con due mani nonostante il titolo

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana (ovvero: come far dimenticare una buona storia)

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