cantavo l’Inno di Mameli

per cui considero una figuraccia indegna, gonfiare il collo e passare la giornata a digitare puttanate galattiche sul colpevole immigrato di turno, e invece. oggi ce n’è di gentaglia del genere che va a votare, papà. che parcheggia fuori dalle strisce e in doppia fila e che quando glielo fai notare, dandogli dell’incivile, ti risponde pure che l’incivile sei tu e che ti devi informare prima di parlare, perché lui stava “a portà a spesa ar padre, che porello nun se move”.

è gente che ti passa avanti alla cassa e poi dice: nun l’avevo vista, me scusi. tanto per farti sentire indegno di nota.  invisibile ai suoi occhi bovini, come chiunque non abbia un nome sulla porta di un camerino TV di un programma becero del pomeriggio casalingo.

qui si tratta di fermarli. di fermare la valanga di opinioni non richieste, di insulti. ho conosciuto un mondo diverso, fatto di obblighi e di dati di fatto, di dogmi incrollabili, di punti di riferimento e del bello oggettivo.

ho acceso la luce e ho visto moltitudini, gente che ucciderebbe a mozzichi i tuoi figli per difendere i suoi, anziché ragionare per trovare un modo di salvarli entrambi.
e il mondo si ferma, papà.
beato te che non li vedi.

qui il mio libro da leggere con due mani nonostante il titolo

qui il mio romanzo Castelvecchi, in attesa del prossimo, a gennaio

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