cetrioli alla russa

di Romain Gary ho letto in un paio di anni ogni libro tradotto e pubblicato in Italia, per lo più da Neri Pozza che tra il 2017 e il 2109 ha pubblicato finalmente anche “Pseudo“, “Addio a Gary Cooper”, romanzo politico di grande importanza, che Gary cita spessissimo nell’autobiografia “La notte sarà calma”.
sono tre anni che cerco di imbastire un breve saggio critico, o una più utile e semplice guida alla lettura. ma Gary, (Kachev, Ajar) è un autore immenso, e ogni volta che guardo il materiale accumulato, decido di dedicarmi ad altro. questo è un breve stralcio di “Cetrioli alla russa“, un raccontino nato dalla lettura dei suoi brani più personali contenuti nelle diverse raccolte d’interviste, e pubblicato per Crapula Club.

“Guardavo una donna, la possedevo, ma non mi bastava. Me ne facevo venti ed era lo stesso. Le guardavo, in un caffè, per strada, tra le mie lenzuola, e quando distoglievo gli occhi, di loro in me non era rimasto niente. Perdevano consistenza. Provai a fotografarle, ma quelle immagini sembravano prendermi in giro per quanto poco vicine alla sostanza».
Goffredo teneva tra le dita ossute il mozzicone di eucalipto e finalmente sorrise.
«Era una giornata piovosa. In realtà credo piovesse da settimane. Era una primavera stranamente umida. Dal mio buco in rue Gabrielle vedevo le giornate alternarsi tra brevi scoppi di luce e lunghe pause di buio, i tetti grigi mi restituivano baluginii d’argento come in un sogno e per pochi istanti mi sentivo felice.
Quel pomeriggio lasciai Babette a letto. Una di quelle che pagavo per farle fare la lasciva, cui offrivo cinquanta franchi al giorno per cucinare e trastullarsi mezza nuda per casa, così da illudermi di essere in compagnia».
Raineri ebbe un lieve moto di stizza, si percosse leggermente il labbro con la nocca violacea e mise a fuoco: in realtà nessuna di loro si chiamava Babette, disse, ma quello era l’accordo, lui le chiamava Babette e loro eseguivano.
Raineri stirò un sorriso per nulla pentito.
«Comunque sia, era una giornata cui mancava pochissimo per essere perfetta. Uscii in strada con una strana acquolina in bocca, come per una bella amatriciana in un mezzogiorno romano a un passo da Fontana di Trevi. Insomma mancava poco al compiersi della mia felicità, lo sentivo, era vicinissima, e camminava proprio davanti a me, in un poncho messicano, il guinzaglio in una mano e il sigaro spento nell’altra».
Si prese una pausa lunghissima, durante la quale mi guardò, poi distolse lo sguardo per sorridere tra sé e mi guardò di nuovo.
«Era Romain Gary», concluse”.

il link al racconto completo è questo

qui, invece, la raccolta di racconti “Pioggia Dorata”

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