Rizzoli, 1966

ieri sera un’amica mi scrive per email: cara Elena, non capisco, sul serio- nonostante l’incipit gentile, il tono è indignato sin dal subject- ecco, non capisco come mai con tante nuove uscite editoriali tu acquisti sempre più spesso vecchi titoli sulle bancarelle dei libri usati, e li fotografi pure. non lo sapesse, poi, la mia amica addetta ai lavori, perché preferisco Giuseppe Berto a Pinco Pallo che scrive come caga, pubblica per ChiTeConosce editore e in sovrappiù  tiene corsi di scrittura creativa a Vattelapesca.

ma tu, amica mia, hai mai preso in mano un Rizzoli del 1966? provaci, ti prego, è come essere invitata a cena da uno come mio padre: profumo, voce pacata, sportello dell’auto aperto, sorriso, nessuna confidenza imbarazzante, linguaggio forbito, pretese zero, tanto che ci rimani anche male sotto il portone ma pazienza, perché certi “a domani” sono più eccitanti di prevedibili “mi fai salire un attimo”.

guarda questo romanzo qui, piuttosto,  “La cosa buffa” di Giuseppe Berto, decima edizione, collana La Scala. tre centimetri di carta porosa appena ingiallita nonostante i 50 anni, nessuna piega,  non la solita quarta arrogante, né un’ombra di aletta, non una parola sulla trama, non duemila richiami e grida dell’amico critico a esaltare l’opera necessaria. e poi sopraccoperta trasparente, copertina rigida d’autore, il cui nome si scorge dopo lunga ricerca sul retro, scritto piccolo piccolo su un angolo i basso: Dagrada, art director Rizzoli. si tratta di un disegno astratto arancio, giallo, nero e panna, nessuna immagine evocativa: la ragazza bellina con il ditino in bocca, quella sul pattino, quella a tette nude. nulla di acquistato frettolosamente  dalla C.E. tra le tante immagini che si trovano on line, nulla di didascalico. Dagrada, Mario Dagrada, cercalo sul web e masturbati, infine godi.

apro. non posso fare a meno di ansimare per la sorpresa. mio marito, di là, mi domanda se va tutto bene. mento: certo, amore, è solo un libro in brossura  filo refe, come dire uno che dopo una cena ottima e divertente ti accarezza a lungo prima d’infilarti la mano lì, magari prima l’anulare, che ti fa bagnare come una spugna ma non godere. 349 pagine di interlinea singola e carattere non Nave di Teseo: nessun bisogno di allungare un brodo evidentemente insipido.

ecco, senza conoscere l’argomento già lo amo. quando infine scopro che si tratta di un romanzo di formazione, periodi lunghissimi e senza punteggiatura, sono pronta a darmi a lui senza riserve. sulla fascetta gialla soltanto una scritta sobria: decima edizione. se uno gli argomenti ce li ha, non ha necessità di urlarlo troppo forte.

lo capisci, amica mia, perché anche quand’ero adolescente lo volevo anziano ma di classe?

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici GiaZira Scritture

 

 

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