gare di lutto per Notre Dame

sono sconvolta, piango. i cugini francesi, la letteratura, la nostra memoria collettiva.

ma i social sono un dolore a parte, una ferita che si riapre ogni giorno alla lettura della  Time Line con la stessa domanda: a che serve parlare se nessuno più ascolta e a che serve scrivere se nessuno più legge. gli antieuropeisti che esultano, ho tanti tanti amici pompieri, esperti d’arte e citatori di Cocciante. non mancano gli atei infastiditi:  è soltanto un simbolo, fanculo la cristianità. infine, i narratori di addii, postatori di foto a testimonianza del viaggio di nozze nella Ville Lumiere.

ma i migliori restano i cinici benaltristi: la vita è tutta schifosa, le guerre sono ovunque e le cattedrali crollano. poi si cagano sotto al primo prelievo di sangue. quelli che ti lasciano il dubbio che “il problema sia un altro”, che come un medico forense si mette a fare analisi, mentre il corpo amato è ancora caldo sotto le braci.

Per me c’è soltanto sentimento personale, intimo, ricordi che non condividerò c perché non siano insozzati.

c’è, forse, un imbecille che ha lasciato la sigaretta accesa vicino ai solventi.

qui il mio ultimo romanzo serio

qui i miei racconti porcissimi

 

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