affidarsi al caso

Dario mi fa tanta tenerezza. ma potrebbe chiamarsi Luca, Mattia, Franco, anche Maria, Susanna. parlo del ragazzo che pochi giorni fa si è incatenato davanti agli studi di Cinecittà per portare avanti la propria protesta: il grande Fratello è pieno di raccomandati e figli di, mentre io sono 10 anni che faccio la fila qua davanti e nessuno mi seleziona.

i nostri sogni sono a un passo da noi, sempre in perfetta corrispondenza con le nostre reali capacità; la loro realizzazione impedita sempre dal prossimo della fila, che ha un padre, che ha un amante, che ha soldi. negli anni ’70 Romain Gary sosteneva saremmo stati distratti da un senso di continua emergenza. io aggiungerei l’enfasi puerile di chi pensa che pubblicare, o partecipare a un Talent show, cambi la vita.

fa tanta tenerezza vedere giovani che si affidano al caso. ma come dar loro torto, in un Paese che prevede l’obbligo a pagare anche per accedere alla roulette. non esiste ascensore sociale, ce lo raccontano i dati, le migliaia di giovani in fuga. per cambiare la propria esistenza in Italia hai poche possibilità: vincere un Talent Show, vincere al video poker, suicidarti.

ma per l’ultima opzione devi essere fortunato ad avere pubblico.

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