nuda in chat

bei tempi quando il modem era piuttosto un afrodisiaco, e frizzava nell’etere come la musica di un concertone rock, come il basso in accordatura tra le dita del jazzista inglese a torso nudo,  il charleston del batterista pieno di tatuaggi e sudato, i tasti frementi del pianista fattissimo con la faccia da ragazzone che si addormenta subito dopo.

la chat era un’incognita come fare il giro dei Jazz Club al sabato sera a Roma e cercare qualcuno ancora sobrio che volesse accompagnarmi a casa e forse a letto. anzi meglio, di più. la chat 1.0 era primitiva come un maschione timido, la connessione lenta come dei buoni preliminari, l’aspettativa altissima, l’eccitazione per la novità titillava il nostro cervello di donne e uomini in grado di cambiare il mondo.

poi sono arrivate le APP. tutte quelle che vuoi per fare sesso in tranquillità: quelle che te lo mostrano più vicino, più lontano, più divertente, più sicuro, più grosso. e io mi fermai lì, sulla soglia del 2.0 impertinente, che ti concede connessioni serie, che ti filma così come sei, con tanto di difetti, la faccia accaldata nel grandangolo della stanza d’albergo disfatta. mi sono fermata lì. quando in chat mi raggiungevano curiosi e amanti del brivido, quando le lenzuola digitali erano veramente tutte da immaginare, quando potevo essere ciò sognavo, quando sognavo.

qui il mio ultimo romanzo edito Castelvecchi.

qui il più discusso e amato Pioggia Dorata.

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