gli alberi sono la vita

siamo qui a passarci articoli sulla siccità e a far le pulci a Trump che viola i trattati sul clima e consentiamo a chiunque di distruggere alberi.

a scrivere non si guadagna perché si firmano contratti iniqui permettendo agli editori di pisciare in testa a chiunque, che si tratti di autori di talento, di vigliacchi, di studenti paganti il corso di scrittura o del famoso impiegato al catasto. l’editore disonesto, che da qui in avanti chiameremo “editore x”, stampa TUTTO, ormai. non sentitevi privilegiati per la proposta di pubblicazione perché oggi si stampa ANCHE senza criterio, e lo fa il piccolo editore, il medio e il grosso, purché l’ingenuo lasci in cassa il guadagno di 100, 300, 500 copie e, se prenderà qualcosa, non sarà mai al di sopra del 5, 6%.  “per rifarsi dell’investimento” sostiene “l’editore x”. questa nuova deriva tanti la conoscono ma nessuno ne parla, perché è su questo che l’editore x conta, l’omertà.

lui, l’autore imbecille che si venderebbe il cane pur di poter annunciare l’uscita del proprio primo e ultimo capolavoro, si fa il culo a concepire una storia, anche brutta per carità; se ha una coscienza, ma è raro, pagherà un editor professionista perché la casa editrice anche su questo è stata ambigua (come sul resto). il bello è, ma l’ingenuo non lo sa, che l’editore non rischia un cazzo se non il tempo della redazione a tirar fuori un impaginato di merda, perché non è scritto da nessuna parte il numero di copie stampate dall’editore x, tantomeno sul contratto capestro. e allora fatevi qualche domanda, anziché rimuoverla.

arrivato il gran momento dell’uscita, l’editore x farà capire all’imbecille che libri a scaffale ce ne saranno, per carità, ma non nelle librerie indipendenti che non hanno il “tal distributore”, né nelle associazioni, e che per le presentazioni sarebbe meglio acquistare un tot numero di copie, come hanno fatto tutti gli altri colleghi, direttamente in Casa editrice, con lo sconto, è chiaro, eh eh, affinché non si perda tempo all’ultimo momento. se l’imbecille cederà all’acquisto delle preziose copie, stampate su carta di merda per risparmiare, corpo 9 che manco sua madre potrà leggere, interlinea singola, l’editore sarà felice di potersi pagare lo stipendio e fare il fine settimana con l’amica, in caso contrario, farà il possibile per mettere in difficoltà l’autore.

la prova di tutto questo? domandatelo ai 150 amici che soltanto a febbraio hanno annunciato la propria uscita editoriale. la fine di questa deriva? farsi un esame di coscienza, capire che la pubblicazione è soltanto la fine del sogno e che se non si vende una copia del proprio romanzo neppure a mammà, il problema non è del mercato.

8 pensieri su “gli alberi sono la vita

  1. E’ vero ma l’autocritica non si compra al mercato, o ce l’hai oppure no e, per quelli che non ce l’hanno, dovrebbe esserci un “editore X” abbastanza critico e, soprattutto, competente da essere in grado di dire”CAMBIA MESTIERE” allo scrittore imbecille di turno. Ho letto cose, pubblicate, da far sanguinare gli occhi. Gli scrittori sono in via di estinzione, in compenso sono in aumento gli adoratori della mediocrita’. Facciamocene una ragione. Buona serata, cara. 😉

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    • è perciò che gli amici dell’autore dovrebbero fare qualcosa, dissuaderli. la situazione ormai è tragica. editori troppi, autori troppi, tutti gli autori trovano un editore e l’editore trova il modo per guadagnare sull’autore. se tutti gli autori che valgono diranno di no agli editori disonesti, gli editori disonesti avranno soltanto pessimi autori e chiuderanno. io per ora mi autopubblicherò.

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      • Gli editori disonesti avranno pessimi autori, senza dubbio, ma quanti lettori? Un’infinita’, credimi. Gli editori pubblicano in base alla richiesta di mercato e questa e’ rivolta ai vari Fabio Volo. I mali del secolo sono la banalita’, l’ignoranza e la mediocrita’. Auguri per la tua autopubblicazione, sii un buon editore. 😉

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      • ma sai, io non considero Volo o la Lucarelli dei competitor. in passato avevamo la Invernizio o Collezione harmony, in passato tutti gli scrittori che si occupavano di letteratura facevano la fame o si autopubblicavano. mi spaventa piuttosto la pseudo letteratura. e qui si apre una voragine.

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