ancora pippe su FB?

e magari fossero le belle pippe in chat dei tempi andati, quando ci si diceva cose sconce con Ministri e pezzi grossi, e che secondo me, causa molestie e ricatti, nemmeno si usano più. no, sono pippe sul senso della scrittura feisbucchiana, i pixel in disfacimento, la time line che scorre inesorabile come un fiume in piena portandosi via i nostri pensieri, le nostre preziose parole. tutte analisi già splendidamente scritte da Roberto Cotroneo su Sette, almeno otto anni fa. io, su un Magazine di minor fama, Informare per Resistere, scrivevo “La deriva di twitter“, rubrica settimanale sull’evoluzione della specie social.

ma la rete è ormai una discarica intellettuale di articoli inutili e di imbecilli che mettono like in automatico e per simpatia, piena di roba vecchia, idee riciclate, Magazine che vivono due stagioni e servono a chi le ha ideate, e ci scrive, ad autopromuoversi, a creare plusvalore, fumo negli occhi al proprio essere ininfluenti. perché scrivere a certi livelli, oggi, non ha più senso.

la bolla degli esordienti è scoppiata anni fa, inutile sperare di essere Paolo Giordano II, che poi, uno ne ha scritto di grande successo, il resto è fama ereditata. gli editori? la maggior parte dei medi grossi nomi sfruttano le speranze degli scrittori 2.0, appunto i segaioli di Facebook, per fare cassa e pagare i propri redattori. tantissimi propongono contratti iniqui: assenza di editing e correzione di bozze, nemmeno le 10 copie stampa (alcuni le promettono e invece non è così), Ufficio Stampa te lo paghi tu, distribuzione da print on demand, e giacché Messaggerie offre un servizio di Stampa su richiesta, ma questo non è scritto nel contratto, non saprete mai quante copie saranno stampate, né quando potrete riprendervi i vostri mai rispettati diritti. fossimo in un’aula e chiedessi ai gabbati di alzare la mano ne vedremmo delle belle. un bell’elenco di editori disonesti che mai avremmo pensato.

il guaio è che c’è anche chi non sa fare altro che recitare, suonare e scrivere, e che non  sopravvivrà in una realtà fatta da gente che paga agenti letterari fino a tremila euro e che accetta condizioni umilianti pur di dirsi “scrittore”.

Conversazioni Sentimentali in Metropolitana. su IBS, 5 stelle.

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