dell’importanza dell’ufficio stampa

in gergo artistico si dice “bagno” qualsiasi rappresentazione non abbia pubblico sufficiente ad avere luogo. in teatro il pubblico pagante deve avere lo stesso numero più uno degli attori in scena, all’incirca così è per i musicisti.
è umiliante salire sul palcoscenico e trovare la sala deserta, mi è successo una volta sola, per un saggio dell’Accademia, una domenica pomeriggio dopo che si era sparsa la voce che lo spettacolo sperimentale cui partecipavo era lungo tre ore e quaranta, che il pubblico era imprigionato assieme agli attori sul palco, che nemmeno poteva alzarsi per fare pipì e che il testo era di una noia mortale.

speravo che mettendomi a scrivere avrei evitato l’esibizione, invece ho a che fare anche io con gli spaventosi incontri nelle librerie, conversazioni semivuote per esordienti sconosciuti fuori casa o scrittori poco accorti. perché dico “spaventosi”?, perché che si tengano in biblioteca, a teatro o in libreria, le presentazioni di romanzi hanno molti punti deboli: se ne fanno troppe, non sono interessanti se non si hanno interlocutori giusti, o lettori che abbiano letto almeno l’aletta di copertina, la maggior parte di chi le organizza quasi mai si pone il problema del pubblico lasciando alla buona sorte il risultato della serata.

quello che intendo dire è che a monte, prima che la tragedia abbia luogo, bisogna evitare di scrivere, che una volta rotto i coglioni a mezzo mondo per ottenere la pubblicazione, ci si munisca almeno di uno straordinario ufficio stampa, e che si eviti la capitale, e se proprio non si può, prima di stabilire una data si verifichi sul calendario che in giro non ci sia altro.

ancora più triste di un esordiente con sala vuota, è uno famoso che finge di leggere passi del proprio romanzo, in attesa che la libreria si animi di gente o che arrivi la fine del mondo.

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5 pensieri su “dell’importanza dell’ufficio stampa

  1. La presentazione è un ossimoro: interessano sempre meno ma ci sono editori che le caldeggiano perché può essere l’occasione di piazzare una decina di copie in un colpo solo. Conosco autori consolidati che basano il grosso delle vendite sulle loro performance. Io ho sempre pensato che dovrebbe essere il libro a parlare per te e non il contrario ma tant’è…ho un rapporto conflittuale con lo strumento presentazione. Dipendesse da me non ne farei ma se mi chiamano vado. A volte va bene a volte va male. Cést la vie. Certo, anche lì vedi se vendi per quel che scrivi o per il personaggio che interpreti

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  2. Mi sono sempre chiesto quali dinamiche governassero il successo delle presentazioni dei libri.
    Quelle della libreria Trame di Bologna sono quasi sempre piene (OK, la sala è piccola ma una trentina di persone ci sono sempre) con o senza uffici stampa, probabilmente merito della libraia che costruisce bene gli eventi.
    Poi hai le situazioni strane in cui ci siamo trovati in tre ad ascoltare Danilo Masotti anni fa sotto un gazebo in una serata uggiosa (quattro con la di lui moglie per la verità), lo stesso Masotti che l’anno dopo, nello stesso posto, con la stessa promozione ha richiamato decine di persone plaudenti.
    Penso che ufficio stampa o no ci siano elementi imponderabili in questi eventi.

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    • non credo proprio, l’imponderabile oggi non esiste. certo, in un posto che accoglie 30 persone basta chiamare quattro amici. ma ho lavorato in teatro, nella musica con ancora più cognizione e da 10 anni in editoria. non farmi l’esempio di Masotti che ha sempre pubblicato con Feltrinelli, fammi l’esempio di Pinco Pallo. a Bari lascio gente fuori anche senza Ufficio Stampa, ma non perché sia Proust, è ovvio. De Giovanni lascia gente fuori anche a Vetralla in un giorno di neve. ho visto Mauro Covacich a Cortina ed eravamo in cinque. ah, era stato tra i finalisti dello Strega lo stesso anno. non aveva ufficio stampa. credimi, lo so.

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