attese

è che a un certo punto diventiamo esigenti, preferiamo portare la cosa per le lunghe, è un po’ come chiamarsi l’applauso, che dopo una lungo silenzio viene meglio.
e quanto è più piacevole affrontare il lunedì, la riunione di condominio, o il colloquio con il professore di tuo figlio, sapendo di custodire un segreto inviolabile e dolcissimo, un posto tutto tuo dove rifugiarti come quando eri adolescente. e la paura di essere colta in flagrante (dalla madre, dal figlio, dalla suocera) è la stessa di allora.

ma quanto è più rassicurante un non amore deciso a tavolino, un non incontro pianificato per mesi, una relazione mancata che però ci fa palpitare?
ricordo tutti gli incontri che non sono stati. il vigile del fuoco nelle metro B, che mi seguì fino al supermercato e dal supermercato a casa, il ragazzo di vucciria che mi passò un paio di banane del proprio banco guardandomi negli occhi, che ripagai lasciando la mia mano nella sua assieme alla banconota da cinquecento lire. o il bel graduato che mi seguì dal treno regionale per tutto il binario 29 di Termini, voltandosi a guardarmi tutte le volte che mi superava.

potenziali inespressi. destini monchi. scarti di realtà.

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Un pensiero su “attese

  1. Il lavoro per sottrazione applicato all’esistenza, che è un po’ il senso della maturità e la consapevolezza di tutto quel che sarebbe potuto essere ma non può. Con la gioventù non lo si accetta, con il passare del tempo si

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