morire per pochi grammi di fumo

I tossici sono sempre un po’ filosofi. I tossici rimangono per sempre tossici, soprattutto quando passano la vita a non ricaderci” (Il Pusher, Porn to be alive. 80144 Edizioni)

perdonatemi se inizio con una autocitazione, ma se non ve foste accorti questo è il mio diario, per questo sono n’anticchia auto referenziale; non scrivo per il Fatto Quotidiano né ho l’onore di essere una blogger dell’Huffington, e questo blog s’intitola in modo inequivocabile, quindi, viva dio, scrivo ciò che mi pare.

erano gli anni ’80. a Bari ci si faceva di brutto, per lo più eroina. roba come anfetamine e Roipnol erano nelle tasche di tutti, anche nelle mie che avevo 14 anni. i miei erano genitori democratici, preferivano indicarmi la strada e farmi sentire in colpa se sbagliavo, ma non mi proibivano nulla. a parte, forse, che mi chiudessi in cameretta con un ragazzo.
io ero un ordigno inesploso, seducevo qualunque uomo avessi a tiro, fosse pure l’orrido prof di matematica con i denti gialli e la cravatta marrone. rubavo, scappavo di casa per settimane, prendevo dieci in italiano e zero in matematica, come Romain Gary, il mio scrittore preferito. ero una da collegio, o da sculacciate, ma mio padre preferiva educarmi a forza di ragione che con il nervo di bue, purtroppo per la mia indole masochista.

così, un giorno chiamò me e mia sorella in serra. vivevamo in campagna, mio padre aveva un grande vivaio e il pollice verde.
«Ecco che cosa vi ho regalato quest’anno», ci disse mostrandoci con fierezza una gigantesca pianta di cannabis, profumata, piena d’inflorescenze benefiche, così rigogliosa da restare a bocca aperta.
«Sarà vostra se accetterete un accordo», conciliante, con la sua “r” francese dolcissima, prendendomi con due dita per la nuca, pronto a stringere mortalmente casomai avessi protestato.
«Io ve la razionerò, voi non andrete mai più a comprarne dagli spacciatori, io la distruggerò casomai ne rubaste anche solo un grammo o ne parlerete in giro».

non siamo mai passate alle coca o all’eroina. mia sorella non fuma quella roba da almeno 30 anni, io sono orgogliosa di farmene qualcuna la sera, per scrivere o fare l’amore. i miei ex di allora: magistrati, medici, psicanalisti, musicisti, fumano tutti ancora oggi sebbene padri e mariti; sì, la sera, anziché alcolici si fanno un paio di canne.

Indegno di un paese civile costringere una signora a cercare roba illegale in zone oscure, piuttosto che concederle di acquistarla in modo regolare. Pagando anche l’IVA“. Indegno che un Paese civile induca un ragazzo di sedici anni al suicidio per pochi grammi. ci vuole una legge, e subito.

Qui, Pioggia Dorata 

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Un pensiero su “morire per pochi grammi di fumo

  1. Quando un paese ascolta gente come Giovanardi questo è quello che succede. Che poi questa è solo la punta dell’isberg visto che nei piccoli centri poliziotti novelli e carabinieri frustrati, in cerca di facili promozioni, ogni giorno arrestano con titoloni dei giornali, ad uso dei ben pensanti, poveri ragazzi che, solo perché fanno “la spesa” per gli amici o per uso personale vengono dipinti come criminali con relative bande sgominate. Ragazzi le cui vite vengono rovinate per sempre grazie ad una società ipocrita e ottusa.

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