quando c’era ancora Mastroianni

da Piccole donne a Cime tempestose fu un attimo. a quattordici anni attaccai Diderot e i francesi. a sedici, già volevo entrare alla Silvio d’Amico, iniziai con la piccola biblioteca di Teatro, che è ancora qui, sull’ultimo scaffale destra. mamma aveva un conto aperto in una piccola libreria, forse un ingrosso, dove vendevano soltanto Einaudi. sono stata fortunata, i libri erano a portata di mano, saggi e narrativa, ci costruivo anche la casa di Barbie, mia madre e mio padre oltre che di politica discutevano soltanto di quello, se “Lettera a un bambino mai nato”, che trovarono nel mio zaino, fosse un testo adatto a una quindicenne irrequieta.

anche al mare, al Trampolino, sulla lingua di scogli dopo il bar, gli adulti facevano gruppo per discutere lo Strega. era una tendenza parlare di letteratura anche in assenza dei Social Network. mio nonno, che leggeva per lo più roba finanziaria, una sera che era con i miei a cenare alla Rampa, a Roma, riconobbe Pasolini e la Morante, e anche gli altri, gente comune che passeggiava. erano volti famosi, erano “gli scrittori italiani” di cui le persone aspettavano l’ultima novità, che erano cresciuti sotto gli occhi di tutti, che avevano trovato una direzione soprattutto grazie alle redazioni, oltre che alle scelte dei lettori. e vi basti leggere “I migliori anni della nostra vita” di Ernesto Ferrero, per sentirvi catapultati in un mondo di gentilezza e sensibilità che non c’è più. perché mi raccontano che in “certe redazioni”, si ride dei manoscritti che arrivano, degli autori, ignari. forse anche di me. i nomi?, non sono cretina, non li farò nemmeno sotto tortura. ma è così. fidatevi. spesso si finisce in mano a imbecilli.

quindi si scopre, e finalmente, che il numero dei lettori è sempre lo stesso, non c’è stata alcuna flessione, e questo articolo denuncia (finalmente) quanto gli addetti ai lavori preferiscano  riversare la colpa delle loro scelte scriteriate sui lettori e sugli pseudo scrittori, che però, e lo sanno anche i bambini, in libreria non ci finiscono. i libri non si vendono perché sono brutti e quelli belli non vengono promossi adeguatamente.

quando non capisco di che materiale è fatto il muro contro cui sbatto la testa, mi metto a indagare. settimane l’ho fatto con una decina di autori usciti negli ultimi dieci anni da case editrici medio grandi, pompati dalla stampa e finiti nel nulla.

fatelo anche voi, e sarete felici che il vostro manoscritto sia stato cestinato.

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2 pensieri su “quando c’era ancora Mastroianni

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