#smettoquandovoglio

non è vero che smetti quando vuoi, anche perché oggi è venerdì. e perché talvolta ci s’impiega una vita a smettere, io, per esempio, ci ho messo 20 anni. mentre a bere, da ragazza,  ci ho impiegato pochissimo: perché il punk, i grandi, le discoteche, e poi  il teatro, il debutto,  il marito, la banca, l’azienda, e la gravidanza che non viene. e lo scontento, e la frustrazione, ed Equitalia e la morte dell’amica. e la festa, la commemorazione, il funerale. perché c’è sempre un buon motivo per iniziare a bere, pochi per smettere. e il supermercato ce l’hai sotto casa, non è come il pusher.

io ho smesso 12 anni fa. e si dovrebbe farlo tutti al venerdì, quando ti sembra che a uscire di casa la sera nemmeno ci sia gusto senza almeno tre Ceres, e anche il film perda senso, o la cena con l’amica, perché è complicato fare confidenze, lasciarsi andare, è difficile anche ridere. perché da sobri il mondo diventa in bianco e nero, almeno crediamo, e anche perché attorno a noi bevono tutti, che male c’è?, e magari succede a tutti ciò che capita a noi, che poi non ci sappiamo fermare, e che dopo il baby al locale, tornati a casa ce ne facciamo un altro, e poi davanti alla TV guardiamo un film in giapponese senza sottotitoli e ci pare di  capirlo alla perfezione, e quando finalmente ci corichiamo è tutto uno schifo e un pianto, ma se domattina sarà nausea  la serata sarà adatta alla sbronza, perché dopo il venerdì da apericena c’è il sabato bestiale.

invece si ride anche di più, da sobri. e anzi, la vedi proprio l’onda dell’imbecillità alcolica che non fa ridere nessuno e che si propaga da una parte all’altra del locale, della festa, del ristorante. e non c’è nessun fascino nella bocca impastata, nella lingua viola di tannino, nessun divertimento nella barzelletta di cui hai scordato il finale. e anche a letto, poi, dopo un po’ di volte, non si fa più faville.

si smette un giorno dopo l’altro. perché anche oggi, dopo 12 anni, io farò una rinuncia.

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4 pensieri su “#smettoquandovoglio

  1. Difficile dire qualcosa, soprattutto qualcosa che non sfiguri in coda ad un post così intenso.
    Ho vissuto per tre anni in mezzo ai vigneti del teroldego (letteralmente, al mattino uscivo a correre in mezzo alle viti e, quando c’era la vendemmia, era un’esperienza di odori stordenti).
    Lavoravo, inevitabilmente, con chi produceva vino.
    In una terra in cui un post come questo non viene nemmeno immaginato.
    Dove un bevitore “equilibrato”, come penso di essere io (un bicchiere buono non me lo nego mai, l’eccesso lo rifiuto), veniva guardato strano.
    Dove la fine dell’alcool significherebbe disoccupazione, smarrimento, crollo di certezze, perdita di identità culturale.
    E allora fatichi a pensare come il vissuto individuale possa integrarsi in un vissuto sociale che non si può cancellare con un colpo di spugna.
    Non ho una risposta a questo dubbio.
    Ti faccio però i complimenti per una scelta così radicale e difficile da mantenere in un mondo che rema contro
    (e mi ricorderò di togliere gli alcolici dall’aperitivo quando verrai a presentare il libro a Bologna).

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    • no problem: sono antiproibizionista e non ho problemi a banchettare con acqua mentre tutti bevono vino, sono sposta a un jazzista e nei locali non mi sento esclusa, anzi, mi diverto. non pretendo di cambiare le abitudini radicate, con questo post cerco soltanto di dare una mano a chi vorrebbe smettere. 😀 Grazie per l’intervento e l’apprezzamento.

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  2. Complimenti. Per quello che sei riuscita a fare della tua vita e per come riesci a raccontarlo, a raccontarti, anzi. Ché non è sempre così semplice farlo.

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    • Grazie per la lettura e il commeto. l’alcolismo è pubblicizzato anche in TV. pochissimi dedicano al problema la giusta attenzione e ti garantisco che anche i miei post sono letti ma poco condivisi. l’alcolista preferisce non vedere. ma so che mi legge, e tanto basta. 😉

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