beviamo qualcosa?

dai, sì, così quando vengo a Roma ci beviamo qualcosa!
che facciamo dopo il concerto?, una birretta ci sta?
Auguri, Elena!, oggi offri da bere a tutti!
con questo freddo un buon vin brulè e via!
mentre aspettiamo ci facciamo un prosecchino?
la cultura del bere è una cosa (buona), l’abitudine a bere, e soprattutto l’idea sciocca che chi non beve non sappia divertirsi, no. qui, per voi che avete sempre un buon pretesto per dire che bere abitualmente non è un problema, una panoramica Istat sui dati riferiti al consumo di alcolici nel 2015. a me, invece, basta salire su un autobus o andare al supermercato per fare la conta di quanti si stanno giocando il fegato.

quando parlo di alcolismo la gente s’irrigidisce e mi mette dietro la lavagna, quando respingo il bicchiere, che l’amico insiste a volermi offrire, l’aria si fa cupa, quando non si danno per vinti: a una festa, a una cena, all’inaugurazione di un negozio di abbigliamento, a un Battesimo, in Piazza per l’aperitivo, quando non basta mettere la mano sul bicchiere, muovere la testa in segno di diniego, dire che sono astemia, allora devo urlare alla tavolata che sono un’alcolista sobria. perché l’ossimoro fa un certo effetto, e perché così capisci, amico caro, che alcolisti si è per sempre, e stamparselo in mente è l’unico modo che abbiamo per non ricominciare. e provo a spiegarlo meglio, all’amico che mi guarda con occhi compassionevoli, al gruppetto che fa battute idiote, alla vecchia conoscenza che mi fissa con occhi spiritati manco fossi un’aliena, e  magari, dopo che gli ho raccontato del perché ci sono entrata, nel tunnel, e come ne sono uscita, per allentare la tensione mi fa: ma nemmeno un goccio?

ho capito di essere alcolista, nessun altro lo sapeva, quando ho iniziato a nascondere le bottiglie vuote nell’armadio, quando in cucina ho preso a vuotare i bicchieri dei miei ospiti al termine di una cena, quando ogni mia azione era finalizzata al bere, quando il mio ex ha cominciato a darmele, perché ancora una volta, e i dati lo confermano, gli uomini ubriachi diventano aggressivi, ed io non provavo dolore.

si chiama circolo vizioso per questo: è il segno del bicchiere sul bancone del bar, è il senso di colpa che ti prende al mattino assieme alla nausea per te stesso che potrai dimenticare soltanto nel pomeriggio, quando lasciate le incombenze sul lavoro, potrai entrare nel bar e non pensarci più.

ancora una volta, vi prego: se qualcuno dice di no, non insistete. anche questa è violenza.

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2 pensieri su “beviamo qualcosa?

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