facce di ginocchio

poche novità, moltissimi copioni presi ai francesi, Sorrentino la fa da padrone benché, come dichiarato da un  genio come Luchini, seppure censurato dal giornalista, nella terra dei ciechi beato chi ha un occhio. io tengo a freno lingua e dita, perché veramente il panorama è desolante. sì, Giallini è capace, ma non ha una varietà di espressioni e personaggi tale da urlare al miracolo, come Mastrandera è convincente, commovente, per carità, impegnato in produzioni dai temi sociali forti, ma anche lui recita se stesso. come tutti, dopo il grande boom creativo del dopoguerra.

e se prendiamo un filmaccio di cassetta anni ’80, mettiamo Grandi Magazzini di Castellano e Pipolo, troveremo più tecnica, senso e gag geniali di tutta la produzione cinetelevisiva italiana degli ultimi 20 anni.
come aspettarsi qualcosa di meglio in Paese dove la De Filippi è un guru della critica musicale?, e Abbatantuono, per quanto bravo professionista, un vate della comicità.
ma questo c’è e questo dobbiamo prendere, e se guardiamo al passato con nostalgia, se proviamo a dire che dopo gli anni ’70 è il vuoto totale, siamo dei poveri pessimisti. con 20 anni di Margherita Bui e Ambra Angiolini abbiamo ben poco da  ridere, tre espressioni in tutto e una marea di sovvenzioni dal Ministero.

come pensare che andrà mai diversamente? se la classe dirigente fa schifo, se la simpatia di Orfini, e la sua capacità persuasiva, sono il punto di riferimento della sinistra italiana (da sempre portatrice di fermento culturale), se i teatri chiudono e le poche prove importanti sono affidate ai “figli di”, se i copioni originali vengono tratti da libri che i lettori non leggono, seppure ben pubblicizzati, da Premi Strega che collezionano recensioni negative, da gruppi di autori delegati dalla Casta stessa a fare da rappresentanti della nostra arte, eletti per chiamata a Ghostwriter del nostro vuoto, che cosa pensiamo di lasciare di noi? la mancanza di originalità e carattere dei cantanti di XFactor?

cerco di guardare alle novità con entusiasmo perché non mi si accusi di passatismo, e quando riesco (finalmente) a ridere alle battute di Siani, vedo Proietti, e il suo stile unico, e la sua tecnica. e niente, non c’è un cazzo da fare per voi ragazzi.

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Un pensiero su “facce di ginocchio

  1. Sai qual’è l’enorme paradosso? E’ che da un trentacinque anni a questa parte si è smesso di “andare avanti”, andare avanti nel senso di sguardo, di “vision” come dicono quelli che hanno studiato marketing. Dopo l’ubriacatura creativa che ha più o meno contraddistinto il decade dei ’70 si è messo un punto a capo e si ha incominciato a guardare indietro, sempre più indietro senza preoccuparsi di creare altro. E questo in tutti gli ambiti creativi. E nella politica, che ormai siamo in piena contro riforma e si vende per “nuovo” un mercato del lavoro che tra poco avrà niente da invidiare a quello dei tempi dei padroni delle ferriere. Ci stiamo de-evolvendo alla faccia delle tecnologie sempre più raffinate, siamo selvaggi con lo smartphone. La narrativa è diventata un parlarsi addosso, l’ultima frontiera di un narcisismo patetico. Un mondo di panna montata, il gelato del macDonald: due gocce di latte e una montagna di aria inconsistente

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