cronaca nera

a casa mia la cronaca nera era tabù. perciò mia nonna, quella in tailleur Chanel profumata Dior ed educata in Collegio svizzero, andava spesso dal parrucchiere. mio padre una volta fece una scenata di quelle domenicali, piene di pathos per il folto pubblico di parenti in sala, per averle trovato un numero di “Cronaca Vera” nella capace borsa Vuitton. in realtà, nonna comprava abitualmente quelle riviste, talvolta pregava me di arrivare fino alla fine dell’isolato, da Gino il giornalaio, raddoppiando, per il mio silenzio, la mia paghetta settimanale. Ti fa male!, mamma!, le diceva papà esasperato. Che poi pensi soltanto a quello!, e la notte non dormi per la paura che l’uomo ragno si cali dal tetto. Dammi retta, mamma, leggiti un bel romanzo.

e qualche giorno fa, seguendo le abbondanti tracce del pettegolezzo, mi sono imbattuta in un video della ragazza di Messina, in un suo momento drammatico e privatissimo rubato da un TG. mi sono domandata se il giornalista avesse fatto bene a renderci testimoni di un fatto così intimo, e mi sono risposta che poiché le regole del buon gusto non reggono davanti al dovere di cronaca, non rimane che affidarsi alla scelta personale, perché si può scegliere di non ascoltare fino in fondo la tragedia in atto e mettere in stop il video (che ovviamente non linkerò qui); fin troppo agghiaccianti le urla della vittima in stress post traumatico, e al centro dell’attenzione mediatica, per aggiungerci la mano inizialmente malferma dell’operatore TV sul corridoio dell’ospedale, che già di suo, giacché non siamo in Svezia, fa un certo orrore, e i silenzi carichi di enfasi, i borbottii scomposti nella stanza della ragazza, l’astio.

Bravo Fiorello. basta con questo gossip tragico per casalinghe e disoccupati. basta con la televisione, con i programmi trash sulla chirurgia estetica, sulle malattie imbarazzanti, sugli angeli della morte. perché ci fa male. e se non si può proibire al Grande Fratello di ottemperare al proprio mandato, mi armo io di responsabilità e cambio canale, e metto in stop il video e Ylenia, sua madre e Barbara d’Urso, che credo di non aver mai visto se non su Blob,  o sul settimanale di gossip dal parrucchiere, una delle rare volte che non avevo con me un libro. se la curiosità è la nostra unica salvezza, il desiderio di innalzarci rovistando nella miseria altrui è perversione.

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3 pensieri su “cronaca nera

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