quarantena del lutto

della sua morte resteranno alcune tracce in un racconto, il Pusher, pubblicato per 80144 Edizioni.
ma come?, in un libro di racconti erotici scrivi di morte?
e che cosa c’è di più vicino allo strazio della morte che quello della passione?

avevo venticinque anni, quando lo seppi ero a casa del mio nuovo amante sbagliato. ero fuggita da Modena dove provavo “Donna Rosita nubile” con la regia di Cesare Lievi, per il Teatro Stabile. avevo un personaggio secondario e nessunissima intenzione di restare lì il fine settimana ed essere convocata in teatro. così quel mattino presi il primo treno per Roma.

l’ultima volta che lo avevo sentito mi aveva detto: «Sbrigati bimba con i maglioni di cachemire, che tra un po’ viene il freddo».
tra fratelli avevano un commercio solidale di pezzi rari, ed io facevo da corriere tra Roma e Bari.
quando chiusi il telefono scoppiai in lacrime: il suo cuore non avrebbe retto e neanche il mio.

quando mia madre chiamò era mezzanotte, a me disse che papà era in coma, al mio uomo sbagliato raccontò la verità.
quando mi misi in ginocchio con l’intento di pregare per lui fino all’alba, prima di partire per Bari, lui dovette dirmelo.
mi addormentai di colpo, sul tappeto.
un sonno salvifico che sperai fosse eterno.
era una vita che immaginavo la morte del mio uomo perfetto, ed io non ero nemmeno lì a vestirlo, come una brava ragazza etrusca, perché a 62 anni è ancora presto.

resterà per sempre l’immagine delle sue spoglie avvolte nel lenzuolo bianco di lino, come da sue precise volontà, per sempre la sua voce da fumatore, la “erre” francese e la pelle marocchina; i detti popolari, liguri e pugliesi; i libri che amava, La leggenda del Santo bevitore, I Viceré, il Gattopardo.
mi resterà la sua ciocca bruna, la mia la infilai tra le sue mani di ghiaccio, perché si rianimassero durante il lungo viaggio.

resteranno per sempre anche gli errori che ho commesso durante gli anni del lutto, tanto per dimostrargli che senza di lui non sarebbe stato lo stesso.
e la sua sciarpa preferita, che tengo avvolta nella velina in fondo a un cassetto, che di tanto in tanto annuso, trovandoci ancora, dopo vent’anni, tracce evidenti del suo odore.
oggi non è il suo anniversario, ma ho un’amica in lutto, e magari le può servire sapere che non passa.

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