Imparzialità

«Marité?, ma sei già sveglia?».

sbadiglia.
le gatte reclamano cibo e carezze sui suoi piedi calzati da morbide pantofole verde pistacchio; lasciando il cellulare e me appoggiati da qualche parte, gorgheggia con loro del tempo milanese stranamente chiaro dopo la pioggia battente della notte, della cotognata appena chiusa nei barattoli, della domenica di riposo e di un un giro in bicicletta con suor Armanda, la sua madre spirituale cui carpisce soprattutto segreti di cucina, poi di nuovo a me:
«Buona domenica amica mia… ma insomma, ti ha poi chiamato il direttore del quotidiano comunista per il quale hai scritto il mio personaggio?».
«Macché… sarà impegnato in cose più importati».
«E poi tu non sei una divorzista bella, giovane e di successo che scrive inutili “rosa” per lo Struzzo», mi provoca con dolcezza.
Marité sa che sono condannata, che gli Agenti letterari vogliono testi da raccontarsi in due parole, e che basta la sinossi o l’incipit del primo volume di una trilogia a far comprendere a un Editore se sei pubblicabile o no.
«Ti dirò, Maritè, oltre a non essere in grado di scrivere testi inutili sono anche quella che da ragazzina se la faceva con gli extraparlamentari di sinistra e da grande con i jazzisti.
Confido comunque nell’intercessione di un amico, o di dio, o perché no che si facciano la rubrichina hot con la mia idea, succede anche questo nel mondo della non meritocrazia».
«Beh, se qualcuno provasse a copiarmi non sarei più io… ».
«Lo so ma a loro non importa».
«Scapperei, giuro, Elena».
Ridiamo.
Un personaggio non può scappare dalle pagine di un autore, non senza l’aiuto degli angeli. E questo io lo so.
Perché gli angeli delle puttane li ho inventati proprio per Marité. perché potesse scappare dai clienti molesti e dagli autori poco fantasiosi.
«Non sono imparziale lo so», mi dice con rammarico.
«Come stanotte davanti a Rocky II, che mi son sorpresa a tifare per Balboa nonostante il povero Apollo ne prendesse più di lui, almeno verso la fine. Ma dal divano giallo canarino tifavo per Balboa perché era l’eroe, il più debole, quello come tutti, come me. Per lo stesso motivo tifo per te, Elena, che non hai mai avuto qualcuno che inventasse angeli per te».

«Vorresti prestarmene uno dei tuoi?»

 

 

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