al Referendum preferisco la lingerie

dunque chiamo la mia amica Marité che di certe cose è Maestra.

«buongiorno Marité e buon sabato».

lei mi risponde assonnata ma già in sé.
il sabato è giornata di visite, Marité fa il giro delle Case per anziani dove soggiornano i suoi soli e autentici amici, che tra Parkinson e demenza senile son tutti ricoverati, e lo so che bisognerebbe parlare soltanto di cose belle e poco plausibili, e raccontare storie di divorziste di successo e di amori incredibili, ma le mie storie le vado a pescare tra gli angeli, e gli angeli si sa, non frequentano quartieri alti sebbene siano spesso rifiniti d’oro, o soggiornino su tele dal valore inestimabile.

«la mia amica Diletta sostiene che l’uomo che ci vuole eccessivamente vestite a letto, con calze, reggicalze, bustini contenitivi, reggiseni pieni di pizzi, che insomma ci sogna tipo ballerina di lap dance, voglia perdere tempo più che utilizzarlo dandosi da fare sopra o sotto di noi, se non altro accanto, e che sia quindi poco propenso all’atto sessuale in sé preferendo di gran lunga parlarne, soffermarsi sulla questione estetica piuttosto che sulla carne, che ha bisogno di un trattamento diverso dalla parola… ».

non so se ha capito il mio giro di parole per dire che sei frocio se pretendi che metta su il teatrino del Crazy Horse ogni volta che devo sedurti, e che meno mi vuoi artefatta e vestita da sogno erotico adolescenziale più sei maschio.
Maria Teresa si raschia la gola, poi, sorseggiando il suo caffè americano dice:

«una volta avevo per cliente un manager Toyota. operava tra i diversi stabilimenti viaggiando su un jet privato e mi voleva sempre vestita come una bomboniera e che mi fingessi inanimata come una bambola gonfiabile, e come tale mi usava. ecco, sì, a lui piaceva proprio questo, la sensazione di potermi usare».

non so se dirle che mi dispiace e che sono rammaricata per lei. sono convinta sia rispettabilissimo il desiderio di usare ed essere usati, purché all’interno di un gioco. anzi, ci sono uomini e donne che pagano cifre d’oro per fingersi morti, mettersi in una bara e farsi piangere da un gruppo di escort.

«ma non credo ci siano regole fisse». Marité assai convinta.
«c’è chi vuole scartare un regalo con calma, e che del pacco conserva perfino la carta dopo averla diligentemente ripiegata, e chi dall’impazienza strappa tutto. c’è chi chiede tempo, e chi consuma in fretta.
c’è soltanto una regola, Elena, che va rispettata, cioè che la biancheria che ti propongono d’indossare non sia scadente e che la paghino loro».

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