le correzioni

«che poi ti confesso che Le correzioni di Franzen l’ho lasciato e preso quattro volte senza mai finirlo, e mi succede soltanto con lui».

«sì, lo capisco, Elena, a me succede con certi uomini che le mie amiche di contro adorano, quando m’illudo che abbiano qualcos’altro da darmi e invece si limitano al solito frettoloso invito a cena per concludere qualcosa di sopra da me, o peggio per ridursi ubriachi sul mio divano a farmi la cronaca pedissequa del proprio inferno matrimoniale. perché per alcuni il sesso è veramente un inferno, buio, e freddo, e pieno di insidie».

«oh, poverini… », io che immagino i loro corpi da discoboli vorticare in una nube infernale disegnata da Gustave Dorè.

«sono stata anche in grado di terminare e rileggere qualche mattone di Grossman, consigliato con veemenza da autorevole firma dello Struzzo, e scoprendo invece che lo scrittore per primo non lo aveva mai letto.
ma ho bisogno di buona prosa come assumessi farmaci, vado alla ricerca dell’effetto curativo e della metafora meno scontata piuttosto che di una trama coinvolgente, voglio capire se sia meglio la terza o la prima persona, e come siamo messi sull’uso dei tempi ora che non ci sono più regole se non un tocco appena originale, un plot che si racconti in tre parole e amicizie influenti che ti presentino all’editor giusto, con la speranza che ti faccia entrare nella propria scuderia… ».

«scuderia… oddio che brutto termine, peggio di quando facevo la Escort per un’Agenzia di Napoli».

«ma sì, gli scrittori servono a vincere gare, non a definire una nuova narrativa».

Maria Teresa, la mia amica che fa marchette per fare la spesa, mette su del jazz. sento la voce di Sinatra e acqua scorrere nella vasca al quarto piano della sua casetta ai Navigli, e immagino perle di muschio bianco trasformarsi in schiuma sulla sua pelle ambrata.

«insomma, ieri ho discusso su twitter con una… ».
e non so se ridere o piangere per quanto questa storia mi deprime, perché figlia di una generazione analogica che le correzioni le auspicava, e anche se impartite pubblicamente ringraziava. e mi trovo a sopravvivere della mia maturità tra gente che non soltanto non conosce la grammatica di base, ma pretende anche di poterne fare a meno in nome del contenuto, e di avere ragione.

«te l’ho detto di farti i cazzi tuoi e di lasciare i loro maledetti accenti dove sono, no?».
sbuffo.
penso sia profondamente ingiusto non poter reagire all’assassinio della nostra lingua.
«l’attitudine all’insegnamento non è una dote apprezzata, e qualsiasi suggerimento, anche dato in forma di battuta come hai fatto tu ieri, sarà letto come un atto di arroganza».
«pensi che i populisti conoscano altri termini oltre quello di “arrogante”?».
«certo che sì: fascista».

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