l’intelligenza è un afrodisiaco

«beh, sì, lo ha scritto ieri su FB il mio amico Paolo: l’intelligenza è il più potente afrodisiaco che ci sia».
«più delle ostriche?»
«non credo», io, che a quest’ora del mattino mangerei spaghetti alla bottarga.

Maria Teresa, la mia mora amica costretta a far marchette per fare la spesa, non commenta.
lì a Milano, nel suo attichetto in centro, sta caricando una lavatrice di biancheria intima e me ne descrive ogni pezzo, ed io vorrei tanto essere un reggiseno tra le sue dita, un semplice riempitivo (ammesso che ne usi), una culotte appena sfiorata dalle sue unghie fresche di manicure e laccate di…
«di che colore hai messo lo smalto Marité?».
«blu notte».
«ecco, sì… quindi dicevamo che si scopa per lo più con la testa».
lei ride: «così dicono loro, ed è per questo, forse, che il cervello è sempre più magro e inadatto a ragionare in modo autonomo… perché se l’intelligenza fosse veramente un potente afrodisiaco, a stare a ciò che leggo sui social non dovrei più fare sesso… ed è sempre perciò non dovrei farlo con nessuno del Partito Democratico, almeno non dopo aver visto Giachetti, ieri sera in TV, che rispondeva sul Referendum».

restiamo in silenzio, ognuna con il ricordo dei quell’espressione vacua, ed entrambe ci domandiamo dove lo abbiano pescato, uno che al confronto con la Raggi per l’elezione a Sindaco, (la Raggi eh), sembrava uno scolaretto all’esamino di quinta elementare, e guardava nel vuoto in attesa di un suggerimento divino, mentre bastava che, come l’altra, avesse mandato tutto a memoria.
perché politici veri non ce ne sono più, quelli che lo fanno usando la vaselina, intendo, e ci rimane una classe politica di analfabeti che durante le interrogazioni usa verbi impropri pur leggendo. una classe dirigente che né io né Marité meritiamo, gente che infila anche la tristezza tra i sentimenti negativi, così povera e ingenerosa che possiede soltanto due espressioni, quella della gioia e quella dell’infelicità.

«allora perché votare sì? per salvare quale Partito e avere quale opportunità?».
Marité riprende a raccontarmi la storia di certe calze di seta grigio perla, e di un meraviglioso bustino con stecche di balena trovato a Parigi al mercato delle Pulci, e indossato per un ricco signore che abitava in Rue Ravignan, a Montmartre, e che amava farsi masturbare recitando Celine.

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