nuda

scrivevo la “deriva di twitter” che era agosto del 2012.
a quel tempo ancora ridevo, appena uscita dall’esperienza lavorativa in Luiss per il Master in editoria e scrittura diretto da Roberto Cotroneo. ero piena di idee, come Teresa e la politica cantata in rap,  per Informare per Resistere. e pensavo che senza darla a quello giusto, normalmente editor o ufficio stampa, né possedere parenti alla dirigenza dell’Anas, per esempio, o un attico in Piazza Vittorio e alcune case che so, al centro Firenze, (ma è soltanto un esempio), avrei comunque ricavato qualcosa dalla scrittura, oltre l’enorme soddisfazione personale che però non dà guadagni.

e twitter era una finestra sul mondo, dentro cui le notizie viaggiavano alla velocità della luce. un luogo dove leggere le opinioni di peso e farsi notare per brillantezza d’idee, non un conciliabolo di servette e servetti dall’ironia facile, di populisti ignoranti, di commesse con la fissa dell’eros, di bufale, di barzellette, di professioniste in giurisprudenza usate come creative, di creative usate per fare le schiave a 50 centesimi per generatori di News.

scrivevo robe così innovative che neppure l’Unità volle, perché qui se non vai per luoghi comuni sull’amore non funziona, e arrivai fino alla sede del giornale, su viale Ostiense, per parlare con Spataro. ma stavano per licenziare tutti, disse. e nemmeno il Fatto mi volle, né altri giornaletti che grazie alla crisi hanno avuto modo di continuare a professare la meritocrazia e ad assumere gli amici degli amici pagandoli, e gli altri no, e assumere facce famose che sbagliano gli accenti e si fregiano del titolo di scrittori dopo aver pubblicato una biografia del cazzo riveduta e corretta da editor di caratura.

ma già nel 2012 Twitter era in caduta libera.
orde di signorine “X” collezionavano follower con frasi a effetto che nemmeno mia nipote di nove anni. maschietti agguerriti dalla biografia tutta in inglese si riciclavano da camerieri a tempo pieno o impiegati del catasto, a Master di gran classe dalla sintassi che nemmeno il bagnino Vito negli anni ’70. donne che a botte di: troia, puttana e cagna, son diventate reginette della posta del cuore. poeti de noantri, troll e fake.

ora Twitter ha smesso di funzionare, si è rotto. e ieri è bastata una mia fotina in culotte e reggiseno, già fatta sparire dal mio account, (sereni), a farmi conquistare ben una trentina di Direct Message corredati da foto hard e dieci nuovi follower, tutti maschi. sette i defollow dalle signore. una proposta di leggere qualcosa di mio da un blogger di un famoso quotidiano, previo caffè in centro.
domani mi posto nuda.
magari mi fanno pubblicare benché non sia ancora  allo stato dell’arte.

perché soltanto a uno scrittore sconosciuto si richiede la perfezione.

per tutti gli altri si pagano professionisti dell’editing. 

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7 pensieri su “nuda

  1. Ti leggo sempre volentieri. Sei sempre cruda e ti esponi in prima persona…. a volte sono d’accordo altre no, ma rimane sempre il piacere di leggere le tue righe e i tuoi libri…
    A volte noto una disillusione nella società… che puntalment viene provata dai commenti sulla foto in questione…

    Continua dritta per la tua strada….

    Un abbraccio

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    • caro/cara mia, quando ti fai il culo per anni e in risposta non ricevi che scuse: il romanzo è troppo hard, il romanzo è poco soft, il romanzo è troppo complesso, e poi vedi che pubblicano altri meno preparati, in poche parole romanzi di merda che arrivano allo Strega, ti vien voglia di lasciare tutto. ma come ho detto a mia madre ieri, dopo avere subito il fallimento imprenditoriale che io ho subito a 37 anni, e le botte, e il sesso in cambio di, non lascerò libera la piazza, e resterò qui per scassare il cazzo a chi salta la fila e perora la meritocrazia per pubblicare l’amico. mi consolo pensando che è stato sempre così. e scusa l’umiltà, era così anche per Rousseau. grazie per il commento e per la vicinanza.

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      • Non ti conosco, pur leggendoti spesso; ciò premesso, sono solidale con te perché, per esperienza diretta e personale, so cosa significa dover mettere da parte una passione per lasciar spazio a chi ha in tasca una tessera di partito o lo/la dà al tizio/a giusto/a.
        Vent’anni e passa fa, mollai; oggi combatterei.

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