è Marte, scusate, non demonizzazione della cultura

lo so, oggi è il 1° novembre e dovrei starmene buona, e dovrei, fossi cattolica, andare a messa.
ma io che sto sulle ginocchia per circa due ore al giorno per le mie meditazioni una buona dose di spiritualità già l’assumo, e chi copia frasi dall’ultimo romanzo di Simona Vinci e non la cita va a Messa? o esprimere pubblicamente il proprio dolore per i terremotati gli basta a stare a posto con la coscienza? 

ieri sera  mi passa quindi sotto gli occhi questa frase: Le parole sono come un corteggiamento violento, ti entrano nella carne. Simona Vinci. e penso sia bella, incisiva, una frase che sì, ti entra proprio dentro. tre secondi dopo vedo che qualcuno la copiaincolla e se la porta fiero su di sé, senza virgolettare né citare. e dai, è peccato, sai com’è… soprattutto quando conosci le difficoltà a vendere, perché questi non leggono più nemmeno Topolino, magari capita che qualcuno, leggendo la frase in oggetto, decida di andare in libreria per leggere quarte di copertina e perché no, portare alla cassa proprio un romanzo della bravissima Vinci. no?
invece lui in DM insiste: io non firmo le frasi che ho scritto.
e vorrei pur vedere, non sono tue!
pazienza, ha seri problemi di comprensione. via, defollouiamo e passa la paura.

poi arriva la frase sulla ormai famosissima ostentazione del sapere, perché l’italiano condanna di buon grado l’ostentazione della cultura ma non quella dell’ignoranza, che è la fine, la morte del popolo, perché sulle cose bisogna ragionare con la propria testa sennò ci fottono.
quindi, ragioniamo: l’intelligente ti mette a tuo agio, e il “solo colto” no, scrive tizio.
e chi sarebbe il “SOLO COLTO”?, uno che legge Marias senza capirlo?, complicato eh! spipparsi la Trilogia dello scrittore madrileno per il solo gusto di fare sfoggio di cultura letteraria è da suicidi. la cultura, quella autentica, nasce dalla curiosità, e la curiosità è una delle caratteristiche positive dell’uomo. mia madre nel dopoguerra cercava romanzi con il bastone da rabdomante e fa così anche oggi che ha a disposizione tutti i libri che vuole, perché lei può scegliere.

e dimmi, soprattutto, tu che condanni la cultura: come fai a misurare l’ostentazione del tuo interlocutore?
possiedi un apposito misuratore di arroganza?, l’ostentazionometro?
e facciamo un esempio: se ti invito a cena nel mio attico in centro, ostento la mia ricchezza oppure sono un’amica?
e come fai a calcolare il mio senso di superiorità?
puoi vedere nel mio spirito?
quindi sei così arrogante da crederti dio?
non potrebbe essere l’invidia a mostrarti ostentazione dove non c’è? non la tua mancanza di curiosità a farti apparire presuntuoso chiunque ne sappia più?

negli anni ’70, comunque,  ci si beccava un manrovescio per l’uso sbagliato dei verbi.

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