morto un Nobel se ne fa un altro

insomma strana giornata quella di ieri, migliaia di utenti di twitter e Facebook che fino a ieri l’altro chiamavano “rincoglionito” Dario Fo, per le sue dichiarazioni a favore del “No” al Referendum Costituzionale, si genuflettevano alla sua memoria digitando “Maestro” e “Giullare di dio” pur non avendolo mai visto recitare dal vivo, premendosi le meningi alla ricerca di frasi a effetto.

poi il Nobèl a Bob Dylan, (e ricordate che l’accento sta sulla “e” che andrebbe pronunciata aperta, nonostante De Mauro metta in fila entrambe le pronunce), e Baricco ha dato di matto dichiarando su Repubblica: “Che un drammaturgo vinca un premio alla letteratura ci sta, anche se in modo un po’ sghembo – dice Baricco – Ma premiare Bob Dylan con il Nobel per la Letteratura è come se dessero un Grammy Awards a Javier Marias perché c’è una bella musicalità nella sua narrativa” (qui l’articolo completo). e i fan di Baricco lo hanno linciato, dandogli ovviamente dell’invidioso, come se con tutti i soldi e la fama che ha, Baricco si preoccupasse del proprio destino.

gli svedesi disorientano e forniscono ogni anno motivazioni diverse. per Munro e Modiano, che il 90% degli utenti, lettori, gente comune ancora non aveva visto in fila sugli scaffali di tutti i megastore letterari del mondo, si giustificarono dicendo che il Premio tendeva a dare risalto a grandi autori che non fossero stati ancora scoperti dal grande pubblico, e daje ad allegria e freddo e malinconia nella torbida e malata provincia americana, intanto, passati un po’ di anni, non mi pare che Modiano brilli più nelle vetrine delle librerie, e dico purtroppo. personalmente non ero d’accordo nemmeno sul Nobèl a Fo, la motivazione fu quella di aver avvicinato la gente, intesa come massa oceanica, alla poesia e all’arte, un po’ come per Bob Dylan, anche se, a differenza di Dylan, i testi teatrali di Fo sono datati e recitabili esclusivamente da Fo.

io mi dispiaccio come ogni anno per Philip Roth, ma anche per Kundera, entrambi vecchi, e vorrei ricordare a quegli utenti di FB che scrivono di leggere cose più divertenti sui social che sui libri, che un romanzo non deve essere per forza divertente. e mi piacerebbe anche ricordare a quelli che, interrogati, non andrebbero più in là di qualche titolo famoso famoso famoso di McEwan, e che ricordano giusto per aver visto il film, che in letteratura (non nei libercoli d’amore estivi del nostrano Struzzo) non hanno un gran peso il numero di follower.
fatevi un esamino di coscienza prima di digitare cazzate, soprattutto se poi postate articoli sull’analfabetismo.

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Un pensiero su “morto un Nobel se ne fa un altro

  1. Parecchi spunti di riflessione e provo ad essere sintetico. Il premio svedese facendo eccezione per il ramo scientifico(quindi letteratura, economia, filosofia ecc) è spesso frutto di incomprensibili decisioni e ancora più spesso risente di mediazioni politiche al limite del ridicolo. In parole povere per me vale ben poco. Fo ho provato a guardarlo giuro. Ma non mi pigliava…questione di gusti personali. Ma che fosse indubbiamente bravo non posso negarlo.E nessuno potrà mai mettere in discussione il suo impegno politico, la sua intelligenza e l’avversione che ha sempre avuto contro. Dylan sicuramente un grande cantautore che ascolto sempre volentieri ma come per Fo vale lo stesso discorso: ok, hanno vinto sto premio ma ciò nulla toglie o nulla aggiunge a ciò che sono stati. È un premio vuoto al di la delle motivazioni resta il fatto che uno faceva teatro e l’altro musica. Per esser più chiari ecco io non darei un Grammy Awards a Dante…
    Baricco…linciatemi pure ma per quanto mi riguarda è uno scrittore artefatto. I suoi testi son costruiti ad arte per piacere ma a me non ha mai comunicato nulla se non enormi vuoti riempiti di inutili parole. Va beh, gusti. Il giorno che daranno il Nobel a lui sarà probabilmente la fine del mondo e lui da ultimo sopravvissuto se lo starà assegnando da solo…
    Infine…sullo sciacallaggio italico da funerali…che dire…è solo l’ultimo di una lunga serie in un paese in cui dignità e coerenza sono parole vuote.

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