Carlo Cracco, l’uomo monoespressivo

come ogni anno i concorrenti hanno solo nomi propri, si sa, sono Anna, Guglielmo, Luca, Lucia… nella cucina di Hell’s, come in tutti i Talent Show, la notorietà è consentita giusto per quel tempo lì, circoscritta al programma e al contratto, poi ripiomberai nell’anonimato e nonostante la commozione della vittoria. Carlo Cracco non delude, credo sia l’unico essere umano ad avere una sola tonalità di voce e una sola espressione del viso, e la cadenza sempre identica nonostante sia infuriato.

le donne non fanno gruppo e lo sanno dal principio. forse, penso, non facciamo gruppo perché questa è la regola imposta dal maschio, perché è così ci dicono da sempre e non è nemmeno più una questione di zoologia ma di autoconvinzione, ossia che per natura stiamo una contro l’altra, e quindi poi ci riesce bene passare per confusionarie indecise e vergognosamente passive. è una regola. così come è una regola che “le donne son come le pentole e non si lasciano mai”. grazie per questa perla, Chef.

lo dico qui e ora, io faccio il tifo per Guglielmo. per la sua esistenza che immagino fricchettona, nella quiete del paesello dove dopo tante battaglie si è rifugiato, in un appartamentino nel centro storico, su in alto, dove soltanto l’amata figlia, di cui è amico più che padre, potrà raggiungerlo.
non mancano anche quest’anno gli emotivi. due per la verità, e maschi.
tra le femmine c’è il personaggio, la sciabolatrice partenopea cui sfugge sempre di guardare in camera.

Flavia è una gran bella Miss.
le donne sono chiamate a scegliere l’immune, e quella che farà loro da timoniere per il primo servizio di Hell’s Kitchen, ovviamente e senza offesa, è la più maschio tra tutte. ed è la debacle. la squadra rossa non chiude il servizio. umiliazione nel silenzio raggelante delle cucine.
battuta di qualcuno della squadra maschile, sfumata sul finale però, udibile ad alcuno fuorché a una rompiballe come me: le femmine  a casa.

si versa qualche lacrima per gli esclusi. ma è lo stesso che quando si sta in fila sul raccordo anulare e si contano le macchie di sangue sull’asfalto, la gioia disumana e colpevole di sentirsi vivi davanti alla morte degli altri.

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7 pensieri su “Carlo Cracco, l’uomo monoespressivo

  1. Quanta verità in questa descrizione!
    Vengono sempre mostrate donne uterine, emozionate, commosse (o con storie strappalacrime) in questi programmi di cucina.
    Credo che mia nonna, una che davanti alle pentole ci è stata per parecchie ore al giorno abbia versato lacrime solo tagliando le cipolle.
    O forse le donne “vere” (cioè reali e che non passano la vita a scannare il prossimo né a piangerci su, perché devono lavorare) non partecipano ai talent di cucina?

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