cosa penso degli influencer

quindi tu sei lì che fai i complimenti alla tua amica social per la gustosa insalata di pollo che ha appena postato, e lei magari ti passa un link grazie al quale guadagnerà un tot di punti dall’azienda produttrice di pollo, e senza che tu lo sappia. le aziende produttrici di automobili negli anni ’60 facevano sconti ai tassisti, loro poi parlavano bene delle  automobili. gli attori di Hollywood forse ricevevano stecche di sigarette perché 60 anni dopo ci ammalassimo tutti di cancro. la tizia che posta vini sul magico tramonto marittimo allora è una Influencer, o un’alcolista, non ci sono altre spiegazioni.

io non bevo altro che non sia acqua o tisane che confeziono con le erbe coltivate in giardino, mangio per lo più pane e olio, non barrette né biscotti né Nutella, lavoro in casa nella mia perfetta tuta da ginnastica poco sensuale ma comoda, e leggo soltanto i libri che scelgo io. e se non seguivo le mode Naj Oleari da adolescente, figurarsi oggi, che non credo neppure in dio. cari Influencer che guadagnate fino a 8 milioni di euro l’anno e ne andate fieri, tipo questa che ignoravo fino a ieri, potete serenamente defollouarmi.

nemmeno il Mac e l’IPhone li ho comprati con i miei soldi. me li hanno sempre regalati amici, amanti, appassionati di letteratura erotica: ho culo, scusate, o forse sono una Influencer al contrario, convinco gli altri a regalarmi cose. per depilarmi uso ancora il Silk epil che mi regalò il mio primo marito al nostro primo anniversario circa 16 anni fa. acquisto cose soltanto se strettamente necessario e cerco prodotti equivalenti a quelli di marca, giusto per andare in quel posto alle aziende.

mi fa schifo il condizionamento che certa gente può avere sulla Massa, anche se prima di tutto mi fa orrore la Massa che non trova mai il tempo per leggere ma sempre quello per farsi un giro per negozi. un mio amico tossico diceva che saremmo presto arrivati ad avere il codice a barre sulla fronte. trovo repellente chi trascorre il tempo ad accumulare follower da influenzare, e mi fanno schifo i loro quattrini, perché 8 milioni di euro l’anno non sono una cifra da ammirare, per chi è anticapitalista, ovvio, per chi vuole la decrescita felice, per chi ha viaggiato per il mondo e non perché vende prodotti ma perché è di buona compagnia.

quando Gabriel Chanel (Coco) si tagliò i capelli, tutte le donne la imitarono. e quando un giornalista le domandò: perché lo ha fatto?, lei rispose: ho tagliato i capelli per me stessa, sono loro che copiano.

la differenza tra chi rimane nella storia e chi no, sta nella buona fede con la quale fai quattrini, e se lo fai per amore di ciò che vendi o di ciò che guadagni.

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3 pensieri su “cosa penso degli influencer

  1. Pensa che nel settore comunicazione, a leggere gli annunci, viene da contorcersi: ti chiedono sfacciatamente se sei influencer, ti vogliono influencer, e chi si è adeguato al sistema (probabilmente perché ne ha guadagnato a propria volta) scrive articoli entusiastici su come ormai il CV conti meno dell’importanza che hai sui social. Anni di netiquette buttati al vento da un impero costruito su spammer, invadenza, tag compulsivi e superficialità un tanto al chilo.
    Per fortuna mi rispecchio più in questo post che in quel mondo, che ho le tasche vuote ma la testa slegata da questa roba. Ti abbraccio Elena, buona domenica!

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