lode all’invidia

sicuramente (e purtroppo) un posto lo avremo tutti nell’editoria italiana. di certo  il 90% di chi ha scritto un romanzo non è però in grado di capire a chi inviare cosa, perché per farlo bisognerebbe innanzitutto leggere, e la gran parte dei sedicenti scrittori non lo fa.

io da qui non mi muovo, dal lago, intendo. non sto nell’entourage ma ho le mie fonti. sagaci spie che vanno per il mondo e siedono in prima fila alle presentazioni dei libri top e li leggono, e nutrono il mio astio per l’umanità più fortunata  scrivendomi cose dell’altro mondo. ho amici che m’inviano addirittura podcast di famose trasmissioni sui libri che io non ascolto mai, giacché non sento la necessità del suggerimento istituzionale sul romanzo dalle metafore veramente originali, benché, detto tra noi, tratti temi vecchi che non interessano nessuno e sono tre settimane che ci fate due palle così, per radio, tv e giornali, con la ventenne geniale al suo esordio che, tra meno di un mese avremo dimenticato.

Italo Calvino era un invidioso. talvolta il talento lo riconosceva altre volte no. non era infallibile, nessuno lassù ai piani alti dell’editing e della direzione editoriale ha in mano la ricetta del successo. d’altronde li ricordiamo tutti i noiosi carteggi letti al liceo tra scrittori che si facevano la guerra, accusandosi tra loro di sfruttare conoscenze e censo per ottenere il favore dalla critica. Rousseau si sentiva così estromesso dal mondo letterario che sin dalle prime righe de “Il passeggiatore solitario” lancia strali contro i suoi colleghi Diderot, d’Alembert e Luxembourg. che male c’è? perché sentirsi in colpa nello spendere parole al vetriolo contro chi non ci sembra all’altezza? perché entrare nel novero dei poveri sfigati ogni volta che siamo in conflitto con il giudizio degli addetti ai lavori. non lo siamo noi stessi addetti ai lavori?

non è un segreto che l’editoria abbia fatto morire molti grandi talenti, e chissà quanti sono finiti nell’oblio. Svevo si autopubblicò come l’amato Camilleri. Flaubert aveva così in odio la società letteraria che nemmeno voleva pubblicare. a Carver venne la cirrosi epatica a forza di vedere colleghi passargli avanti. e Kafka? Romain Gary era così stanco della fallibilità della critica, che affidò i suoi capolavori a un presunto nipote, Emil Ajar, soltanto per divertirsi a leggere titoli come: la stella nascente Ajar, nipote dell’ormai stanco Gary.

la letteratura la fanno gli scrittori, anche quelli invidiosi, non i critici e nemmeno gli editori. e l’invidia è spesso l’unica benzina che consente a chi non ha fortuna (perché quella conta, è scritto su tutti i manuali di scrittura), di resistere ancora un po’.

(p.s. quel genio di Paolo Giordano che fine ha fatto? e il vincitore dal talent show letterario meno seguito della TV? no, soltanto per dire… ).

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...