il partito della pancia

combattiamo la pancia gli ultimi 2 mesi prima dell’estate, facendo un paio di flessioni al giorno e mangiando cornetti al bar, e poi ne parliamo manco fosse la nostra migliore consigliera, una che non sbaglia mai. si vede che in Italia le decisioni son per lo più prese per istinto, di pancia. e lo notiamo negli assessorati e nelle università dove personale amministrativo e docente è scelto più per un legame di sangue, e quindi per simpatia, che per effettive graduatorie. la simpatia è il sentimento di comunanza che spinge un organo del nostro corpo ad ammalarsi della stessa afflizione del vicino, è un senso di appartenenza, o lo stupido tentativo di credere che con una risata si risolva tutto. ed io immagino una collettività intera, quella che prende decisioni di pancia, aggirarsi nei pressi delle toilette piegata in due.

perché la simpatia, quella sciocca, è sopravvalutata. la risata anche, l’istinto non ne parliamo. sposai il mio primo marito per istinto, firmai per l’Università della Musica per quel cazzo di istinto, e lasciai il teatro, sempre per dar retta all’istinto. così sui social, dove da quando è approdata la Massa, rituittiamo i battutari a tutti i morti, quelli che muoia Peres o Dalla hanno sempre due parole da ridere da lanciare al pubblico, o quelli che in foto sorridono sempre, che si mostrano mansueti verso il mondo e sempre disponibili. per non parlare dei romanzi, dove da qualche anno a questa parte, da quando il marketing risponde al gusto del pubblico, c’è la pretesa ignorante di avere a ogni costo il protagonista simpatico, sebbene non mi pare che la simpatia porti con sé grandi sfumature psicologiche e caratteriali, sensi di colpa zero, né, mi pare, che i megalitici personaggi della storia siano mai stati simpatici, dalla Commedia dell’arte alla commedia degli equivoci, dall’horror prima maniera ai thriller psicologici.

Eduardo non era simpatico, e nemmeno i suoi fratelli. il grande Totò era di uno snob da fare orrore, e piuttosto stronzo, tanto che quando Davoli andò a trovarlo a casa sua per parlare di Uccellacci uccellini, il Principe de Curtis pensò bene di spruzzare DDT dove l’attore si era seduto. e la Magnani, di cui mostrate foto su foto?, e la Vitti? vogliamo parlare di Italo Clavino? cui all’antipatia si univa una vergognosa invidia per chiunque fosse più bravo di lui? ma l’elenco è troppo lungo, perché la gavetta fatta da chi non ha mariti o amanti illustri è durissima, basti pensare cosa significa avere successo oggi se non hai parenti simpatici in TV, o in Parlamento, a quanta strada bisogna fare, e quanta frustrazione a deformarti quel cazzo di sorriso.

io non mi fido di chi sorride troppo.

e poi non c’è niente da ridere, né da dimenticare.

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3 pensieri su “il partito della pancia

  1. Fa il paio con una costante dichiarata con finta figaggine da tutti quelli “che contano”, che dichiarano sempre con malcelato orgoglio e sorrisetto stronzo: “Soprattutto io non mi prendo mai sul serio” che diventa in realtà “non prendo mai nulla sul serio” che fa una bella differenza oltre che dei bei danni

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