#vivalalettura

ogni giorno leggo questi hashtag e ogni giorno leggo di librerie che chiudono, case editrici in rosso, scrittori alla canna del gas.

un tizio scrive #vivalalettura qualsiasi essa sia. io invece sostengo di no, perché non c’è niente di meglio che un brutto libro per scoraggiare un potenziale buon lettore. la lettura deve essere di qualità per giustificare quella che qualcuno definisce oggi una fatica: la lontananza per alcune ore da amici e social, le veglie fino a notte fonda quando la storia ti prende proprio, la spesa, che se leggi almeno due libri al mese e non lavori diventa notevole. i dati Nielsen 2015 parlano di una chiusura in positivo per il mercato dell’editoria, ma quali sono i romanzi che tengono? io lo so e voi anche.

qualcuno dice che il romanzo rischia l’estinzione e che dovremmo scrivere allo stesso modo che per la TV. io credo invece si parli di settori diversi. se parliamo di “Gomorra” non parliamo di “Il teatro di Sabbath”, anche se per alcuni una inchiesta giornalistica romanzata ha lo stesso valore letterario di un capolavoro che narra la crisi d’identità del maschio americano maturo. qualcuno vuole pagine di solo “fatto”, si confondono alla prima digressione e danno di matto per i flash back. altri chiedono metafore eccessive, ricerca a ogni costo,  giochi di parole, autoreferenzialità.

i critici latitano sommersi da montagne di novità letterarie che nemmeno leggono; alle scuole di scrittura, nel frattempo, insegnano a plotoni di potenziali “prodotti editorali” da una sola stagione il mucchio di cazzate che giustifichi il prezzo del corso, e che i neo scrittori ripeteranno alle noiose presentazioni dei propri romanzi: che devi cercare la verità, mettere le mani nella merda, essere autentico e fottertene degli altri, mentre tutto dipende dal fisico del ruolo, dal clan cui appartieni, dalla scuola frequentata e da quale genere andrà di moda al Salone 2016.

per me la scrittura è espressione di concetti condivisi, il racconto di una vicenda interessante e possibilmente originale attraverso parole giuste. non ho verità in mano, non amo speculare sulle mie disgrazie, faccio tentativi, cerco Maestri e regole da seguire.

Infine, sentendo inutili tutti i miei sforzi e  tormentandomi invano, ho preso l’unica risoluzione che mi rimaneva, quella di sottomettermi al destino senza ribellarmi oltre alla necessità” (Rousseau)

 

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3 pensieri su “#vivalalettura

  1. >>la spesa, che se leggi almeno due libri al mese e non lavori diventa notevole
    Ci sono anche le biblioteche per chi volesse leggere ma non può spendere, è c’è anche MLOL.
    So che per chi scrive non sono fonte di reddito ma servono comunque a far circolare la lettura.
    Poi magari uno prende dieci libri in prestito in biblioteca poi quello che gli è veramente piaciuto se lo compera.

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    • io non posso. I libri li studio, li sottolineo, ci ritorno per riguardare brani, soluzioni narrative. le soluzioni con non contemplino il pagamento del dovuto all’autore neppure le valuto… 😀 ad Anguillara c’è una biblioteca molto frequentata da giovai, per esempio. sì, la biblioteca è una soluzione. lo è stata per me da ragazza.

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  2. Sono convinto che per alcuni versi, la letteratura esiste se esistono buoni lettori e questo in parte risponde anche alla domanda relativa lo stato della narrativa in Italia oggi. Forma un lettore appassionato la scrivere libri ritornerà a essere una forma di arte popolare e alta

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