non credo nella vendetta né nel perdono

mi pesa scrivere questo post perché sto leggendo un meraviglioso romanzo di Gary che educa all’amore, perché ho paura di ritorsioni, un paura folle come della violenza in generale, ossia l’azione volontaria di un soggetto su un altro che lo porti ad agire in modo contrario alla propria volontà; perché temo che quel qualcuno, di cui non farò il nome per paura, vada a scovare un mio peccato capitale di gioventù, facendomela pagare poi con la pubblicazione di una mia vecchia foto e conseguente gogna pubblica, gettando così discredito su di me; o che, (dio non voglia), trovi uno dei sette refusi presenti in Pioggia Dorata e che lo mostri al mondo intero, o peggio, decida di parlar male di ciò che scrivo senza mai avermi letto e soltanto perché dissento da lui e da ciò che ha fatto, distruggendo nel giro di mezzo minuto ciò che in sette anni ho faticosamente costruito dopo il mio fallimento imprenditoriale (e senza neppure arrivare a tanto); temo che quel qualcuno possa decidere di “educarmi al rispetto”, pur non avendolo io insultato e neppure citato, facendo a pezzi in nemmeno mezza giornata la fragile stima di cui godo, al contrario di lui, che appunto ha mille milioni di fan al seguito.

ora è ovvio che sto esagerando, è il grottesco della vicenda che mi affascina e mi repelle, quindi non importa sapere di chi parlo, né a quale vicenda io mi riferisca, se al licenziamento di un orchestrale a seguito di un insulto irripetibile, quindi da punire sicuramente, o di un operaio edile o di un insegnante. parlo dei social in generale, e del peso che iniziano ad avere nella vita di ognuno di noi, e del fatto che, come scrissi sul post in difesa di Tiziana Cantone, non credo nella vendetta né nel perdono, come il Maestro Borges, e non credo neppure nella giustizia fai da te, soprattutto se perpetrata da chi è più forte di me. perché l’etica è una soltanto, e se la violenza mi è insopportabile sulla vittima, mi è insopportabile anche sul colpevole. non ho due bilance diverse. son troppo povera.

pensate che incubo, immaginate per un attimo soltanto se ogni VIP della terra, giornalista o “influencer”decidesse di occuparsi dell’educazione di ognuno di noi, o di ciò che votiamo: perché per molti anche un “NO” al Referendum può essere disdicevole, roba da trogloditi e ignoranti. immaginiamo se dovessimo affidare l’applicazione della legge non più alla Giustizia (lenta ma inesorabile) ma chi ha più potere, a chi ha più seguito, che sia il Papa o Fedez non ha importanza, e che ognuno di loro potesse decidere di fare giustizia come più gli garba, purché puniscano pubblicamente il malfattore di turno, senza che il proprio giudizio sia vagliato da una giuria o deciso unitamente ad altri.

non so, immaginate, e poi ditemi se vi sembra salutare, o civile.

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Un pensiero su “non credo nella vendetta né nel perdono

  1. Il no al referendum è doveroso come doveroso è credere in una giustizia che possa un giorno diventare anche giusta. Un passo in avanti in quel senso sarebbe quello di superare il poco utile reato di diffamazione introducendo il reato di violenza la dove chi viola la fiducia di una persona, pubblicando senza consenso materiale, in effetti commette una violenza. Altra cosa, appena scritta nel mio post ma la ripeto qui, sarebbe utile imporre ai siti di pubblicare materiale amatoriale solo con il consenso delle persone coinvolte. Chi si conforma a ciò resta aperto, chi no chiude e in sede penale e civile paga eventuali danni a chi si vede usato a sua insaputa. Stop. Non serve altro. Non serve invocare rivoluzioni del web e maggiori controlli che c’è chi non aspetta altro. Ed infine…occorre un cambio di mentalità…

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