albe

ho amato tutte le mie albe, quelle che nascono alla fine del giorno e quelle che ne sanciscono l’inizio. perché sono diverse, hanno altri odori, altre parole se ti vedono uscire da un locale notturno o aspettare i mezzi per andare al lavoro.

al termine della notte mi porto addosso una spossatezza diversa, ancora ubriaca, illuminata dalla luce dei lampioni, la musica ancora nella testa, il bassista latitante e il batterista che ha già smontato i piatti. anche il solito bar all’angolo ha il retrogusto amaro della birra scura, la deprimente sensazione che quest’ultimo goccio ritarderà di poco l’incontro con i miei incubi. l’alba che spegne la notte illumina sguardi dolcissimi tra le lenzuola quando il gioco è finito, e ascolta il bisbiglio di una promessa avventata.

l’alba del risveglio mi trova già pronta sulla porta con la valigia in mano. è un caffè silenzioso in cucina e l’idea della fuga. ho addosso l’adrenalina dell’addio e del nuovo incontro. è un’alba che profuma di arbre magique alla vaniglia e tester del duty free: ascolto le notizie del mattino dalla radio di un taxi che taglia il blu elettrico nell’orizzonte sul raccordo anulare, nessuno parla della mia fuga, sono una cosa microscopica nell’ingranaggio globale, un’inezia pensante. il nulla.

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