lui mi tradisce

io, lo sanno anche i bocchettoni delle piscine vuote dei lidi abbandonati, sono cornuta nel DNA. la ragione è che non essendo una da sotterfugi, e quindi da tradimenti e tresche, non riesco a ipotizzare quelli degli altri. finora me l’hanno sempre fatta sotto il naso, e chiamatela buona fede o lealtà, cammino da anni con un vistoso cesto di lumache sulla testa. ora che ho l’età della ragione e che voglio far agire i miei personaggi in modo coerente, so quanto sia assurdo il concetto di fedeltà, e superfluo pensarla in certi termini. nonostante le parole che ci sussurriamo sotto il plenilunio non siamo di nessuno, siamo liberi, e basta, e quindi accontentiamoci del tempo che vivremo con lui, lei o l’albero del giardino, senza far troppe storie.

romanticismi a parte di storielle folli se ne trovano in quantità, molte scritte a fantasia, tanto per rendere più piccante una giornata da passare in metropolitana, tanto per farci dire: ammazza come stiamo messi male. la più carina è quella della tizia che scopre le relazioni on line del marito, tante, si fa un account falso, seduce il don Giovanni e poi lo invita a una seratina hot in un albergo in Riviera romagnola. Lui ci va (e mi pare chiaro), e trova la moglie, “mascarada” come da copione, e un altro uomo, anche lui, a detta del giornalista, non riconoscibile. al termine dell’amplesso, mi auguro almeno soddisfacente, lei si rivela al marito assieme all’altro, il miglior amico del fedifrago.

bellina. non fosse che l’astuto redattore si è posto anche lui un grosso problema di plausibilità. ma come fai a non riconoscere tua moglie?, suvvia, man, capisco il tuo miglior amico, ma non riconoscere tua moglie mi pare una follia. un piede, le mani. e i tatuaggi? possibile che la signora sia una delle poche, come la scrivente, a non avere nemmeno una chiave di violino tatuata sulla caviglia, un cuoricino, un quadrifoglio?

naaa…  e, infatti, il furbo, alla fine del pezzo specifica: il travestimento dei due individui, la musica a volume altissimo, il sesso sfrenato e l’alcol (io ci aggiungerei anche altro), non hanno consentito all’uomo di riconoscere l’astuta consorte che, novella Mirandolina, si è fatta beffe di  lui.
comunque fate come me, lasciatelo becchettare in giro e soprattutto fatelo anche voi, non date importanza alla faccenda, alla tizia, all’amore, fate sì che trovino a casa buone pietanze e conforto e non livore e musi lunghi. sono pigri, che siano intellettuali di sinistra o machi di destra all’idea di trasloco e divorzio vanno in panne.

 

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