quanto vendi?

siamo tutti sotto l’ala di mamma USA, e getta. in libreria troviamo youtuber con la faccia da imbecilli a soli quindici anni (cazzarola io a 15 anni leggevo Benjamin), brutti prodotti che durano un anno,  o vecchi tromboni del giornalismo (con rispetto per lo strumento musicale), che scrivono cose date in un buon italiano e basta. o gossippare che vogliono fregiarsi di essere scrittrici dopo aver già scippato il titolo di giornaliste a professioniste con meno tette, e che buttano giù un solo titolo nella propria esistenza e che giustappunto, guardacaso, è un’autofiction di merda che parla dell’esistenza della solita ragazza madre. che palle. ma vende.

quanto vendo io? appena più di Beckett.

oggi niente muove libro, anche in Francia non illudetevi, a meno che non sia il prodotto di una cretina che ha il nome di una catena di alberghi e che scrive banalità messe assieme da un gruppo d’imbecilli pagati per concepire roba che faccia cassa. e poi soltanto la televisione, e soltanto quell’orrendo Fazio, oppure i fenomeni di cui sopra e le cui parole solite i ragazzi si passeranno per qualche mese tra i piercing, il tempo che arrivi l’autunno e un nuovo youtuber con tante banalità di da dire.

che poi, una volta stampato e venduto ad amici e parenti devi sbatterti per l’Italia nella speranza di non avere la sala semi deserta, anche se poi su FB si trova il modo per farla sembrare piena. o peggio ancora la sala piena di gente che però non compra. che ringrazia, e saluta, e se ne va.

allora si lavora sodo e su progetti. si aspetta, soprattutto. fanculo la fretta di pubblicare. me lo disse anche Covacich: aspetta. anche se poi si è dimenticato di darmi un’opinione sui MIEI romanzi, prova concreta che anche quando li leggi, gli scrittori blasoné, è tempo perso. qui in Italia stiam tutti col coltello tra i denti, pronti a scannarci per poche copie. e al massimo promuoviamo l’amico poco talentuoso.

allora lavoro su un progetto, assieme a lui, il mio magnifico Editor, e lavoro non su un romanzo singolo ma su una trilogia vera, non un romanzo lungo diviso in tre parti, come fanno certe ballerine prestate al noir, ma tre romanzi diversi che abbiano un comune denominatore, che possano dire qualcosa sia in tre che da soli, e trattino lo stesso problema attraverso punti di vista diversi. come mi portassi a letto tre maschi, in sostanza, o tre femmine, e ognuno avesse da raccontarmi una storia piena di thrilling.

pazienza. aspetterò che mi si levi un po’ di gente di torno. a proposito, ma com’è che Procacci non stampa più?

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5 pensieri su “quanto vendi?

  1. Be’ è la solita storia della letteratura (quella vera) contrapposta alla narrativa di consumo. La prima si rivolge a una nicchia di persone “sensibili” e “colte”, in cerca di qualcosa; la seconda rientra nella cultura di massa e, all’interno di questa, nel caso specifico da te descritto, alla non cultura. Non credo che le due tipologie di libri si facciano concorrenza a vicenda: sono prodotti molto diversi che si rivolgono a lettori differenti. Per intenderci, i lettori di Fabio Volo, che pur rispetto perché fa il suo e a suo modo lo fa bene, non credo che saranno mai gli stessi che leggono Fëdor Dostoevskij. Sono bacini diversi collegati da alcun vaso comunicante. Che entrambi leggano è una caratteristica che non li accomuna affatto, come se due cisterne, una di benzina e una di gasolio, per il semplice fatto di contenere entrambe del carburante dovrebbero in qualche modo essere fra loro collegate: non è così. La cultura pop va per la sua strada, ha le sue regole e, al suo interno, non è difficile degenerare fino alla non cultura. La letteratura è un’altra cosa e il fatto di non vendere, almeno non quanto la narrativa pop, non rivela alcunché sulla nostra società, per il semplice fatto che è sempre stato così. La letteratura, per sua natura, si rivolge a una microscopica nicchia di intenditori. Se fosse il contrario, ci sarebbe un problema. Flaubert, che è Flaubert, odiava la borghesia, la pubblicazione e il successo. Tutto ciò che ha successo, sosteneva, non è meritevole di essere preso in considerazione, proprio perché le cose che una letteratura di successo dice sono condivise e quindi capite dalla massa: cioè sono banali. Naturalmente i romanzi di Flaubert, nella sua epoca, hanno avuto successo…

    P.S. cultura deriva da colto, cioè da cogliere: ha a che fare sia con il duro lavoro dei cambi sia con la sacralità religiosa della “generazione”.
    P.P.S. perdona le mie, di banalità.

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    • il problema, Salvatore, e ti ringrazio per il contributo, è che già non esiste più la figura dell’intellettuale, schifata anzi dai nuovi populismi, e se anche i pochi come me smettessero di scrivere contro la cultura pop e la bassa editoria, nessuno saprebbe dell’esistenza di una letteratura “altra”. ti faccio l’esempio della musica colta. ho diretto due scuole di musica, SLMC e Università della Musica, e ho avuto decine di casi di studenti, ora vincitori di premi prestigiosi e cattedre al conservatorio, che si presentavano da me dicendo di voler fare i turnisti pop. io, che amo il pop ma non la ritengo musica colta, tranne pochi esempi che rimarranno per sempre nella storia musicale, li obbligavo a inserire nei piani di studio anche il jazz. Risultato?, appunto, mi ringraziano ancora. ti faccio l’esempio della mia donna delle pulizie che leggeva le 50 sfumature. le diedi “Cime tempestose” e “Marcovaldo”. risultato?, sta facendo la scuola serale per prendere il diploma di maturità ed è ormai un’esperta di letteratura dell’ottocento. non posso lasciare in mano alle commesse di Feltrinelli il compito di diffondere la cultura, devo dire che quella è spazzatura. e se on ci fosse spazzatura, soprattutto pubblicizzata da “La lettura” del Corriere, magari un 20% di chi la legge passerebbe dalla parte “giusta”. poi, ovvio, leggendo le biografie dei grandi scrittori ho imparato che è sempre stato così. se pensi che Bianciardi scriveva nel ’75 ciò che scrivo io oggi, o che Beckett vendeva meno di 300 copie e la Duras appena 500… bon, si sa. McEwan ha fatto il botto dopo Espiazione, mentre io ritengo che i suoi più bei romanzi siano quelli precedenti. E Marias? quando ne parlo, anche davanti a interlocutori di una certa levatura, mi guardano come parlassi di un alieno. 😀 Grazie

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