schiavi e liberi (diario di un’esule)

ogni qualvolta provo a mettere in dubbio la certezza del servo, ad esempio che Travaglio stavolta l’ha scritta grossa, o che “quel certo” Movimento ha troppo che non mi piace tanto da preferire la destra alle comunali del paese, perché un bel po’ si equivalgono, ecco che scatta la risposta dell’analfabeta: tu non ami la libertà altrui. o peggio: la tua è tutta invidia e frustrazione.
perché lo schiavo non conosce il meccanismo per cui alla sua libertà di digitare corrisponde la mia di commentare la cazzata che hai digitato. oppure la libertà di dire che un libro mi fa cagare anche se lo ha scritto Saviano.

lo schiavo che non ha mai avuto a che vedere con ideologie e pensiero, crede erroneamente che assurgere alla categoria non d’intellettuali che quelli gli fanno schifo, ma di “cittadini onesti”, equivalga ad avere ragione su tutti, di essere unti dal signore.
come il giovane autore al primo romanzo consacrato da Einaudi. che piange appena gli si rivolge una critica, o che manda i suoi otto fan a insultare il critico malcapitato su twitter. calmi, cazzarola.
volete fare gli attori ma non siete in grado di accettare le critiche?
allora scendete dal palcoscenico, no?

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